Il caso Biondillo

Silvio Bernelli



Gianni Biondillo rischia seriamente di diventare il Simenon italiano. Come il celebre inventore del commissario Maigret, lo scrittore milanese sta infatti costruendo, anno dopo anno, libro dopo libro, un corpo di testi spaccato di netto a metà. E se Simenon lasciava da parte le avventure dell’investigatore più famoso – e venduto - della letteratura francese per scrivere romanzi assai efficaci (I fantasmi del cappellaio e La vedova Couderc, giusto per citare qualche titolo), Biondillo mette ogni tanto in soffitta l’Ispettore Ferraro, a cui ha già dedicato una trilogia di romanzi, per scrivere racconti non-gialli. Come il potente Sono io il colpevole incluso nella raccolta I persecutori uscito l’anno scorso per Transeuropa. O come i numerosi interventi pubblicati sul blog Nazione Indiana, di cui Biondillo è una delle firme più importanti.

Questa volta la scorribanda lontano dai territori del poliziesco si è trasformata in una raccolta di saggi: Metropoli per principianti (Guanda, 12€). In questo libro curioso e interessante lo scrittore milanese si fa forte della sua professione di architetto, mettendo tutte le sue competenze al servizio di un’analisi spietata delle città italiane, e, di riflesso, della vita che se ne fa. Non fa giri di parole Biondillo per additare i responsabili del disastro urbano e sociale che ci troviamo tutti i giorni davanti. Geometri. Architetti di gran nome e poco talento. Amministratori pubblici voraci. Politici di destra e di sinistra. E se Biondillo tiene nel centro del mirino soprattutto Milano e la sua Quarto Oggiaro (luogo dell’anima e dell’azione come l’immaginaria Contea di Yoknapatawpha per William Faulkner), non manca l’interesse per altri luoghi d’Italia. Non a caso alla sciagurata conurbazione napoletana è dedicato uno dei pezzi più belli del libro: La Campania infelix. Puntuale nel denunciare lo sfruttamento insensato del paesaggio, Metropoli per principianti riesce a trovare coesione tematica e di linguaggio malgrado si tratti di un’antologia assemblata con articoli e interventi scritti in tempi diversi e per giornali diversi (tra questi, L’Unità, La Repubblica, Il Corriere della sera, Epolis). È un viaggio allucinato nell’Italia delle brutture quello di Biondillo, oppure per contrappasso in quello delle bellezze – sconosciute ai più – dell’architettura moderna contemporanea, portato avanti con una passione tale al termine del quale viene da chiedersi perché Biondillo abbia deciso di dedicare la parte preponderante del suo scrivere al poliziesco (un genere che da tempo mostra la corda, contrariamente a quanto declamato da critici imprigionati da anni nel patetico cliché "il romanzo giallo è l’unico capace di raccontare la realtà contemporanea") invece che alla letteratura non di genere. A questa domanda, l’autore risponde direttamente proprio dalle pagine di Metropoli per principianti: "Quello che ideologicamente ho deciso di fare è di lavorare sul popolare. Anzi (..) ho deciso di scrivere romanzi plebei. Plebei per i soggetti trattati, per le storie esposte, plebeo pure nel desiderio ponderatissimo di utilizzare una precisa tipologia narrativa. A me, oggi, il genere "romanzo borghese" (perché, mettiamocelo bene in testa, è un genere, fatto e finito, con tutte le sue belle regolucce che portano dritto dritto al premio Strega) non interessa."

Una dichiarazione d’intenti che prova ancora una volta, con buona pace dei fan del poliziesco dentro e fuori dalle redazioni, che un buon libro non lo fa la storia, ma lo sguardo, la sensibilità dello scrittore di razza. È Gianni Biondillo quello sguardo e quella sensibilità le ha.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica libri il 1 settembre 2008