Sant’Ilaria dei raccomandati

Irene Campari e Giovanni Giovannetti



Siamo stati querelati dall’attuale Capo della Polizia Locale pavese Ilaria Balduzzi per aver denunciato sulle pagine del blog del Circolo Pasolini di Pavia l’assoluta incompetenza dell’ex promotrice di prodotti di bellezza Balduzzi, messa a comando dei vigili per ben altre affidabilità. Quel posto era di Gianluca Giurato, un galantuomo di elevata statura morale e professionale, sospeso dal servizio per essersi opposto al disservizio e alle manileste allungate sul pubblico denaro (notizie in Pontevecchio Connection - seconda parte).
Pubblico denaro speso anche per narcotizzare l’informazione locale con la pubblicità: sono paradigmatici i 235.000 euro spesi nel 2006 per "reclamizzare" il Festival dei Saperi, cinque giorni di incontri pubblici costati 1.200.000 euro, quattro volte più del necessario. L’operazione era pilotata da Stefano Francesca, il re-mida e dirigente del Partito democratico, finito poi in manette a Genova, insieme al suo sodale, compagno di merende e di partito Massimo Casagrande, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione ed alla turbativa d’asta.
Nell’ottobre 2006 le accuse alla malagestione del Festival hanno portato all’improvvisa chiusura di "Pavia Vigevano Voghera", l’unico foglio a denunciare questi movimenti, di denaro più che di idee. Senza avvertire la redazione e il direttore Antonio Azzolini, l’editore Paolo Barbaini ha mandato la disdetta alla tipografia e al distributore. Una chiusura sospetta, visto che il giornale era in buona salute e nell’ultimo mese aveva addirittura raddoppiato la propria diffusione. Si scoprirà che Barbaini aveva ricevuto pressioni da persone contigue all’attuale vicesindaco Ettore Filippi. Azzolini ha subito messo in cantiere un nuovo giornale, "Il Settimanale Pavese", che ha coraggiosamente ripreso a pubblicare i nostri corsivi di denuncia.
Il 7 luglio 2007 il sindaco di Pavia Piera Capitelli ci aveva querelato per diffamazione, per un articolo del "Settimanale Pavese" nel quale si riportava il contenuto di un colloquio, a tratti inquietante («io parlo per messaggi, perché parlare troppo non serve») tra Capitelli, il direttore generale del Comune Giampaolo Borella e il funzionario presso il comando della Polizia locale Vito Sabato, che nello stesso articolo va a denunciare alcune gravi irregolarità nelle gare d’appalto dei lavori di segnaletica stradale «dai prezzi palesemente gonfiati» anche del 100 per cento e lavori fatturati anche se «in gran parte mai realizzati». Il Tribunale ci ha assolti non «perché il fatto non costituisce reato», ma addirittura perché «Il fatto non sussiste». Se ne ricava che l’articolo riportava notizie vere, «e nel caso in esame la pesante critica […] è rivolta al primo cittadino della comunità e relativamente a una vicenda di utilizzo di pubblico denaro il cui generale interesse per la collettività non può nemmeno essere posto in dubbio».
Nessuna querela invece dopo le nostre rivelazioni sulla tentata speculazione immobiliare alla Snia e quella invece riuscita al Carrefour (notizie in Il pensionato Fogazzi); nessuna smentita alla segnalazione di un dossier della Guardia di Finanza che, dopo avere svolto accertamenti patrimoniali su alcuni amministratori, ricostruisce i movimenti di denaro della speculazione e che indica alla Magistratura le maniglie che sono state unte.
Ora tocca a Balduzzi, la dilettante allo sbaraglio, l’incompetente che querela chi l’accusa di incompetenza, messa al comando dei Vigili e remunerata con 67.968,43 euro l’anno perché, a detta di Capitelli, «era quella che aveva meno da fare».
Né Balduzzi né i suoi mandanti ci intimidiranno. L’esercizio della critica ai nostri dipendenti (li paghiamo noi!) e su come lorsignori spendono i nostri soldi è un sacrosanto diritto dei cittadini. E per il consigliere comunale Irene Campari è persino un obbligo. Ieri in Tribunale abbiamo rifiutato la loro proposta di riconciliazione, perché se queste sono le accuse, allora siamo colpevoli. Siamo colpevoli di pretendere un’amministrazione al servizio dei cittadini.

