Cavi.

Tiziano Scarpa



I cavi del computer, il cavo del rasoio elettrico. Il cavo dell’auricolare, il cavo delle cuffiette, il cavo del caricabatteria del cellulare. Il cavo dell’aspirapolvere, il cavo dello spremiagrumi, il cavo del ventilatore. I cavi del modem, i cavi del masterizzatore, i cavi della stampante, il cavo del ricevitore del telefono. Persino il cavo della lampada, persino quello si aggroviglia! Eppure la spina la stacco di rado. Serpenti vivi, inquieti anche da fermi. Tormentati e ritorti da una coazione a torcigliarsi ed elicoidalizzarsi da soli. Snodi tenacemente laschi, slogature senza articolazioni. Tiranti senza carrucole. Quale misteriosa forza di gravità topologica li attrae verso il viluppo? Si labirintizzano da sé. Forma lineare, carattere complicato. Groviglio è ritornare su sé stessi; è patire sé stessi, viversi come il riattraversamento ostinato di un percorso irrisolto. Non crescere più, non potersi sviluppare ma solo avvilupparsi in una proliferazione di nodi e problemi.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 23 settembre 2008