Zanna Bianca

Sergio Nelli



"L’uomo, l’essere dalla vita più movimentata, sempre in rivolta contro l’irrevocabile sentenza che ogni movimento debba, alla fine, concludersi con l’immobilità."

"Procedevano senza parlarsi, risparmiando il respiro per lo sforzo a cui erano sottoposti i loro corpi. Da ogni parte, la tangibile presenza del silenzio li opprimeva. […] Li schiacciava con il peso di una vastità senza fine e di una legge inesorabile. Penetrava nei più remoti recessi dei loro spiriti, spremendo loro […] tutti i falsi ardori e le esaltazioni, le sproporzionate presunzioni dell’animo umano, costringendoli a sentirsi limitati e piccini, atomi e granelli di polvere, che si muovevano con scarsa abilità e povero giudizio in mezzo allo scontro equilibrato degli elementi ciechi e delle grandi forze avverse."

Dove siamo? In un libro quasi per bambini, nei grandi spazi gelidi del Klondike, su una slitta che trasporta una bara e due uomini uno dei quali morirà mangiato dai lupi. La penna è quella di Jack London e il libro è Zanna bianca, pubblicato a puntate nel 1906 e speculare al glorioso Il richiamo della foresta. Mentre qui il cane Buck ritrova la sua vera natura nel wild, in Zanna bianca il processo è contrario. Sennonché è proprio questo l’aspetto meno esaltante di un libro per altri versi straordinario. Da quando Scott Weedon salva Zanna Bianca dal morso invincibile di un bulldog, il romanzo di London diventa infatti un libro più convenzionale, anche se non ordinario.
Quando per il padrone arriva il momento di tornare a casa, in California, e decide di lasciare Zanna Bianca, il lupo frantuma una finestra della casa in cui era stato chiuso e lo raggiunge sul battello, completando la conquista del padrone e inducendolo a portalo con sé. Nella tenuta del giudice, padre di Weedon, Zanna Bianca diventa un cane da guardia convivendo con gli altri cani della casa, cioè il levriero Dick e la femmina di pastore Collie. Questa trasformazione in una specie di Lassie (diciamo così anacronisticamente), che avverte l’uomo tirandolo per una manica, si fa più marcata nel capitolo in cui un assassino condannato dal giudice Scott, evade dal carcere e tenta di ammazzare il giudice nella sua stessa casa. Zanna Bianca interviene uccidendo il criminale. Tre colpi di rivoltella lo raggiungono ponendolo tra la vita e la morte. Il lupo tuttavia, nonostante i pronostici del veterinario, sopravvive e al ritorno alla tenuta trova che Collie ha appena dato alla luce sei cuccioli…
Com’è evidente da questi elementi narrativi non c’è in questo ambito ciò che avvince e conquista il lettore di London, cioè una immaginazione che lo colloca dentro il mondo animale nella sua dimensione più credibile e obiettiva ancorché sostenuta da una cauta antropomorfizzazione.
Occorre contestualmente ricordare l’intenzione di London di scrivere libri di successo e di arrivare all’infanzia, e che queste cose, cioè il lieto fine ecc. ecc., hanno fatto la felicità di molti bambini. Inoltre, per non essere ingenerosi, la particolare sensibilità di London e la credibilità nella descrizione del mondo del cane e del lupo non lo abbandonano mai.
Tuttavia questo addolcimento favolistico (Jack London si ispirava d’altronde a una storia vera), e la narrazione di un processo di addomesticamento risolto, cioè il lupo che diventa cane come Pinocchio diventa un bambino vero, restano un impoverimento rispetto al resto del libro.
Sono, oltre l’incipit che vede al centro della scena due uomini, le lotte e la ricerca del cibo le cose memorabili di questo romanzo, singolare anche per la scelta dello scrittore di narrare la vita animale dal punto di vista dell’animale stesso. Ride la lupa, caccia saggiamente il Guercio, si muove con le sue "zampe di velluto" verso le prede e gode il sapore del sangue, come capita poi a Zanna Bianca nel suo processo di formazione. "Lo scopo della vita era la carne. La vita stessa era carne. Quindi la vita viveva della vita." Si comincia da dei pulcini di pernice per finire nell’arena delle scommesse in cui si scatenano demoni che come lettori possiamo contemplare lecitamente. Lupo con i cani e selvatico con gli uomini che non lo amano (fatta eccezione per la dura e giusta figura padronale di Castoro Grigio, il cui fratello era stato il padrone della madre mezzo-lupo Kike), l’apprendistato di Zanna Bianca è durissimo, ma è questo che ne fa un essere superiore.
"Dato che doveva stare continuamente all’erta contro ogni tipo di pericolo, le sue facoltà predatorie e difensive si svilupparono più del normale. Divenne più agile di qualsiasi altro cane, più veloce, più astuto, più implacabile, più snello, più esile ma con tendini e muscoli d’acciaio, più resistente, più crudele, più feroce e più intelligente. Era logico che dovesse diventare così o non avrebbe avuto alcuna possibilità di sopravvivenza nell’ambiente spietato nel quale si trovava."
Le lotte tutte vittoriose con i cani , la sconfitta con il bulldog, la morte che potrebbe portarsi via un lupo prima invincibile rappresentano l’epilogo della storia indomita e selvaggia di Zanna Bianca, che lentamente scopre l’affetto per l’uomo. Prima aveva temuto e obbedito quel piccolo dio, continuando a detestarne la mano armata e il riso di scherno. Questa volta l’approdo è la condivisione di una sensibilità e la conciliazione appunto. Le ferite, inflitte dalle battaglie e da uomini cattivi fino alla follia, come Smith Bellezza, sono sanate dalla pazienza e dolcezza di Weedon, le quali non stanno certo per intero dentro gli elementi più convenzionali, così come il processo di addomesticamento non può essere riportato del tutto a una valenza simbolica astratta (spassosa, e in controdenza, è per esempio la strage di galline livornesi, una cinquantina, effettuata da uno Zanna Bianca in grado d’altronde di apprendere abbastanza velocemente le regole e i confini). E tuttavia, ripeto, non c’è confronto tra il racconto del cane divenuto devoto (e affettivo) e l’affondo in un mondo naturale innocente e crudele, tetro e siderale insieme, con quello squarcio sull’orbita dell’istinto che London sa aprire anche qui magicamente.








pubblicato da s.nelli nella rubrica libri il 4 settembre 2008