I vili aggressori

Sergio Baratto



«I militari dapprima sopraffatti, essendo stati colti di sorpresa, lasciavano l’uomo e cercavano di fermare i vili aggressori.»

È sempre bene, anche quando si è piccoli e si ha l’impressione che la propria voce sia una vocina quasi impercettibile, cercare di diffondere il più possibile certe notizie. Anzi, per meglio dire, la conoscenza di certi fatti e di certe concatenazioni di fatti.

Un possibile caso di tortura di stato

Qualcuno – spero molti – avrà sentito parlare dei fatti di Bussolengo.
Un resoconto dettagliato è possibile leggerlo sul blog dell’associazione Sucar Drom e sul sito della rivista Carta, qui mi limito a un breve riassunto.
Il 5 settembre di quest’anno tre famiglie fermano le proprie roulotte n un piazzale di Bussolengo, in provincia di Verona. Sono tutti cittadini italiani, e sono di origine rom. Una quindicina di persone, di cui nove minori.
Ora, a questo punto, un qualsiasi giornale italiano avrebbe scritto "I rom si accampano per mangiare"; io non vedo però perché non potrebbero scrivere altrettanto legittimamente "gli italiani si accampano per mangiare".
Insomma, preparano il pranzo. Tempestivi come Superman arrivano i vigili urbani: due ore di tempo e poi via. Gli "zingari" rassicurano li rassicurano: mangiamo e poi ripartiamo. I vigili se ne vanno.
Poco dopo, inaspettatamente, arrivano due carabinieri. Da quel momento, la faccenda prende una brutta piega. Di più: si sdoppia. Come in una sorta di biforcazione spazio-temporale, a Bussolengo due fatti completamente differenti avvengono nello stesso momento, nello stesso luogo e con gli stessi protagonisti.

Bussolengo A

Il fatto che chiamerò "Bussolengo A" nel racconto di due dei quindici "zingari": il predicatore evangelista Cristian Hudorovich:

«Arrivano due carabinieri. Ci dicono di sgomberare subito. Mio cognato chiede se quella era una minaccia. Poi cominciano a picchiarci, minorenni compresi. Hanno subito tentato di ammanettare Angelo. Mia sorella, sconvolta, ha cominciato a chiedere aiuto urlando "non abbiamo fatto nulla"’. Il carabiniere più basso ha cominciato allora a picchiare in testa mia sorella con pugni e calci fino a farla sanguinare. I bambini si sono messi a piangere. È intervenuto per difenderci anche Denis. "Stai zitta puttana", ha urlato più volte uno dei carabinieri a mia figlia di nove anni. E mentre dicevano a me di farla stare zitta "altrimenti l’ammazziamo di botte" mi hanno riempito di calci. A Marco, il figlio di nove anni di mia sorella, hanno spezzato tre denti… Subito dopo sono arrivate altre pattuglie: tra loro un uomo in borghese, alto circa un metro e settanta, calvo: lo chiamavano maresciallo. Sono riuscito a prendere il mio telefono, ricordo bene l’ora, le 14,05, e ho chiamato il 113 chiedendo disperato all’operatore di aiutarci perché alcuni carabinieri ci stavano picchiando. Con violenza mi hanno strappato il telefono e lo hanno spaccato. Angelo è riuscito a scappare. È stato fermato e arrestato, prima che riuscisse ad arrivare in questura. Io e la mia compagna, insieme a mia sorella, Angelo e due dei loro figli, di sedici e diciassette anni, siamo stati portati nella caserma dei carabinieri di Bussolengo».

E Anna Georgeowitsch:

«Durante la patita aggressione, nel frangente mi trovavo con i miei figli rispettivamente mia figlia di anni dieci e mio figlio di tre anni e mezzo. Mentre i miei famigliari e parenti venivano aggrediti dai Carabinieri, dicevo a quest’ultimi di finirla.
Interveniva un militare in borghese, un maresciallo, la cui qualifica avevo sentito perché altri militari lo chiamavano appunto maresciallo che mi faceva salire sulla roulotte, iniziando ad ingiuriarmi, proferendo "sei una puttana… ti uccido… non gridare…", contemporaneamente colpendomi con pugni al capo e ceffoni al viso. Mentre urlavo al Maresciallo che non avevo fatto nulla, un altro Carabiniere che accompagnava il graduato mi urlava "sei una puttana… non devi parlare… stai zitta…".
Mia figlia, sotto shock per la violenza che stava assistendo, piangeva ed urlava. Lo stesso militare mi diceva "fai star zitta quella puttana altrimenti te la ammazzo…". Poi lo stesso militare si portava dove stazionava mio nipote Marco Campos di anni undici iniziando a picchiarlo. Il Maresciallo diceva poi ai Vigili presenti: "prendete quella troia e portatela in caserma…"».

