Il libro postumo di Oriana Fallaci

Carla Benedetti



Mandato in libreria l’ultimo giorno di luglio, quando le case editrici chiudono e di libri non ne escono, aiutato dall’assenza di concorrenti e da un battage fortissimo, il romanzo postumo di Oriana Fallaci, Un cappello pieno di ciliegie (Rizzoli, pp. 859, E. 25) va subito in cima alle classifiche dei più venduti. Tempestivamente tutti i maggiori quotidiani ne annunciano l’arrivo con le solite "anticipazioni", contribuendo così al lancio. Dopodiché la macchina del giornalismo culturale decelera, come se il suo massimo sforzo terminasse lì. Le recensioni vere e proprie tardano ad arrivare.

E’ davvero un libro straordinario come vuole la promozione? Di notevole c’è l’energia affabulatoria della Fallaci, a volte un po’ verbosa, ma con cui ci tiene avvinti. La stessa che c’era nei suoi libri più interessanti, come Un uomo, e persino negli ultimi raccapriccianti pamphlet, gonfi di passioni negative e di odio per il diverso. Ma per il resto questa "creatura", covata per anni e (a detta della sorella) interrotta dopo l’11 settembre 2001, resta inerte.

Gli antenati di Oriana, gli arcavoli e le coraggiose arcavole in cui la scrittrice si immedesima, e che sfilano in questa alluvionale saga in costume, unendo romanzo storico e memoir, per quanto vividamente dipinti, non escono dagli stereotipi, e così le loro vicende.

C’è un grande lavoro di ricerca storica ("Dio, quanti archivi ho consultato!") e noi apprendiamo con diletto come si preparavano le pomate medicinali, come torturava l’Inquisizione, come vestivano le popolane durante le "leggi suntuarie", come funzionava il mercato degli schiavi. Ripercorriamo vicende storiche come i moti di Livorno del 1848 ("anarchia" di "fascisti rossi") assieme a un antenato rivoltoso di cui Oriana dice di vergognarsi. Incontriamo Napoleone, Mazzini, Garibaldi… Ma nessuna grande invenzione.

Vivo è il filo che regge il racconto: un tributo alle esistenze anteriori che hanno trasportato fino a lei, tra mille casi improbabili, il bagaglio di cromosomi che l’hanno fatta essere - finché però non prende la via della reminiscenza metempsicotica ("la vita che vissi quando ero Anastasìa").

(Uscito su "L’Espresso"del 28 agosto 2008)








pubblicato da c.benedetti nella rubrica libri il 1 settembre 2008