Il piatto piange

Giovanni Giovannetti



Pagano sempre le categorie sociali più deboli. Nelle scorse settimane l’Antitrust ha sanzionato 23 banche, per aver orientato la loro clientela a riconversioni molto onerose per i mutui in corso. Ma le sanzioni inflitte sono solo un sasso nello stagno della recessione che si va acutizzando. A occidente aumentano i prezzi dei generi primari e perdono di valore i beni d’investimento come l’oro, le case e i diversi titoli di credito. In Europa e negli Stati uniti la perdita della casa da parte di chi non è più in grado di pagare il mutuo sta spingendo milioni di famiglie oltre la soglia della povertà. Negli Stati uniti, l’anno scorso più di 2 milioni di persone hanno subìto il pignoramento della propria abitazione. A Los Angeles ci sono 73.000 senzatetto, 250 dei quali vivono dentro l’automobile. In Italia, dal 2002 al 2007 l’indebitamento medio delle famiglie è quasi raddoppiato e ora ammonta a 15.764 euro (fonte: Cgia). Una famiglia su cinque è in forte difficoltà e, come ha scritto Guglielmo Epifani, «cresce sempre di più il senso di insicurezza della popolazione, la precarietà del lavoro, la sfiducia nel futuro e la paura di perdere il benessere e la qualità delle proprie condizioni di vita».

L’inflazione reale è tra il 6 e il 7 per cento

Dal luglio 2007 al luglio 2008 il prezzo del gasolio è aumentato del 31,4 per cento e quello della benzina verde del 13,1. Pasta 24,7, il pane 12,9, il latte 11, l’acqua e l’elettricità 8,6. Nel complesso, il carovita ha fatto un balzo del 4,1 per cento, e i generi di prima necessità del 6,3 per cento. Eppure l’aumento alla fonte dei prezzi di cibo ed energia non ha superato il 2,8 per cento. Nel passaggio dal produttore al consumatore molti generi alimentari subiscono vistosi aumenti, ben superiori alle medie europee: latte +241 per cento, pane +1325, pasta +369, burro +325, carote + 380, zucchine +300, carne di maiale +412, pollame +263, vitellone +394, coniglio +430, eccetera… (fonte: Coldiretti). Secondo Federconsumatori, nel 2008 le famiglie italiane hanno dovuto sborsare 2182 euro in più rispetto al 2007. La pressione fiscale è salita dal 43 al 43,2 per cento (pari a 255 euro in più all’anno per famiglia), senza contare i tributi locali. In Italia circa 10 milioni di persone vivono con meno di 800 euro mensili e 800.000 precari guadagnano mediamente 700 euro al mese. A conti fatti, l’inflazione vera è tra il 6 e il 7 per cento: negli ultimi sei anni il potere d’acquisto per nucleo famigliare è sceso di 7700 euro (dati Istat).

Mafie spa

Larga parte dell’economia italiana è "sommersa" oppure è in mano alle mafie. Mafia ’ndrangheta e camorra, hanno molta liquidità: un fiume di denaro che preme sull’economia legale. Le mafie delocalizzano, diversificano gli investimenti, eludono le tasse, non hanno bisogno di indebitarsi con le banche, pagano cash e possono stare tranquille: è evidente che godano di buone entrature. Le Procure hanno invece le armi spuntate: la legge sul riutilizzo dei beni confiscati ai mafiosi a fini sociali può essere facilmente aggirata (ad esempio, intestando le proprietà a compiacenti prestanome), mentre strumenti che potrebbero rivelarsi incisivi, come l’anagrafe dei conti correnti bancari, sono disattesi da 18 anni.
Per di più, senza alcun clamore, per il triennio 2009-2011 il Governo Berlusconi prevede una riduzione dell’organico delle forze di Polizia di almeno 40.000 operatori e tagli di spesa per più di 3 miliardi di euro. Il Governo conferma la riduzione del 50 per cento delle indennità per i servizi in strada e per il controllo del territorio, nonché la riduzione del 40 per cento della retribuzione accessoria per malattia o infortuni sul lavoro.
La crisi economica era da tempo in incubazione. La casta politico-economica ha pensato di spalmarla sui lavoratori e sulla piccola e media borghesia al collasso, e sposta su comodi capri espiatori l’«eccesso di paura» di chi si sente scivolare lungo la china della povertà. La frammentazione sociale, la politica del rattoppo, della "finta sicurezza", delle "ordinanze creative" e la pressione mediatica sono strumenti per nascondere la portata ideologica e politica della crisi a cui siamo di fronte: una crisi di civiltà che, allargando lo sguardo, porta a muovere gli eserciti per il controllo delle fonti energetiche, dell’acqua e del cibo.








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica democrazia il 14 settembre 2008