Mappa.

Andrea Tarabbia



Cerco sulle mappe di Google il villaggio di Tolstoj-Jurt, in Cecenia, perché ho appena scoperto il motivo del suo nome: è il posto dove, a cavallo del secolo scorso, il conte avrebbe incontrato un certo Kunt-Chadži, un santo ceceno da cui avrebbe tratto la famosa teoria della «non resistenza al male con la violenza». Ogni volta che scopro la peculiarità di un luogo, immediatamente desidero posizionarlo su una cartina geografica, come se avessi bisogno – per possederlo – di potermi orientare in esso anche come turista o viaggiatore. Scopro che Tolstoj-Jurt è a soli 17 chilometri da Groznyj, l’epicentro del dolore del Caucaso, ed è circondato da campi coltivati, tagliati dalla P-308, che so essere una delle poche vie di comunicazione ancora intatte nella zona. La curiosità mi spinge a scendere con il mouse verso la capitale, e a ordinare al computer di visualizzarne le immagini: compaiono foto, tra cui via Lenin, una scuola, l’aeroporto internazionale (che nonostante nell’immagine sia tirato a lucido so non essere in funzione dal 1999). Tutto è pulito, invitante, bello, e non sembra vero. Mi avvicino, "scendo" in Groznyj per spiarla: da alcuni punti lungo l’ansa del fiume, scopro che delle colonne di fumo si alzano fino al cielo e nascondono alla vista interi quartieri. La foto del satellite fissa l’immagine di una città appena bombardata, con il fumo bianco che ne copre alcune vie. Da queste parti è passato più di un secolo fa un conte un po’ matto innamorato della pace, oggi chiunque può vedere l’icona digitale di una città che non è possibile immaginare senza i bombardamenti, la distruzione e la morte. La mappa di Groznyj fissa il suo destino di morte; essa è più vera delle immagini.








pubblicato da a.tarabbia nella rubrica dal vivo il 15 ottobre 2008