Ladroni a casa nostra

Giovanni Giovannetti



Boni e bonifici. Lega di lotta o di latta? Padroni o ladroni a casa nostra? L’architetto pugliese Michele Ugliola è un padano “doc”. Lo arrestano nel luglio 2011 per una storia di tangenti a Cassano d’Adda e per un giro di fatture false intorno all’area Falk di Sesto San Giovanni. Ugliola conosce la galera; l’ha provata ai tempi di Mani Pulite, quando era socialista, dopo una tangente urbanistica pagata nel 1996 a un assessore comunale di Bresso. Parla, racconta di maniglie unte e di cifre a sei zeri versate ai piani alti del Pirellone, somme che avrebbe consegnato insieme al cognato Gilberto Leuci ad esponenti del Pdl e della Lega Nord: assessori regionali come Franco Nicoli Cristiani (Pdl, Ambiente, arrestato il 30 novembre 2011, dopo 86 giorni e confessioni esaustive è tornato in libertà) e come il leghista assessore all’Urbanistica Davide Boni e il suo capo di gabinetto Dario Ghezzi (entrambi indagati per corruzione). Mazzette in questo caso elargite dall’immobiliarista Luigi Zunino: «Zunino mi versava delle somme che comprendevano da un lato il mio compenso professionale per l’attività che effettivamente prestavo, di progettazione tecnica, e dall’altro le somme richieste dai politici». Sulle parcelle Ugliola indica «la somma complessiva di 1.850.000 euro, di cui 800.000 dovevano essere retrocesse a Boni e Ghezzi». Sovrafatturazioni, «così da ottenere la somma per la tangente da retrocedere». Tutto questo per agevolare gli insediamenti residenziali e commerciali di Zunino a Milano Rogoredo, all’ex Falk di Sesto e a Pioltello.

La notizia è stata per giorni sulle prime pagine. L’indagine è in corso e quel poco che emerge è al più secretato.

Sappiamo che Michele Ugliola era «consulente di fiducia» del gruppo Risanamento di Zunino «in questi affari». Lo era fin dai tempi in cui lo stesso imprenditore piemontese a Pavia deteneva la proprietà di una parte della ex-Snia, quella monumentale lungo viale Montegrappa. Nel luglio 2007 il sindaco Piera Capitelli (centrosinistra) dispone l’abbattimento di uno dei quattro fabbricati sotto tutela, ignorando il vincolo del Piano regolatore e senza il sostegno di perizie asseverate. Proprietà e pubblica amministrazione lo avevano già deciso da molto tempo, già nel corso dell’amministrazione Albergati (sindaco dal 1996 al 2005), ben prima dell’emergenza Rom che – numerosi – alla Snia mantenevano una temporanea nonché abusiva dimora. Anzi, ancora una volta furono le vittime, l’appiglio che giustificò le ruspe: criminalizzare i Rom rumeni per poi invocare «l’ordine la sicurezza e la legalità»; distruggere la storica fabbrica, far lievitare la rendita dei suoli e utilizzare una parte dell’area per costruire un Centro commerciale. A denunciarlo è Irene Campari che – nel Consiglio comunale del 2 luglio 2007 – rende pubblico il Piano intervento messo a punto da Tema Engineering di Ugliola per conto della proprietà (la Tradital, una società del gruppo Risanamento di Zunino), un documento del 2004 da cui, nonostante i vincoli, scompare la fabbrica e al suo posto disegna un bel Centro commerciale. Tra i primi a segnalare l’intenzione di abbattere ricorderemo il consigliere comunale – nonché funzionario dell’Arpa – Sandro Assanelli (Forza Italia), che viene subito tacitato dai maggiorenti del suo partito, in particolare da Pietro Trivi e da Sandro Bruni, che lo accusano di aver assunto una posizione «del tutto personale» lontana dalla «linea del gruppo consiliare di Forza Italia» favorevole all’abbattimento. Ordinando la demolizione, Capitelli va ben oltre i suoi poteri. Lo ha poi confermato la perizia chiesta dal Pm Luisa Rossi all’architetto Roberto Maccabruni e all’ingegner Giovanni Contini: un vero e proprio atto d’accusa contro l’operato del sindaco. Dalla relazione emerge con evidenza il proposito di abbattere tre dei quattro edifici storici sotto tutela, millantando il pericolo di crolli.

In città si ricorda Ugliola felicemente attivo anche in via Vigentina, zona Carrefour. Ma non sarà lui il postino delle due mazzette per un totale di 400.000 euro che, tra il 2006 e il 2007, da Pavia saliranno ai piani alti del “Pirellone” milanese (e nemmeno il latore di quelle in cammino lungo le scale del “Mezzabarba” pavese).

