Baffi.

Tiziano Scarpa



"Ti faccio una foto!" dice lei a Cambridge Circus. È mezzogiorno, il sole è a picco. Nel piccolo visore della macchina digitale guardiamo l’immagine appena scattata, il mio sorriso è nascosto dall’ombra dei baffi, che si allunga sotto la luce verticale arrivando quasi al mento. Sembro Nietzsche. Forse li teneva così lunghi per nascondere la bocca. Probabilmente gli mancava qualche dente davanti, e quella fitta cortina di peli impediva agli altri di guardargli in bocca mentre parlava o mangiava (procura sempre piacere immaginare la magagna di un grande; una faccia sdentata, un incisivo mancante toglie autorevolezza a chiunque). Ma può anche darsi che quei baffoni servissero a nascondere la bocca mentre dava forma a frasi inaudite. I baffi di Nietzsche: un sipario teatrale per potenziare il colpo di scena del linguaggio, un paravento dietro il quale la parola si spoglia uscendo nuda come la verità.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 1 settembre 2008