Visita.

Teo Lorini



Due notti fa sono stato a Milano a trovare un vecchio amico nel suo appartamento.
Non avevo mai visto quella casa, né lui l’ha mai abitata ma, anche quando mi sono svegliato, l’immagine dell’ingresso un po’ angusto, della camera per gli ospiti lunga, stretta e innaffiata dalle strisce di sole ritagliate dalle persiane, era così vivida da sembrare un ricordo piuttosto che un sogno. Sono rimasto sdraiato, gli occhi spalancati nel buio, sforzandomi di ripercorrere l’itinerario verso il condominio che - lo sapevo - stava da qualche parte tra la curva di via Valenza e il rettilineo di via Savona. Rivedevo uno slargo poco lontano, una strada bordata di alberi, la U rovesciata delle ringhierine gialle che proteggono il marciapiede dalle auto, il bar-tabaccheria di quartiere proprio accanto al portone del palazzo.
Durante il giorno quella strana forma di ricordo si è fatta sempre più lontana e sfocata, ma ieri notte mi sono ritrovato a passare nella stessa piazza, ad attraversare il passaggio zebrato accanto al tabacchino d’angolo che nelle mie ore di veglia non ho mai visto, e infine ad appoggiare una valigia nel piccolo ingresso del mio amico dove, forse, intendo rimanere per un po’. Mi chiedo se stanotte, addormentandomi, aprirò gli occhi nel sole filtrato dalle imposte di una camera che ricordo senza averla mai conosciuta.








pubblicato da t.lorini nella rubrica dal vivo il 4 ottobre 2008