Se il loro racconto si rivelasse veritiero, dovremmo prendere atto che dei carabinieri, cioè dei militari al servizio dello Stato italiano – una repubblica fondata su una costituzione democratica – hanno tra le altre cose picchiato alcuni esseri umani maggiorenni inermi, dato della puttana a una bambina di nove anni e rotto tre denti a un bambino della stessa età.

Bussolengo B

Il fatto "parallelo" svoltosi in concomitanza col precedente ma forse su un altro piano spazio temporale, che chiamerò "Bussolengo B", è riassunto dal verbale dei carabinieri che di esso sono stati protagonisti:

«Giunti presso la roulotte in usa a Campos Angelo e dalla sua famiglia, questi cominciava ad andare in escandescenza, assumendo atteggiamento di sfida e ponendo il suo volto su quello del Maresciallo Ordinario Carusone. Il militare lo allontanava invitandolo ad assumere un atteggiamento corretto ma questi per tutta risposta cominciava a farsi beffe del militare. Il militare senza aderire alle provocazioni chiedeva i documenti che l’uomo rifiutava di fornire.
Non potendo più la pattuglia soggiacere alla villania dell’uomo che solo successivamente verrà identificato, ed essendosi lo stesso rifiutato di fornire le generalità lo si invitava a salire nell’autovettura di servizio, per poi condurlo presso il Comando per l’identificazione.
L’uomo veniva portato al veicolo e fatto salire a bordo. Mentre avveniva la suddetta operazione, la moglie del Campos Angelo ed i figli minorenni di questi coadiuvati dal Rossetto Denis, approfittando che i due militari erano di spalle, perché stavano facendo salire l’uomo sul veicolo, cominciavano a colpirli con calci, pugni e spintoni.
I militari dapprima sopraffatti, essendo stati colti di sorpresa, lasciavano l’uomo e cercavano di fermare i vili aggressori. Mentre la Campos Sonia, il Campos Giorgio (minorenne), il Campos Michele (minorenne) ed il Rossetto Denis colpivano i militari, ai quali verrà strappata la divisa, il Campos Angelo, ne approfittava per lasciare il veicolo ed unirsi agli aggressori.
Il Maresciallo Ordinario Carusone, durante la colluttazione che era scaturita con le cinque persone, subiva il tentativo di furto della pistola ad opera della Campos Sonia, la quale approfittando della superiorità numerica, apriva la fondina e riusciva a sfilare la pistola all’ispettore. Questi avvedutosi di quanto stava avvenendo bloccava la donna e riusciva a recuperare l’arma. La Campos Sonia veniva ammanettata, mentre Campos Angelo, Campos Giorgio e Rossetto Denis, scappavano a bordo del veicolo da quest’ultimo condotto. In quel momento i militari riuscivano a dare l’allarme alla Centrale operativa che faceva convergere sulla zona tutte le pattuglie in servizio in quel momento. I fuggitivi venivano fermati dopo un inseguimento, che si concludeva a Caselle di Sommacampagna.
Stante la condotta tenuta dai cinque nomadi si procedeva a dichiarare in arresto i tre maggiorenni, deferendo in stato di libertà i minorenni, ritenendoli responsabili del reato di resistenza e tentato furto in danno dei Carabinieri della Stazione CC di Bussolengo.»

Se il verbale si rivelasse veritiero, dovremmo prendere atto che dei carabinieri, cioè dei militari, sono stati aggrediti tra l’altro da alcune donne, dopo aver sopportato beffe e provocazioni spinte fino al limite inaccettabile della villania.
Suggestivo, in ogni caso, il passaggio in cui vengono chiamati i rinforzi e tutte le pattuglie presenti in zona si lanciano all’inseguimento della roulotte fuggiasca: una scena che nel mio immaginario rimanda inevitabilmente al cinema d’azione.
Straordinario il lacerto di prosa tardo-ottocentesca: «I militari dapprima sopraffatti, essendo stati colti di sorpresa, lasciavano l’uomo e cercavano di fermare i vili aggressori.»

