Le Lucine! Babbo, guarda le lucine!

Lorenzo Mercatanti



Nel sogno sono in uno scantinato, ci sono diversi letti, saremo un 6-7 che dormiamo e vegliamo, un occhio sì un occhio no, fa freddo e le macchie di umidità e la luce lunare ad animarle. C’è ancora la luna quando dobbiamo alzarci e prepararci: siamo studenti.

Non abbiamo più un’ età da studenti ma forse un età giusta per tornare ad esserlo.

Penso: è di recente che ho ripreso in mano i libri che leggevo da ragazzo.

Saliamo le scale fino all’ingresso della casa, lì un uomo che dice di essere un professore, ci farà da guida fino alla scuola.

Penso: corso di formazione.

Ci mettiamo in cammino, sempre freddo ma meno che in casa, nello scantinato, quello era un freddo dentro, mentre questo è un freddo fuori, fuori di noi. Anche la luna è diversa, prima era incastrata nei nostri crani ed era livida e ingiallita come una vecchia carta da parati.

Per la prima volta alcuni dei miei compagni mi avvicinano per parlarmi. Uno mi racconta di avere dentro di sé un bambino seviziato, io gli dico che vicino a me abita uno che dice di avere dentro di sé un bambino morto, glielo dico senza convinzione, tanto per dire, non saprei che dire io di bambini dentro, dentro di me.

“Non voglio andare a scuola.”

“Lo so.”

“Io a scuola piango.”

“Anch’io piango a lavorare.”

“Babbo, io voglio la mamma.”

“E’ un periodaccio, c’ho più di quarant’anni, se perdo il lavoro cosa mi metto a fare, l’interinale della Madonna?”

“Babbo non si dice Madonna, si dice Maremma.”

“Maremma, c’hai ragione, tua madre bisogna ricominci a lavorare, e come facciamo con te? A andarci bene tua madre lavorerà e guadagnerà più di me, e io per questa cosa o per qualcos’altro entrerò in depressione. Avremo meno soldi e ci sarà pure da curare me. Te ora hai 3-4 anni, ma io sto parlando di quando ne avrai 13-14. Se le cose vanno come dico, bisogna che cominci a lavorare anche te, studiare e lavorare insieme. Tutto quel discorso dell’adolescenza, le insicurezze i primi amori il sesso le droghe, va saltato tutto a piè pari. Basta fare due conti, o si fa le vacanze al mare o si fa l’adolescente.”

“Babbo non voglio andare a scuola, voglio andare al mare.”

“Fa freddo, non è stagione da mare.”

“Al mare ci sono le giostrine.”

“Le giostrine ci sono pure qui e costano un terzo che al mare, bei ladri.”

“I cavalli! Babbo guarda i cavalli!”

“Certo, i cavalli,” ogni mattina accosto qualche minuto vicino questo campo recintato, ci sono due cavalli, uno guarda verso di noi e l’altro verso i monti, fermi come cose, come pietre, come edifici, anch’io mentre li guardo mi sento prendere da questa immobilità, mi sento come una casa, solido e ben piantato sulle fondamenta, chi mi smuove? Checcavolo ci sono i terremoti, le alluvioni, gli tsunami… merda!

“Babbo che hai detto!”

“Niente, parlavo tra me.”

“Ho sentito.”

“No no.”

“Sì sì.”

“No no.”

“Lo dico alla mamma.”

“Non si dicono le bugie.”

“Le dici te… aaa-hhh!”

“Aaa-hhh! … Ora però mi prometti che ridi anche quando ti lascio all’asilo, non piangi più.”

“Ochei!”

“Non dire bugie, aaa-hhh!”

“Aaa-hhh!”

“Brava, hai da esser contenta, tra poco è Natale, all’asilo fate festa, cantate. Devi pensare che oggi all’asilo s’imparano tante cose in più di quando c’andavo io. Per dire, te già disegni, già canti. Com’è che fa quella canzone… Grazie Gesù, amico dei?”

“Grazie Gesù, amico dei bambini.”

“Brava! Cantala bene codesta canzone.”

“Grazie Gesù-ùùù… amico dei bambini.”

“E l’inglese, fate già l’inglese. Mi dici qualcosa in inglese.”

“Iellougiallo, gialloiellou.”

“Brava! Lo vedi, è già tanto. Te non lo capisci ora ma io non posso, non me ne farei una ragione di farti crescere nell’ignoranza, ma c’è da correre! Ora, se vedo che vai forte con quest’asilo, io ti segno a scuola un anno prima, si può, e forse c’è verso fare di meglio. Se va come dico io, con l’anno nuovo ti segno a scuola.”

“Le lucine! Babbo guarda le lucine!”








pubblicato da s.nelli nella rubrica racconti il 26 febbraio 2012