Ulteriori trame. L’imprenditore veronese Francesco Monastero (Inwex srl) opziona alcuni terreni alle porte di Pavia nel comune di Albuzzano: 217.000 metri quadri su cui edificare l’ennesimo ipermercato, comprensivo di parco acquatico. Si rivolge allora alla Tema Consulting di Ugliola (notoriamente affidabile «in questi affari») che, per suo conto, avrebbe versato 200.000 euro all’assessore verdelega Boni (e 100.000 se li terrà «per il disturbo»), insieme alla promessa di altri 600.000. Comincia ad insinuarsi l’ipotesi di un “sistema Lega”. E il partito? Per Bobo Maroni «la pistola fumante non c’è. Boni non si tocca»; per Roberto Castelli «i magistrati possono prendere cantonate»; per Umberto Bossi «Boni rimane al suo posto» già che «la lega non ha mai preso tangenti…» E le mazzette che lui stesso ritirava a Ravenna dai Ferruzzi? E i 200 milioni del tangentone Enimont, al bar Doney di “Roma ladrona” nel 1993? (per quella bustarella il Senatùr è stato condannato in via definitiva a 8 mesi). E la mazzetta di 15 mila euro all’assessore al Bilancio di San Michele al Tagliamento, il leghista David Codognotto, nel 2010? E Mauro Galeazzi, assessore di Castel Mella, in manette un anno fa insieme al collega di partito Marco Rigosa, dopo aver intascato 22 mila euro volti a oliare la pratica di un centro commerciale sopra un’area sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale? Solo per citarne alcuni.

Tutto va bene, madama la Marchesa? “L’espresso” ora in edicola accenna a una indagine segreta su tangenti nelle forniture sanitarie che assocerebbe «residuati della storia di Mani pulite riciclati dal sottobosco leghista – scrivono Paolo Biondani e Gianluca De Feo – nel tentativo di strappare qualche briciola della torta ospedaliera, monopolizzata da ciellini e berlusconiani doc».

Padroni o padrini a casa nostra? A Pavia destò scalpore e vasta eco nazionale quel flirt tra il capo della ‘Ndrangheta lombarda Pino Neri e “mister 18.910 preferenze” alle ultime Regionali. Il leghista Angelo Ciocca avrebbe negoziato con l’avvocato tributarista calabrese l’acquisto di un lussuoso appartamento in centro, a un prezzo singolarmente vantaggioso. Ma l’affare non si farà. Resta il fatto che i due si conoscevano, come documenta un video della Polizia, che riprende Ciocca in compagnia di Neri, Antonio Dieni (imprenditore edile di Sant’Alessio nonché “braccio politico” di Neri) e Francesco Rocco Del Prete, l’“uomo delle cosche” alla cui candidatura alle recenti Comunali «si era interessato anche Ciocca». L’assessore provinciale e futuro consigliere regionale, in una intercettazione del 22 giugno 2009, viene confidenzialmente chiamato «Angelo» dal capo della ’Ndrangheta lombarda.

E ancora: che ci faceva il neo-consigliere regionale Angelo Ciocca a Gambolò un mercoledì del luglio 2009, in compagnia di Carlo Chiriaco e del chiacchierato consigliere comunale pavese Dante Labate?
 (per Chiriaco, Labate era «come un fratello»).

Dal Comune il sindaco Elena Nai vede i tre – e non senza stupore – nella piazza del paese. La giovane sindaca conosce bene Chiriaco: lei lavora come avvocato presso l’Asl pavese di cui l’odontoiatra è direttore sanitario. In viale Indipendenza le occasioni di incontro sono molteplici, e il mancato annuncio della visita non può che suonarle strano. Scende allora per salutarli: «Carlo, Angelo, Dante, come va? Come mai da queste parti?». I tre sono in visita al sistema di depurazione finlandese Clewer, testato gratuitamente da Fortuny Agua Italia a Gambolò; sistema (costo di 300mila euro) di cui Chiriaco sembra mirare alla “promozione”, sottoponendolo all’attenzione di altre Amministrazioni della provincia. Le cronache del tempo sovrappongono l’affaire depurazione con l’altro business dei pannelli fotovoltaici al cadmio, raccontato in parallelo dall’informativa Ticinum dei Ros di Milano – dal gennaio 2011 è agli atti dell’inchiesta “Infinito” – affare in divenire, che vedrebbe coinvolti ben altri “lomellini”: l’architetto di Mortara Franco Varini (con cui l’ex direttore sanitario dell’Asl pavese pensava di acquisire l’area Enel lungo le mura spagnole) e il capo della Curtiriso nonché socio di maggioranza di Euricom, l’intraprendente Francesco Sempio, con la benedizione dell’onorevole Giancarlo Abelli.

