Novalis

Giorgio Fontana



Che musica suoniamo? Non lo so.

Forse la storia comincia con questa terra. Alzi la testa a nord della città e vedi: una striscia di trenta chilometri punteggiata di fabbriche e agglomerati di media dimensione, centri commerciali, palazzi color mirtillo, la diaspora del neon. Vedi un purgatorio di indicazioni sbagliate, rotonde e svincoli in eterna costruzione, ricostruzione, modifica, adattamento. Poi sterza verso est. L’alternarsi di benzinai dove i peruviani lavano i tappetini delle auto con una smorfia, nell’acqua lercia di un catino, e teloni di plastica delle palestre, e motorini sventrati. Risali lentamente. Quartieri dormitorio. Il vecchio centro ricreativo ora preda degli immigrati. Le fermate del tram di cui nessuno conosce il nome.

Qui le badanti legano le loro vecchie al letto e poi le derubano. Qui, e non altrove, l’alba sale come una bolla dall’asfalto, spazza la cenere e le foglie secche, e il fumo delle ultime stoppie si confonde con le ciminiere, e un bel giorno scopri che sei solo, comunque solo, il marcio visibile a te per primo, perché lo sai capire: perché sei stato educato.

Nasci qui e devi scegliere.

Certo, puoi provare a scappare. Ma poco tempo fa è tornato un tizio da Londra, un amico di Marco. Per quattro mesi era riuscito a campare, poi ha cominciato a farsi di speedball. Una cosa tira l’altra. I soldi sono finiti. Ha trovato lavoro da un cinese che clonava carte di credito, dormendo chissà dove. Finché non l’hanno beccato. E allora è tornato qui. Adesso vive in un appartamento con la madre, e passa le giornate a disegnare cerchi sulla tovaglia. Se gli parli risponde dieci minuti dopo.

Capisci? Ogni volta rimetterai un piede a terra e questo posto ti dirà Bentornato. Era te che stavo aspettando.

Giorgio Fontana, Novalis, Marsilio editori, euro 15

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pubblicato da ilprimoamore nella rubrica libri il 25 settembre 2008