Qui continua l’avventura… la tristissima avventura dell’ancora più triste Giunta pavese di pseudosinistra che – per proteggere manovre, affari e comportamenti illegali – sistema amici e amici di amici "affiliati" e "fidati" nei posti chiave, e mette al bando i funzionari onesti. È ancora in corso la vicenda del comandante della Polizia municipale Gianluca Giurato, sospeso dall’incarico, che ha avuto il torto di opporsi ai prezzi gonfiati negli appalti comunali e al malcostume tangentaro da tempo in voga: lo hanno fatto fuori subito. Ora si stanno opponendo con ogni mezzo al suo reintegro, anche a costo di pagare penali per centinaia di migliaia di euro in pubblico denaro.

Caligola era una mammoletta

La sindaca Piera Capitelli ama la sua città, che è Stradella, almeno quanto il suo cavallo, l’amato Fuffi. Ma l’hanno eletta sindaco a Pavia, città che vorrebbe ridisegnare prendendo a modello Attila o Nerone. Il 25 luglio 2007 l’amica di Fuffi ha ordinato l’abbattimento di un edificio dell’ex Snia, il più bello, uno dei quattro messi a tutela dal Piano regolatore. Un illecito penale, denunciato alla Magistratura dal Circolo Pasolini, da Italia Nostra, da Pavia Monumentale e da alcuni cittadini e consiglieri comunali. La scellerata criminalizzazione dei Rom della Snia, volutamente tenuti abusivi nei quattro edifici, in realtà voleva giustificare la distruzione dell’antica fabbrica, voleva far lievitare la rendita dei suoli e favorire la costruzione dell’ennesimo centro commerciale, nonché la rivendita dell’area a un prezzo maggiorato.
Per l’urbanista Vittorio Gregotti, che ha firmato il Piano regolatore generale, i quattro edifici erano di rilevante valore storico e architettonico; per il sindaco erano solo «capannoni da abbattere». Il 6 marzo 2008 la Soprintendenza ha vincolato tutta l’area monumentale dando così ragione a chi si era opposto all’abbattimento. Di più: si cita il decreto legge 42/2004, che impone il ripristino senza possibilità di sanatoria: in altre parole, il Comune dovrà far tornare ogni cosa così com’era. Insomma, cade pioggia acida sull’ordine di abbattimento, che è due volte illegale: perché non ha tenuto conto dei vincoli posti dal Piano regolatore e perché andava prima apportata una variante al Prg. Bel pasticcio. E adesso chi paga la ricostruzione? Capitelli? di tasca sua?
«Per liberarsi dei Rom bisogna radere al suolo la Snia», disse il sindaco Capitelli; «L’esperienza dimostra che prima dell’arrivo delle ruspe spariscono tutti» disse l’assessore ai Servizi sociali Francesco Brendolise. Ricordarle ora, queste affermazioni suonano ancora più sinistre. Nulla importa loro dei vincoli, tantomeno dei monumenti patrimonioditutti: gli affari sono affari e qualche rischio è da mettere in conto.

