La morte civile

Sergio Baratto



"La scuola iniziava alle 19, cosa ci faceva nel parco alle 17? Si aggirava, telefonava, faceva gesti. Ci sarà un’inchiesta, vedremo a chi ha telefonato."
(Costantino Monteverdi, Udc, assessore alla sicurezza del Comune di Parma, commentando l’arresto di Emmanuel Bonsu Foster, 22 anni, negro)

A chi (si) domanda dove andrà l’Italia, bisognerà rispondere che non andrà da nessuna parte. Un paese che affoga nella propria merda si affoga in verticale, da fermo. L’immagine escrementizia – che non è una metafora – sarà anche poco fine, ma le cose stanno così.
Non è nemmeno corretto dire che sprofonda, visto che è la merda a salire.

Un tempo avrei detto che mi vergognavo di essere nato italiano. Oggi non lo direi più, perché grazie a dio so di cosa è stata talvolta capace, nel bene, l’entità culturale e linguistica nota come nazione italiana.
Oggi dico che mi addolora vivere in questa Italia putrefatta e stronza.

Mi rifiuto di fare generalizzazioni, perché ho potuto negli anni (e continuo tuttora) a vedere e conoscere persone di valore. So bene che esistono ancora molti cittadini democratici, civili e moralmente probi. So che oggi molti sono ammutoliti, abbattuti come dopo una mazzata, schiacciati, senza voce.
Ho visto in anni recenti un’altra Italia possibile: a Genova nel luglio 2001, a Firenze nel 2002, a Roma nel 2003 contro la guerra in Iraq… E mi limito qui alle grandi date e alle grandi adunate, ma non dimentico il lavorio appartato, quotidiano, piccolo ma non per questo meno importante.

Eppure la situazione è oggi tale da imporre la massima franchezza. Non ha senso smussare le parole e addolcire i concetti. Non serve, anzi è controproducente. Bisogna avere il coraggio di dire le cose come stanno.
Adesso, di fronte ai primi luminosi risultati della lunga e scellerata campagna d’odio lanciata dal centrodestra, raccolta – ma con la consueta moderazione ipocrita – dal centrosinistra e spacciata dai pusher dei mezzi d’informazione, si cominciano a leggere le prime giudiziose analisi sociologiche. Signori e signore, il vero colpevole è la PAURA. Che in fondo è un modo farisaico di dire "Tutti assolti".
Non è colpa di nessuno, che è l’altra faccia dell’altrettanto idiota "siamo tutti colpevoli". È colpa della paura, poverini, è la paura. La paura del diverso, poverini, è sempre esistita (quindi, sottinteso, sempre esisterà), insomma, la si può persino definire un istinto naturale.
La paura fa dire delle brutte cose, raramente fa anche fare delle brutte cose: ma sono fatti isolati, sono sempre successi, è fisiologico.
Ma la paura non spiega tutto! E se non spiega tutto, se lascia aperto un buco nero logico, allora vuol dire che non spiega un cazzo!
È la paura o è la cattiveria? Viene prima l’odio o prima la paura? "La paura! La paura!" si affrettano adesso a rispondere. Invece non è vero, si abbia almeno il coraggio di buttarci l’occhio, in questo buco nero. C’è un grumo cardiaco in fondo alla fogna dell’anima collettiva (che è la somma delle anime individuali) in cui tutto è ancora fuso insieme, indistinto, staminale. Da lì vengono la paura e la cattiveria. Sono i travet dell’ottimismo scremato che, con un’operazione ideologica, separano la cattiveria dalla paura, e buttano via la prima dicendo "non esiste" per tenere la seconda che, nella loro testa, pesa meno.
Questo grumo staminale c’è sempre, questo sì: ma cresce e si espande solo se viene coltivato, alimentato.
Voglio chiarire che ai miei occhi esistono responsabilità differenti. Vedo bene che esistono chiaramente distinti i mandanti, gli esecutori materiali e la carne da cannone.
Più si ha potere, più la responsabilità è grande, all’inizio. In quanto sta accadendo oggi, le colpe di chi fa politica o informazione sono enormi. Se la feccia della coscienza collettiva ha cominciato a schiumare, lo si deve a molti "pubblici ufficiali" (uso questo termine nell’accezione più estensiva: anche i direttori di giornale, di telegiornale, di emittente radiofonica sono in questo senso dei "pubblici ufficiali"). Dal magistrato della corte di cassazione al più oscuro assessore comunale, dal parlamentare all’editorialista, dal cronista al maresciallo dei carabinieri: quante sono le persone singole che condividono la responsabilità di questa marea xenofoba, di questa paranoia generale, di questo clima greve e fascistoide?
Non esiste nessun clima fascistoide, nessuna paranoia xenofoba? Sono io che esagero? Sono il solito comunista apocalittico disintegrato?

