Pontevecchio connection

Giovanni Giovannetti



Francesco Pelle detto Ciccio "Pakistan" è paraplegico: un proiettile gli ha leso la spina dorsale. Pelle è un boss di primo piano della ’ndrangheta, accusato di omicidio e latitante dal 30 giugno 2007. Lo hanno arrestato giovedì 18 settembre alla clinica Maugeri di Pavia, tradito dalle frequenti telefonate in Colombia intercettate dalla Fbi, che ha subito informato la Questura di Reggio Calabria.
Ciccio "Pakistan" era a Pavia da più di tre mesi, coperto da una rete di protezione locale e con molti soldi in tasca. Nessuno ha fatto domande sulla vera natura delle sue ferite. Del resto, nella clinica pavese ai degenti "eccellenti" devono essere abituati: Giuseppe Setola, lo spietato killer del clan dei casalesi, uno dalla mira infallibile, dopo la cattura si era fatto credere semicieco; il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere lo aveva mandato proprio a Pavia, così da consentire le "cure" presso il Centro di riabilitazione visiva della Maugeri.
Dal gennaio all’aprile 2008 Setola è stato agli arresti domiciliari in un appartamento di via San Marcello, poco distante dal Centro della Maugeri. Il 23 aprile il pistolero dei casalesi fugge dall’ospedale pavese e proprio allora comincia la carneficina: ne ammazza 16 in 4 mesi.
Chi controlla i ricoveri? Li controlla l’Asl, di cui Antonio Chiriaco è direttore sanitario. Sono noti i rapporti di Chiriaco con il clan calabrese dei Valle.

A Pavia tutti ricordano il rapimento del diciottenne Cesare Casella (18 gennaio 1988) e, prima ancora, quello di Giuliano Ravizza la sera del 24 settembre 1981, entrambi ad opera della cosca dei Nirta-Strangio. Casella rimase recluso in Aspromonte per ben 743 giorni, e già allora si parlò di "talpe" della ’ndrangheta a Pavia. Venne poi liberato il 30 gennaio 1990, si dice anche grazie alla mediazione di un noto costruttore calabrese da anni residente in città.
Era la stagione dei sequestri. Ora siamo ai "pizzi", all’usura, al narcotraffico: miliardi in denaro sporco investito o ripulito in cliniche, alberghi, ristoranti, multisale, night, gioco d’azzardo, sale bingo, edilizia, appalti pubblici, escavazione, grande distribuzione, commercio, banche, borsa…

«La mafia non esiste» dicevano i boss negli anni Settanta; «A Pavia la mafia non esiste» fa loro eco il vicesindaco di Pavia ed ex "sbirro" Ettore Filippi. Filippi non è stato un poliziotto qualsiasi: trent’anni fa ha catturato i bierre Fenzi e Moretti, anche se la cosa non fu indolore, perché il suo "golaprofonda", un certo Longo, venne pizzicato dai carabinieri dopo una rapina, disse che era "coperto" dalla Questura e Filippi ebbe guai con la giustizia che non ama ricordare. La carriera politica del vicesindaco ne rivela i solidi ideali: nasce socialdemocratico, trascorre l’infanzia nel Partito socialista, l’adolescenza nel Partito liberale, la maturità in Forza Italia, la vecchiaia nella Margherita e forse non morirà piddì.
Filippi non legge "La Repubblica", dunque non sa che «i gruppi siciliani dei Calaiò e dei Perspicace non si sono limitati a far arrivare dalla Colombia, via Spagna, fiumi di cocaina. […] Francesco Perspicace, nato a Caltagirone 48 anni fa, ma da un pezzo residente a Sant´Angelo Lodigiano, oltre a risultare tra i titolari di un´impresa di pulizie, ha una quota in "Iniziative immobiliari", gruppo con centinaia di collaboratori, con sede principale a Binasco, e con uffici a Milano, Pavia e in Sardegna» (Davide Carlucci, 24 luglio 2008). Filippi non legge nemmeno il "Corriere della Sera": nel dicembre 2006 Alfio Scaccia scrive che il clan mafioso Rinzivillo di Gela, in Lombardia «fa affari a Brescia, Como e Pavia, e soprattutto a Busto Arsizio che, secondo gli inquirenti, era diventata una "Gela del varesotto"». Pavia è citata tra le basi operative dei i traffici illeciti, come il riciclaggio del denaro sporco: «I proventi di estorsioni e droga venivano infatti reinvestiti in attività apparentemente pulite».
A Filippi sono anche sfuggite alcune intercettazioni telefoniche tra membri del clan Rinzivillo, nelle quali Rossano Battaglia e Crocifisso (Gino) Rinzivillo parlano di lavori edili, di appalti e di un lavoro "grosso" dalle parti di Pavia:

Rossano - a inizio Aprile... dovrebbe iniziarne uno a Pavia!
Gino - dove?
Rossano - a Pavia!... vicino Pavia...
Gino - ah, ho capito!... ma è grosso come lavoro?
Rossano - buono è! Chiavi in mano!
Gino - ah, va bene!

Figurarsi se Filippi ha letto la relazione della Commissione antimafia sulla ’ndrangheta (19 febbraio 2008) nella quale si segnala la presenza a Pavia dei clan Bellocco e Facchineri. Con notevole "nonsense of humor" il sindaco Capitelli ha chiesto all’ufficio urbanistico se questi nomi figurassero tra le ditte in gara negli appalti comunali…(Come se la mafia presentasse così le sue credenziali: «Piacere, Totò Riina, amministratore delegato di Cosa nostra…»).
Il vicesindaco ha sicuramente letto l’illuminante libro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso Fratelli di sangue (Pellegrini, 2006), ma deve essersi fermato a pagina 124, perché in quella successiva si segnala la presenza dei Barbaro e dei Platì ad Alagna Lomellina e a Pavia, mentre a pagina 187 si legge che a Pavia è presente la cosca Mazzaferro oltre ad esponenti del crotonese.
La ’ndrangheta sta colonizzando la periferia sud di Milano, la nuova capitale immorale. Cosa nuova fa affari e reinveste nell’economia legale, agevolata nei suoi traffici dai cosiddetti «poteri forti» locali, comprese alcune Procure, che in realtà sono poteri miopi: loro non vedono, non sentono, non parlano.








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica democrazia il 27 settembre 2008