Fantasie di condannati

Roberta Salardi



I
Un giorno mi troverò, m’hanno spiegato, a metà strada fra i polmoni e il cuore (una specie di traffico interrotto fra i polmoni morti e il cuore vivo…), così m’han detto, per l’espansione del tumore inoperabile.
Ho nella testa immagini di vecchi film: fucilazioni rapide e anelli con l’arsenico per spie braccate di sessant’anni fa. Vedo di spalle i soldati giustizieri, odo il silenzio secco del colpo di pietà.
Vorrei che qualche disperato rancoroso, persino paranoico all’occorrenza, riuscisse a penetrare in ospedale e si mettesse a sparare all’impazzata per regolare i conti con qualcuno che non c’è. Ci sarei io per lui.
Ma stamattina non sono più in reparto. Sto in mezzo a un bosco, solo col mio cane. Siamo usciti per la caccia molto presto e non abbiamo voglia di cacciare. Guardiamo i raggi filtrare tra le foglie, sentiamo l’odore dell’erba bagnata, del muschio e dei funghi, ci apriamo il cammino fra gli arbusti, finché, non si sa come né perché, ho un buco pieno di foglie secche in pieno petto…

II
Mi sporgo dalla finestra e guardo per qualche istante fuori da questa malattia. Che cosa vedo? Me che passeggio tra una folla anonima (non ho più amici), che guardo le vetrine di una moda superata, con le ragazze in vespa, le gonne larghe, i foulard, diventate manichini… Entro in un bar e cerco un juke-box con le mie canzoni: Una rotonda sul mare, Il cielo in una stanza… Ma solo tavoli sovraffollati, senza nessuno che si giochi le sue carte un po’ con me… Tutti di fretta tra un break e un lunch, che sputano lavoro tra le briciole…
I tram sferragliano a bordomarciapiede, mi passano persino tra le vene, e disegnano un altro reticolo del sangue.
Io ci salgo e mi lascio trasportare nel mio vecchio quartiere trasformato in un parcheggio più supermercato. Ma non mi fermo. Stavolta voglio proseguire.
"Più in là," penso. E mi sforzo di arrivare a quella spiaggia senza le cabine, a quel sapore di sale sulla pelle, al mare con le luci che scintillano.

III
Mi son seduta a tavola e ho pensato: "Adesso mi bevo questo e il doppio". Ho pensato: "Adesso me lo ingoierò il mio groppo in gola, il mio boccone che non va né su né giù.".
Ma sputando e vomitando, niente, non c’è verso di farmi passare il mio magone, di far saltare il rospo, di farlo ruzzolare nel suo stagno.
Provo ancora a sbocconcellare una michetta, a rosicchiarmi unghie e sigarette, a berci insieme qualche buona lacrima di quelle che vanno così giù.
E ricompare nell’incavo di un cucchiaino da caffè il volto di mia figlia, la più piccola, che mi ricorda: "Mamma, tornerò".

IV
Mi lascio scivolare nelle vene un fiume e un altro e un altro ancora. Lo chiamavano fiume dell’oblio, separava i morti dai viventi.
A me porta polvere d’ombretto, le ombre mediterranee del kajal, ruote di gonne e tintinnare d’orecchini…
A te porta lunghissime immersioni, visioni di corallo e piante acquatiche, una notte di sosta nel deserto e la mia mano dai ricami henné…

V
Mi alzo stravolta ogni mattina, un calpestio di passi nella testa, ma non ricordo i sogni. Devo mettere insieme un po’ di forze e uscire almeno per il latte. La gamba la trascino un po’ con me, poi la lascio stare. Mi pare di averla vista legata a una panchina, come un cane che mi aspetterà. Ci devo ripassare al mio ritorno. Prima però faccio un salto al molo (visto che mi sento più leggera) a vedere chi torna dalla pesca, a tirar via qualcosa per i gatti, a scrutare quei giri larghi dei gabbiani: mi diranno il tempo che farà.
Ma tornare, le borse che mi pesano, mi fa scoppiare a piangere sulla novantatré.

VI
Prima di pranzo, lavando l’insalata, ho visto un po’ di bestie che non so… Ho chiuso tutto in un vecchio giornale e aspettato di gettar la spazzatura. Le ho guardate poi moltiplicarsi per la casa e tu le rincorrevi gridando "Uno, due, tre…" (ma eri tu bambino e sei scomparso, tornato in cameretta).
Eppure io non bevo, la casa è grande, ti sei già laureato… Le vedo salirmi sulle mani, insinuarsi fra i cuscini, fare il nido nella cassapanca…
Hai ragione, quando tutto sarà pieno dovrò andarmene di qua…








pubblicato da a.tarabbia nella rubrica racconti il 18 settembre 2008