Testamenti biologici

Antonio Moresco



Giulio Mozzi ha proposto nelle settimane scorse ai lettori di Vibrisse, e a chiunque vorrà liberamente farlo, di scrivere il proprio testamento biologico e di mandarglielo (qui). Ha dato l’esempio scrivendo e pubblicando il suo.

E’ una proposta giusta e di cui sentiamo l’importanza. Anche noi del Primo amore stavamo preparandoci negli stessi giorni a fare lo stesso, per cui abbiamo proposto a nostra volta a Mozzi di unire le forze e di raccoglierne altre per dare maggiore espansione a questa assunzione di responsabilità personale e umana.

Ci sembra infatti che su questo tema -enfatizzato ma anche deformato e falsato dalla presenza di tecnologie che sono in grado di prolungare enormemente condizioni di vita sottratte a ogni partecipazione umana dell’individuo- si stiano fronteggiando, anche in modo minaccioso e ideologico, posizioni generali e preconcetti di diverso tipo. E’ venuto il momento, in mezzo a queste contrapposizioni spossessanti di ragioni e di incubi, di far sentire le voci più importanti: quelle delle singole vite. Di spostare il baricentro dalle generalizzazioni delle idee alle ragioni e alle proiezioni irriducibili e inermi delle singole vite.

Per questo invitiamo anche noi i nostri lettori e chiunque altro vorrà liberamente farlo a far sentire la propria voce scrivendo il proprio testamento biologico, mandandolo a ilprimoamore@gmail.com e dandoci il permesso di renderlo pubblico.

Per quanto mi riguarda, scriverò anch’io il mio e lo pubblicherò nei prossimi giorni sul Primo amore.

Il testamento biologico di Giulio Mozzi (ripreso anche da Carmilla) è questo:

«Ho quarantott’anni e, sinceramente, spero di arrivare alla morte in condizioni decenti. Il dizionario di Tullio De Mauro, alla voce "decenza", dice: "Convenienza, decoro, pudore rispetto alle esigenze etiche della collettività". Quando penso alla decenza, invece, io penso alle "esigenze etiche" mie proprie. Quali siano queste mie "esigenze etiche", io solo lo so: e non lo so ora per allora (un "allora" futuro), ma lo so in ciascun momento per quel momento. E’ possibile, peraltro, che io mi possa trovare, in un certo momento della mia vita, nell’incapacità di stabilire quali siano le mie "esigenze etiche" in quel preciso momento. Perciò - è questo il testamento - dico e dichiaro, qui e pubblicamente, che desidero che in quel certo momento possano decidere, abbiano il diritto e il dovere di decidere, in mio nome, quali siano le mie "esigenze etiche", le persone che mi amano.
Sospetto che "le persone che mi amano" non sia una definizione precisa - dal punto di vista giuridico. Credo che questa difficoltà sia inevitabile. Credo che la legge possa dire solo cose del tipo: che decida in mio nome la persona a me unita in matrimonio (o in altro tipo di unione), il parente più stretto, eccetera. Non mi dispiacerebbe però se, piuttosto che la legge, la consuetudine o la giurisprudenza conducessero a individuare la persona, o le persone, che possa o possano decidere, in quel certo momento, quali siano le mie "esigenze etiche". Peraltro, sarei portato a pensare che il diritto e il dovere di decidere quali siano le mie "esigenze etiche" spetti semplicemente a chi scelga di prendersi la responsabilità di decidere quali siano le mie "esigenze etiche". Credo che il fatto stesso che una persona sia disponibile ad addossarsi tale responsabilità (con tutti i rischi legali, sociali, morali eccetera che ciò comporta) basti a identificare questa persona come persona che mi ama.
Non sono sicuro di tutto questo, e non sono sicuro di averlo detto bene. Prendete le parole del secondo capoverso come un tentativo provvisorio. Se qualcuno vuole e può aiutarmi a formulare con più giustizia e più precisione, lo ringrazio.
Ho detto prima che quando penso alla "decenza" penso alle "esigenze etiche" mie proprie. Difatto, per ora, è così. Ho il sospetto, tuttavia, che se penso solo alle "esigenze etiche" mie proprie forse penso solo a metà. Non sono solo al mondo. Tutta la mia vita è intrecciata a tante altre vite. Mi domando: le "esigenze etiche" mie, e quelle delle persone alla cui vita è intrecciata la mia vita, in che maniera si intrecciano? In che modo diventano "esigenze etiche" condivise?
La parola "esigenze", poi, mi convince poco: come se l’etica fosse un fatto di esigenze ("esigenza": "ciò che si richiede a tutela di un diritto o di un interesse o per propria convenienza" - sempre il De Mauro), e non invece (o almeno: anche; e piuttosto: soprattutto) un fatto di desideri ("desiderio": "intenso moto dell’animo che spinge a voler ottenere o realizzare qualcosa che si considera un bene").
Mi piacerebbe, ecco, morire in modo da ottenere o realizzare un bene. E se in quel momento io fossi incapace di agire, decidere o parlare, mi piacerebbe se, nell’accompagnarmi alla morte, le persone che mi amano fossero guidate dal desiderio di ottenere o realizzare un bene. Vorrei morire come una creatura.
(E se spettasse a me, di prendermi la responsabilità di decidere sulla decenza del morire - ossia sul desiderio etico nel momento del morire - di una persona che amo? E se spettasse a voi?).
Il mio testamento è questo: credo che chiunque deciderà per me, deciderà per amore; e sarà responsabile della sua decisione. ("Decidere per amore" e "essere responsabili": due modi, mi pare, di dire la stessa cosa)».








pubblicato da a.moresco nella rubrica testamento biologico il 31 agosto 2008