Non so dire quando hanno incominciato. I nemici fabbricati a tavolino nelle stanze della politica e nelle redazioni dei mass media sono tanti.
Hanno iniziato all’epoca del G8, quando il pericolo erano i noglobal facinorosi e teppisti, le zecche comuniste, i nemici interni dell’Occidente. Andatevi a rileggere i deliri che Oriana Fallaci scrisse nel 2002 prima del Forum Sociale Europeo di Firenze. Per quanto mi riguarda, la cosa più sconvolgente non è la vomitata di bile della defunta giornalista, ma che un giornale presunto serio sia stato disposto a pubblicarla. E che dopo averla pubblicata abbia continuato a reputarsi e a essere reputato serio (ma anch’io, che sciocco! sto parlando del Corriere, un giornale su cui scrive gente dello scalibro di Pierluigi Battista…).
Hanno iniziato in Via Tolemaide, alla scuola Diaz, Alla caserma di Genova Bolzaneto: "Omosessuale, comunista, merdoso, frocio, ebreo, bastardo"… Hanno iniziato dopo l’11 settembre 2001 con il terrorismo a mezzo stampa, con la campagna antiaraba e antimusulmana.
Hanno iniziato in grande stile all’epoca della Lunga Campagna Elettorale con gli zingari, con le foto dei borseggiatori minorenni alla Stazione Centrale. Hanno cominciato gli amministratori di sinistra con i lavavetri e i mendicanti. Come sempre, a sinistra, giustificandosi nel nome delle migliori e più edificanti intenzioni filantropiche.
Hanno iniziato con la persecuzione burocratica dei rom: censimento per razza e religione, impronte digitali. Cose che non si vedevano in Italia dalle leggi razziali sono passate così, nella sostanziale indifferenza. Anzi con un certo favore.
Hanno iniziato i sindaci sceriffi, con le ordinanze folli, con i poteri speciali. Non sedersi sulla panchina in più di due, non girare con la birra in mano, manganelli ai vigili. Intanto le mafie colonizzano il Settentrione: i sindaci sceriffi che fanno? Non sparano ai cattivi? I milanesi che fanno? Smettono di aver paura dei negri, di odiare gli zingari, e cominciano ad aver paura della ’Ndrangheta?
Hanno iniziato gli amministratori locali di destra e di sinistra, hanno iniziato con gli sgomberi, le ruspe. Bologna, Pavia: giunte di centrosinistra. Hanno cominciato con la strage di Erba: a imperitura memoria una grande pagina di giornalismo.
Quindi hanno passato il testimone. L’hanno preso in tanti.
Hanno iniziato quando le dichiarazioni dissennate di gente come Bossi, Calderoli o Gentilini (tre nomi per molta più gente) hanno smesso di sembrare scandalose e sono diventate la norma.
Hanno continuato col ridere non di Pier Gianni Prosperini, ma con Pier Gianni Prosperini. Oggi siamo persino capaci di trovare irresistibile uno così. Di votarlo. Uno che al bar di paese avrebbe anche un suo ruolo di pubblica utilità come macchietta caratteristica con cui bere un bianchino, in un paese normale non diventa assessore regionale.
In basso, tra la carne da cannone, è cominciato con un brusio di fondo quasi indistinguibile. Piano piano il brusio è cresciuto. I luoghi comuni di sempre, quelli che girano da sempre nei mulinelli della fogna morale collettiva, quelli che passano di bocca in bocca e sembrano tanto innocui, hanno cominciato ad assumere statuto di verità condivisa. A chi non è mai capitato di sentir parlare delle trentacinque mila lire al giorno che "il governo" erogava (eroga) agli zingari? A chi non è mai capitato di sentirsi dire "attenzione alle zingare che rubano i bambini"?
Non dimenticherò mai le parole della commessa bionda e ricciolina intervistata alla tele nell’estate del 2007, dopo che quattro bambini rom sono bruciati vivi nella loro baracca da miserabili e i loro genitori sono stati accusati di abbandono di minori: "Quelli hanno una percezione diversa del dolore". Anche lei, nel suo piccolo, ha partecipato.
Hanno continuato a Opera, a Ponticelli. Il Sud e il Nord finalmente uniti.
A Bussolengo.
A Torregaveta, luglio 2008: Cristina e Violetta, tredici e quindici anni. Le ha uccise il mare. Poi, una volta trascinati sulla spiaggia i loro corpi, le hanno uccise i bagnanti che hanno continuato a magiare, giocare a freesbee, prendere il sole. Infine le hanno uccise i mass media italiani, per cui evidentemente nessuna barbarie che venga da italiani può essere lasciata circolare impunemente.
Si è passati con la naturalezza di un movimento peristaltico ai "negri di merda". Ritorno a un grande vecchio classico, mi verrebbe da dire, se avessi ancora voglia di scherzare.
La prostituta gettata a terra, Abba ucciso a sprangate, i cortei antinegri a Pianura, la strage di Castel Volturno.
Ieri Emmanuel, 22 anni, pare picchiato dai vigili urbani perché è un altro negro di merda.
I prossimi chissà, saranno i froci, già molto quotati dai bookmaker.

