Seggiovia.

Tiziano Scarpa



Sono seduto su una seggiovia. La barra di protezione del seggiolino è abbassata, l’unico timore è che mi cadano la penna e il quaderno mentre scrivo queste cose. Esiste dunque anche una vertigine degli utensili. Stiamo risalendo un bosco appenninico. Ogni parola scritta è un’occhiata sottratta al paesaggio, ma anche scrivendo vedo lo sfondo obliquo sotto i piedi, la corsia disboscata, sotto questa frase scorrono arbusti, rocce. Ci impenniamo in un segmento più ripido fra due piloni. Passiamo sopra due escursionisti a piedi, la mia ombra mi segue sul terreno, a trenta metri da me, seduta sul seggiolino. Gli alberi guardano interdetti la fila di tronchi di metallo, il carico di frutti umani che i piloni si passano lungo il ramo d’acciaio. La seggiovia ronza, ma anche il bosco ha il suo motore, emette un rumore vasto, ininterrotto, l’estate preme sui corpi degli insetti, le loro corazze in attrito risuonano, rivelano la forza motrice degli alberi, l’energia che ci vuole per restare fermi.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 13 settembre 2008