Bussolengo A e B

I due episodi paralleli hanno una conclusione provvisoria simile (la strozzatura del nastro di Moebius?): alcuni dei cittadini italiani di origine rom coinvolti nella vicenda vengono condotti in caserma a Bussolengo. Non mi è chiaro tuttavia il loro numero e la loro età: dal racconto di Hudorovich sembrerebbero sei, di cui due minorenni, e cinque tutti maggiorenni dal verbale dell’Arma.

Bussolengo A2

Bussolengo B termina col verbale: di ciò che è successo dopo nulla ci è dato sapere.
Bussolengo A, invece, ha un seguito, sebbene solo nelle parole dei cittadini italiani di origine rom Cristian Hudorovich e Giorgio Campos. Se però si rivelasse veritiero, si prospetterebbe una realtà terrorizzante per qualsiasi cittadino democratico. Queste sono le parole di Hudorovich:

«Appena siamo entrati, erano da poco passate le due, hanno chiuso le porte e le finestre. Ci hanno ammanettati e fatti sdraiare per terra. Oltre ai calci e i pugni, hanno cominciato a usare il manganello, anche sul volto… Mia sorella e i ragazzi perdevano molto sangue. Uno dei carabinieri ha urlato alla mia compagna: "Mettiti in ginocchio e pulisci quel sangue bastardo". Ho implorato che si fermassero, dicevo che sono un predicatore evangelista, mi hanno colpito con il manganello incrinandomi una costola e hanno urlato alla mia compagna "Devi dire, io sono una puttana", cosa che lei, piangendo, ha fatto più volte.»

E questo il racconto di Giorgio Campos, diciassette anni:

«Un carabiniere ha immobilizzato me e mio fratello Michele, sedici anni. Hanno portato una bacinella grande, con cinque-sei litri di acqua. Ogni dieci minuti, per almeno un’ora, ci hanno immerso completamente la testa nel secchio per quindici secondi. Uno dei carabiniere in borghese ha filmato la scena con il telefonino. Poi un altro si è denudato e ha detto "fammi un bocchino"».

Leggendole, il pensiero va quasi automaticamente alle violenze della caserma Bolzaneto.
Stando dunque al racconto di Cristian e Giorgio, la brutale sessione di torture si conclude dopo cinque ore. Cinque ore, non cinque minuti: qualcuno riesce a immaginare cosa significhi trascorrere cinque ore in quella situazione?
Tre dei quindici rom vengono trattenuti con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e tentata rapina della pistola di un milite: Denis Rossetto, Angelo e Sonia Campo. Il giorno dopo vengono processati per direttissima al tribunale di Verona: si presentano in aula con evidenti difficoltà motorie. Stando alla loro versione dei fatti, per le percosse ricevute. Sonia Campos, per esempio, appare completamente ricoperta di lividi. Rischiano fino a tre anni di carcere.

Le fotografie delle percosse

La schiena e i denti.

Per par condicio, un paio di immagini tratte dal calendario dei carabinieri 2006 e 2008.

Cosa succede dopo 1

I fatti di Bussolengo vengono sostanzialmente ignorati dai media italiani, che si mobilitano – com’è ormai universalmente noto – solo nel caso in cui siano gli zingari o gli stranieri a delinquere. Ed è per questo che capisco perfettamente cosa sentiva Giorgio Gaber quando cantava:

Io se fossi Dio
maledirei davvero i giornalisti
e specialmente tutti
che certamente non sono brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.

Poi, per fortuna, qualcosa comincia a muoversi. L’associazione Sucar Drom invia una lettera esposto, si mobilitano le camere del lavoro di Brescia e Verona; ne parla l’Arena di Verona, unico nel panorama della stampa nazionale. I consiglieri Pettenò, Atalmi e Bettin presentano un’interrogazione sui fatti di Bussolengo al Consiglio regionale del Veneto. La questura di Verona, che ha raccolto le denunce dei rom seviziati, invia un dossier al Ministero della Difesa.
Ma l’aspetto più interessante è che persino il Comando provinciale dei Carabinieri promuove un indagine interna: l’indizio più sicuro, dicono i più malevoli, che qualcosa di brutto è successo davvero, in quella caserma.

