Ritorno alla fabbrica della cattiveria #5

Sergio Baratto




5. Si comincerà dai mendicanti, dai ragazzi storpi…

Il corriere della sera, 18 luglio 2007. Cronaca di Milano. Un articolo intitolato «Via da Milano gli stranieri senza lavoro», a firma di Alberto Berticelli, [1] fa il punto sulla nuova politica di tolleranza zero inaugurata dall’allora vicesindaco Riccardo De Corato, storico esponente della destra postfascista meneghina:

«Si comincerà dai mendicanti, dai ragazzi storpi che chiedono l’elemosina a centinaia di semafori della città, da chi non ha dimora. Poi i controlli si estenderanno a macchia d’olio anche nei campi rom. Le persone fermate verranno identificate.
Nomi e impronte verranno immagazzinati in un cervellone elettronico – una vera e propria banca dati – a disposizione delle polizie municipali di tutti i comuni della provincia. È questa l’idea più forte (“un’autentica rivoluzione”) emersa ieri al termine di una riunione operativa che si è tenuta in questura e alla quale hanno partecipato tutti i rappresentanti delle forze dell’ ordine.
Tema di fondo: come comportarsi con quella massa di cittadini anche comunitari (romeni e bulgari ad esempio) che hanno invaso Milano ma che non si sa di che cosa vivano.
Il vicesindaco Riccardo De Corato tira dritto per la strada indicata giorni fa. “Nel rispetto del decreto legislativo che ha recepito la direttiva dell’Unione europea per la permanenza dei cittadini europei negli stati membri, da settimana prossima i vigili urbani cominceranno ad accertare la regolare presenza sul territorio”. Un giro di parole per dire quali sono le linee guida per evitare l’invasione di persone straniere indesiderate pur rispettando la direttiva relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e soggiornare negli stati membri. La direttiva spiega però che questi cittadini devono avere i mezzi per sostenersi. Ecco allora l’appiglio per poter allontanare mendicanti, accattoni, senza fissa dimora, diseredati. Comincerà con un’accurata mappatura e la verbalizzazione da parte di tutte le forze dell’ordine. “Così – spiega De Corato – potremo capire se uno straniero identificato per esempio a fine luglio e ricontrollato a novembre abbia i requisiti o meno per rimanere sul nostro territorio”. Polizia, carabinieri e vigili, in questi mesi, faranno ognuno delle osservazioni che sfoceranno in ulteriori direttive tecniche.
Lo straniero che verrà pizzicato la seconda volta dovrà dichiarare la residenza, dimostrare di avere un lavoro, disporre di assistenza sanitaria. Chi non è in regola verrà espulso».

«Ragazzi storpi», «invasione», «indesiderati», «diseredati», «accattoni». In un’epoca in cui il concetto stesso di rivoluzione sembrava caduto in disgrazia, la guerra ai «ragazzi storpi che chiedono l’elemosina» viene definita un’«autentica rivoluzione». Nientemeno.
Questo documento, che personalmente trovo agghiacciante, meriterebbe di essere tramandato ai posteri: è un piccolo «manifesto della cattiveria» concentrato e una testimonianza esemplare del funzionamento della fabbrica della cattiveria. Da far leggere ai propri figli, affinché sappiano quanto si può cadere in basso (nella speranza – temo vana – che nel futuro certe persone e certe idee siano già state smaltite nella pattumiera della storia).
Forse, però, bisognerebbe chiedersi anche perché mai la sua lettura non abbia prodotto una veemente reazione collettiva di scandalo e di rigetto, ma solo, per l’ennesima volta, proteste isolate di preti coraggiosi, di intellettuali non pacificati, di sindacalisti indocili: voci nobili che alle prefetture e alle giunte comunali fanno giusto il solletico.

Per combinazione, proprio nello stesso periodo stavo leggendo I miserabili di Victor Hugo. Dove, proprio all’inizio, la legge fa un culo così proprio a un malvivente. Un passo istruttivo, che probabilmente piacerebbe anche a De Corato:

«Avvenne che un inverno fu aspro e Jean non ebbe lavoro. La famiglia restò senza pane: sette fanciulli senza pane, proprio così. Una sera di domenica, Maubert Isabeau, fornaio sulla piazza della chiesa a Faverolles, si coricava, quando sentì un violento colpo nella vetrina a inferriata della bottega; accorse e fece in tempo a vedere un braccio che passava attraverso il foro praticato con un pugno nel vetro, attraverso l’inferriata. Il braccio afferrò un pane e lo portò via. Isabeau uscì in fretta; il ladro se la diede a gambe, ma l’altro lo rincorse e lo fermò. Era Jean Valjean; aveva buttato via il pane, ma gli sanguinava ancora il braccio. Questo accadeva nel 1795. Jean Valjean fu tradotto davanti ai tribunali del tempo “per furto notturno con scasso in una casa abitata”… Jean Valjean fu dichiarato colpevole, poiché le disposizioni del codice erano formali…».

[Continua. Prima, seconda, terza e quarta parte.]




[1] Va da sé che l’orrore non è nell’articolo dell’incolpevole cronista, ma nel contenuto dei discorsi che vi vengono riportati.





pubblicato da s.baratto nella rubrica democrazia il 24 gennaio 2014