Dunque non è difficile, è sotto gli occhi di tutti, chi vuol sapere i nomi dei mandanti non ha che da aprire un giornale, accendere la tele, partecipare a una seduta del consiglio comunale.
Come si dice in gergo pubblicitario, la cittadinanza, l’opinione pubblica, la clientela con "tessera socio" dell’azienda Italia – la si chiami come meglio si crede – ha fatto da target. È stata innanzitutto il bersaglio di questa vera e propria violenza pianificata. Non meno delle minoranze-capri espiatori, anche se con pratiche meno esplicitamente violente.
La vittima del lavaggio del cervello è appunto una vittima. Merita compassione e solidarietà.
Ma questo vale solo fino a un certo punto. Nella vita reale non è come nei film, con l’eroe legato a una sedia e pieno di elettrodi. Qui è tutto molto più semplice e complicato.
Nessuno ti ficca a forza sotto un casco magnetico. Nessuno ti pratica una lobotomia col bisturi.
Da un certo punto in poi, la responsabilità è anche di chi si lascia manipolare: perché nessuno mai mi leverà dalla testa che, in un paese dalle istituzioni democratiche, cedere così ignominiosamente la propria libertà di pensiero e farsi intruppare così di buon grado nell’esercito dei microscopici fantaccini del linciaggio, è anche una colpa individuale.
Quando la paura ci afferra, c’è un momento in cui siamo ancora in grado di ragionare e allentare la sua morsa. Quando la cattiveria monta, c’è ancora un momento in cui la si può fermare dentro di noi. Anche quando siamo fiaccati dalla precarietà, dall’insicurezza, dai dubbi e dalla stanchezza emotiva. È la piccola ma fondamentale parte di volontà che ci fa uomini nel senso più nobile della parola. Se non la usiamo, se la cediamo per una manciata di merda secca camuffata neanche tanto bene da promesse di tranquillità, siamo fottuti. È la morte civile.

Per capire i tormenti del popolo diventato plebe, per sviscerare i disagi sociali che si celano dietro tutte le guerre tra poveri c’è tempo. Possiamo ricominciare domani.
Di capire perché dei porci in divisa possano massacrarti di botte non ho alcun bisogno, mi è tutto perfettamente chiaro da sette anni. Oggi, per favore, lasciatemi la mia rabbia nuda e cruda.








pubblicato da s.baratto nella rubrica democrazia il 2 ottobre 2008