Mentre i tre arrestati restano in carcere (il giudice ha stabilito che esiste il pericolo di reiterazione del reato: i tre potrebbero dunque nuovamente percuotere un carabiniere e tentare di sottrargli la pistola), arriva a Roma una delegazione del Parlamento Europeo, con il compito di verificare le condizioni di vita dei campi rom della capitale. È il 17 settembre. Scrivo queste righe tra il 18 e il 19 settembre 2008: tutto sta succedendo adesso. Nel frattempo, anche a Bruxelles è giunta eco di quanto sarebbe avvenuto a Bussolengo. La commissione inviata a Roma dall’Europarlamento ne è informata.

Cosa succede dopo 2

L’Italia non è un paese fascista ma una democrazia. Infatti, a ciò che si prospetta come un caso di tortura di stato, è subito seguita la dura reazione dei nostri senatori.

Giovedì 18 settembre 3008. Ieri. Seduta del Senato della Repubblica alla presenza dei supervisori dell’Europarlamento. Cito testualmente da Repubblica:
«Nel corso di un’audizione, la deputata olandese della Commissione per le libertà civili, giustizia e interni, Elly de Groen Kouwenhoven, del gruppo Verde ha accusato i carabinieri italiani di violenze nei confronti dei bambini Rom, in Italia, citando uno specifico episodio, con piccoli messi a testa in giù nell’acqua».

Sebbene nell’articolo si parli di "bambini", mi sembra evidente il richiamo di de Groen-Kouwenhoven al supplizio cui sarebbero stati sottoposti Giorgio e Michele Campos (diciassette e sedici anni) nella caserma di Bussolengo.

Ma veniamo alla veemente reazione del senato. Indignazione morale per quanto sarebbe successo a Bussolengo? Non esattamente. Ancora Repubblica:
«I senatori Boldi, Pescante e Zaccaria sono intervenuti, con toni più o meno accesi. L’ex presidente del Coni Pescante, parlamentare di FI, ha detto alla onorevole: "In Olanda fate cose ben peggiori"».

La frase completa del senatore Pescante, a quanto pare, è la seguente: "Come si permette? Non è vero niente. È in Olanda fate ben di peggio".
Io personalmente la trovo agghiacciante tanto più in quanto pronunciata da un senatore della Repubblica. È un assurdo logico. Per una semplice questione di semantica, suona alle mie orecchie come una perfetta ammissione. Pescante afferma la veridicità delle accuse che ha appena smentito.

Qui è possibile ascoltare l’audio del battibecco.

Ho cercato notizie sullo stesso argomento anche sul sito del Corriere, ma non ne ho trovate. Spero che sia soltanto una mia distrazione.

Chi sono i commissari

Secondo il Gruppo EveryOne, tra i 29 membri della delegazione dell’europarlamento (22 italiani) ci sarebbero il leghista Mario Borghezio, il fondatore di Forza Nuova Roberto Fiore e il segretario del Movimento Sociale Fiamma Tricolore Luca Romagnoli.

Il mondo dei sogni e la puzza sotto il naso

L’Italia non è un paese fascista anche perché, nonostante tutto, un fatto come quello che potrebbe essersi verificato a Bussolengo passa ancora al vaglio delle autorità competenti.
D’altra parte, sappiamo com’è andata a finire, in passato, con fatti analoghi: le violenze nella caserma di Bolzaneto, per esempio.

Premesso che spetterà alla magistratura accertare i fatti e che le testimonianze qui riportate non sono verità processuale, in un altro mondo, in un’altra dimensione, nell’altro anello del nastro di Moebius una vicenda come quella di Bussolengo sarebbe andata in onda come prima notizia nei telegiornali, avrebbe coperto una bella porzione delle prime pagine dei quotidiani. Avrebbe provocato terremoti nelle aule del parlamento, dimissioni a catena.
Qui nel nostro anello no.
Oggi, in fondo, se provi disagio per fatti come questi, sei uno con la puzza sotto il naso.

***

Per approfondimenti:

Associazione Sucar Drom

Carta

Gruppo EveryOne








pubblicato da s.baratto nella rubrica democrazia il 19 settembre 2008