E perché l’assessore all’Urbanistica e cugino di Ciocca, l’altrettanto leghista Fabrizio Fracassi, insensibile al ridicolo, si è schierato in difesa della mega-truffa immobiliare Green Campus al Cravino? (327 “residenze universitarie” anziché in affitto a studenti le ritroviamo allegramente in vendita). Di nuovo al Cravino: Carla Marcella Casati in Calvi e Arturo Marazza – altro parente alla lontana dell’assessore Fracassi – avevano venduto quei terreni, quel progetto, quelle autorizzazioni, quelle convenzioni e chissà che altro per 6.203.000 euro alle sette società consorelle nella cordata Green Campus (terreni acquistati un anno prima per 1.813.000 euro), i cui protagonisti – dal direttore dei lavori Gian Michele Calvi (consorte di Carla Marcella) a un campione della rendita parassitaria come l’affittacamere Marazza – anche loro li abbiamo già incontrati lungo la Vigentina, nell’affaire Carrefour. Il primo quale direttore dei lavori; l’altro, al solito, intento a comprare e vendere terreni: come si ricorderà, alcuni suoli agricoli intorno all’area su cui ora sorge l’ipermercato vennero acquistati nel dicembre 2001 da Pietro Guagnini (già membro della commissione edile), da Augusto Pagani (ex assessore della Giunta leghista di Jannaccone Pazzi) e dal Marazza (soci nella Vernavola Srl) per 120 milioni di lire e rivenduti subito dopo alla società Gs per 830 milioni.

E perché mai il dirigente comunale all’Urbanistica Angelo Moro (voluto in quel posto – ai pavesi – dallo stesso Fracassi e dagli amici degli amici Ettore Filippi e Luigi Greco) dopo aver indotto il Consiglio comunale a deliberare l’illecita lottizzazione di Montemaino in pieno Parco della Vernavola (poi annullata dal Tar), non sazio, ha inteso sostituirsi allo stesso Consiglio nell’autorizzare una – peraltro illegale – variazione di destinazione d’uso a Punta Est? (come al Cravino, in un’area desinata a servizi per l’Università lorsignori avrebbero voluto costruire 78 case di lusso per il libero mercato). C’è dell’altro, ahinoi: beffardamente l’hanno chiamata «equilibrata e non invasiva riqualificazione della zona». La «zona» è San Lanfranco, un quartiere di Pavia; al solito, la «riqualificazione» è altro inutile cemento: 300 appartamenti per 940 abitanti sopra un’area di pregio, accanto alla basilica romanica. Un’area detta “di trasformazione” dalla Giunta comunale e dall’assessore Fabrizio Fracassi (Lega Nord), che un tempo era pompiere («mai più costruzioni al di fuori del già edificato») mentre oggi, dalla sua cadréga di assessore all’Urbanistica, lo ritroviamo piromane. Niente più spadoni puntati alla giugulare della Giunta «calce e martello», niente più denunce (a parole) della profanazione del sacro suolo padano: ai pavesi ora tocca anche questo clistere «equilibrato e non invasivo» con la peretta ben salda tra le dita dell’assessore celodurista, assorto nel metterlo in quel posto ai pavesi.
Tra i balùba Mezzebarbe, una domanda fatica a trovare una equilibrata e non invasiva risposta: a Pavia – città che conta tremila appartamenti “sfitti” e mille invenduti; città deindustrializzata che in trent’anni ha perso 17 mila abitanti – a questa città, servono dunque nuove case?

Altre domande, questa volta a capitan Fracassi: assessore, chi le sta benevolmente guidando la mano nel colorare a rosa le “aree di trasformazione” del “suo” Pgt? I cittadini animati dal pubblico interesse o alcuni costruttori più amici degli altri? Guarda il caso, l’area destinata a mutare pelle è di proprietà dell’Ospedale San Matteo (100mila metri quadri, che il Prg indicava a “servizi”, ormai prossimi a diventare edificabili), così come i terreni agricoli intorno al Carrefour, destinati dallo stesso assessore all’allargamento dell’altrettanto inutile oltre che dannosa area commerciale. Un’altra decisiva campana a morto per il commercio di vicinato; un altro gradito regalo a chi mira unicamente a speculare sulla variazione di destinazione d’uso dei suoli e sulla compravendita che muove denaro, il vero business, di cui tutto il resto è un pallido sottoprodotto, la scolorita foglia di fico sulle verdi vergogne celoduriste dei nuovi referenti politici della speculazione immobiliare.








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica condividere il rischio il 9 marzo 2012