Iperpippe

Il conto sta via via arrivando a saldo: quello della Procura, chiamata ad esprimersi sull’illecito abbattimento, e quello della bonifica dell’area, che qualcuno forse pensava di eludere e che nessuno vuole più accollarsi. Un anno fa il vicesindaco e iperpoliziotto Ettore Filippi ha detto che l’inquinamento alla Snia era «una stronzata» e che non esistevano pericoli per la salute. Ancora lui, subito dopo, ci ha informato che a Pavia «la mafia non esiste». E l’ecomafia? Tra quelle strutture fatiscenti 61 famiglie rumene con 84 minori sono state abbandonate per oltre un anno a respirare particelle di viscosa e rayon, su un terreno impregnato da residuati di gasolio, benzene, antracene, zolfo, metalli pesanti, scorie di fonderia della Necchi e altre sostanze altamente tossiche e cancerogene (quando tira vento le inalano anche gli abitanti del quartiere). Sono emerse tracce di trielina nella prima falda acquifera. Il Piano integrato di intervento presentato dalle proprietà prevedeva la costruzione di una scuola sopra uno dei terreni più inquinati, che qualcuno aveva pensato di "bonificare" molto a spanne. È il lascito della vecchia fabbrica oppure c’è dell’altro? La Snia sembra una discarica, non solo a cielo aperto, non più a causa dei Rom… In quell’area è tutto fermo: cosa ci stanno nascondendo? Domande alle quali il solerte Filippi risponderà che « …non esiste», così come negherà che in un decennio a Pavia sono stati edificati 3000 nuovi appartamenti, in buona parte invenduti, che hanno fatto crollare il valore alle case già esistenti. Caro iperpoliziotto, lei che se ne intende ci dica: chi può permettersi di costruire case per poi tenerle invendute o sfitte? Di certo non la mafia, perché «la mafia non esiste».

Cavalli di razza equina, praticamente somari

Il sindaco vuole dirigenti fedeli a lei stessa e non alle leggi. Ad ironizzare sulla possibile nomina a qualche incarico del cavallo del sindaco non si va lontani dalla verità: infatti Capitelli ha nominato comandante dei vigili Ilaria Balduzzi, la fedele amica del cuore quanto l’amato Fuffi, il cavallo appunto.
Dopo la laurea in Economia e Commercio, dopo la collaborazione con la Ledal, un’azienda di Voghera che distribuisce prodotti per bellicapelli, nell’aprile 1998 Ilaria Balduzzi vince un concorso pubblico per un posto di istruttore direttivo presso il Comune di Barbianello.
Nel giugno del 2003 viene chiamata al Comune di Strabella, dove ottiene la promozione a funzionario amministrativo e responsabile del servizio finanziario. Il 31 dicembre 2007 Balduzzi raddoppia lo stipendio: Capitelli l’assume al Comune di Pavia, con l’incarico di Capo di Gabinetto. Un’assunzione avvenuta senza alcuna selezione preliminare, come prescriverebbe il Regolamento di organizzazione degli uffici comunali. Dal 7 aprile 2008 Balduzzi è il nuovo comandante della Polizia Locale.
Da funzionario a dirigente, la sua carriera viaggia spedita, con la protezione dell’onorevole Capitelli e del Partito democratico. L’esperta in paghe e tributi locali del comune di Barbianello diventa comandante della polizia locale di Pavia (saprà distinguere un verbale per divieto di sosta da un abuso edilizio?), di nuovo senza passare per una selezione pubblica.
Balduzzi ha un contratto fino al 2010 e – come vuole una prassi consolidata – le è stato conferito un doppio incarico e una doppia remunerazione. Balduzzi, che è anche assessore ai Servizi sociali della Giunta di Retorbido (800 euro mensili), manterrà anche la poltrona di capo di Gabinetto del sindaco ad interim e, bontà sua, svolgerà quest’ultima funzione gratuitamente: all’ex promotrice di prodotti di bellezza, più di 80.000 euro possono bastare.
Indubbiamente Ilaria è uno dei cavalli di razza della scuderia Capitelli, ma altrettanto indubbiamente dal suo peedegree sono assenti qualità insignificanti come la competenza e la professionalità. Del resto, secondo Capitelli, per quell’incarico «è richiesta unicamente la laurea». Ed è spiegato perché la nomina non sia andata al cavallo…








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica condividere il rischio il 16 ottobre 2008