L’aria che tira

Fulvio Abbate



Questo articolo è apparso sull’Unità di mercoledì 17 settembre.

Sia detto con estremo rispetto per i diretti interessati: gli scrittori, categoria cui beninteso appartengo. Ma questi ultimi, salvo rari casi, dalle nostre parti, occorre immaginarli, come si sarebbe detto al tempo del fascio, "amanti della vita comoda". Scafati professionisti, insomma. Coltivatori diretti di ottime partite Iva, per parlare chiaro. Persone che provano scarsissimo interesse a issare la propria scrivania su questa o quell’altra barricata, gente poco disposta a scagliare sassi, rabbia e reali invettive contro gli ordini costituiti, fossero anche quelli di scuderia. Oppure, volendo ragionare in macro, contro ogni tipo di dio patria famiglia e, tornando a bomba, perfino ai danni del sistema editoriale. Diversamente da Albert Camus, nel nostro contesto, gli scrittori sono uomini (tutt’altro che) in rivolta. Diversamente da Pasolini che parlava di "scandalo", di "opposizione". Questo accade forse anche per amore del quieto vivere, ma soprattutto perché noi narratori viviamo abbastanza bene nella cosiddetta società dello spettacolo. Assomigliamo, in breve, a certi amanti della musica leggera, consumatori di merci inoffensive eppure convincenti, nel senso che, come dice la vox popoli: ma chi cavolo te lo fa fare di metterti contro tutto e tutti e soprattutto chi conta, no? Ogni tanto però salta fuori l’eccezione, salta fuori il Pazzo, l’Incontrollabile, l’Ingestibile, l’Irresponsabile. Salta fuori un soggetto come Massimiliano Parente, vero talento letterario e perfino umano. Lo stesso che anni addietro seppe rivelarsi con un libro intitolato, "Mamma" (Castelvecchi), un’opera di rara poesia, un’opera che soltanto il più ovvio dei moralisti sarebbe riuscito a definire "oscena". Così via fino all’ultimo suo straordinario romanzo, "Contronatura", appena pubblicato dalla Bompiani, ciononostante mai promosso a sufficienza dalla casa editrice diretta da Elisabetta Sgarbi, che di professione fa la sorella.

Succede infatti che il libro di Parente è una sorta di fuoriserie (non trovo altra parola per definirlo) dove si assiepa narrazione e bestiario, estro puro e osservazione quasi antropologica del mondo, sì, un’opera-cosmodromo che potrebbe essere letta perfino come un navigatore satellitare per intuire la via giusta in mezzo alla melma e all’ovvio, un libro concepito da una persona colta, da uno che sa tante cose, da uno che non conosce, e giustamente, il senso del limite. Succede però che poco dopo l’uscita dell’implacabile tomo, il fratello dell’editoressa, Vittorio Sgarbi, si rivolge a Parente per ottenere un piccolo grande favore: in buona sostanza, gli chiede firmare un articolo (scritto dallo stesso Sgarbi) nel quale si invita il ministro della Cultura, Sandro Bondi, a ricorrere alla preziosa manodopera intellettuale del nostro critico d’arte: a dargli un posto nel sottogoverno. Massimiliano Parente, senza pensarci due volte, rispedisce al mittente la proposta. Ne nasce uno scambio di sms dove gli insulti crescono a ciuffi (soprattutto da parte di Sgarbi verso Parente), finché lo scrittore ha l’ottima pensata di rendere pubblico il carteggio telefonico, sulle pagine de "Il Riformista". Dalla prima all’ultimo stronzo. Dal primo all’ultimo vaffanculo. E qui le cose si complicano. Accade infatti che la Sorella, ritenendo imperdonabile la condotta del Parente in termini di lesa maestà familiare, comunica a Massimiliano che ogni rapporto fra lui e la casa editrice deve ritenersi concluso, cancellato, e dunque l’opera su Proust scritta da Parente e che sarebbe dovuta uscire da qui a qualche mese non vedrà mai la luce del catalogo Bompiani. C’è una morale in questa storia?

No, nessuna. C’è però modo di vedere sfavillare innanzitutto l’Irresponsabile Parente - "Ma chi te lo ha fatto fare? Non avresti fatto meglio a comportarti come certi colleghi che non gli smuovi un atto di coraggio neppure con la fiamma ossidrica? – e, sullo sfondo, ma assai sullo sfondo, l’angusto cortile cui assomiglia l’editoria nel nostro paese. I turisti dell’editoria (e forse anche del pensiero) hanno davvero preso il potere. Resista, resista, Parente, siamo con lei.








pubblicato da a.moresco nella rubrica libri il 21 settembre 2008