Epoca.

Tiziano Scarpa



Trent’anni fa avrei scritto queste righe mettendo un cuscino sotto la macchina da scrivere, perché il tavolo faceva da cassa di risonanza al rumore dei tasti: a quest’ora di notte, con le finestre aperte, avrei svegliato i vicini. Secondo esempio: da piccolo ho collezionato anch’io i miniassegni da cento lire, emessi dalle banche per speculare sulla penuria di monetine; sembravano banconote di un mondo-giocattolo. Terzo: negli anni Novanta portavo sempre in tasca un aggeggino che serviva ad ascoltare la mia segreteria di casa dai telefoni pubblici. Che cos’è un’epoca? Un tempo che ci offre circostanze tipiche. Il ricatto dell’epoca: non bisogna lasciarsi sfuggire queste circostanze, sono le sole vie di accesso a modi peculiari dello stare al mondo, non si ripresenteranno più. Da cui la necessità di inseguire fenomeni passeggeri, novità tecnologiche destinate a essere presto superate. Chi vuole attingere a tutte le sfaccettature dell’Essere deve star dietro all’effimero.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 15 settembre 2008