Don Chisciotte nel cosmo

Salvatore Toscano e Ciro Carlo Fico



Si comincia con una frase di Antonio Moresco che da qualche parte nei suoi saggi letterari definisce il Don Chisciotte "un libro per extraterrestri". Sbocciano da subito brandelli di idee, visioni e suggestioni: si possono immaginare questo vecchio cavaliere filiforme e il suo scudiero barbuto e ciccione − due personaggi già anacronistici nel 1600, due uomini totalmente terreni, addirittura pasoliniani stando a come li ha reinventati Orson Welles − lanciati nello spazio, in assenza di gravità, con i gesti molli e rallentati di un astronauta rubato a 2001: Odissea nello spazio. E si può immaginare una missione perfettamente donchisciottesca: portare a un’eventuale altra civiltà che vive nel cosmo un resoconto veritiero delle attività umane sull’unico pianeta abitato del nostro sistema solare. Perché se il Don Chisciotte è un libro per extraterrestri allora davvero lo possiamo leggere per trovarci dentro tutto ciò che dell’uomo vale la pena conoscere. Il Don Chisciotte consultato come un’enciclopedia dell’umano, analizzato come una radiografia romanzesca della nostra specie.

DON CHISCIOTTE: Sii buono Sancio, metti a posto e vai a guardare l’universo fuori dall’astronave.
SANCIO: Ecco cos’è la cavalleria errante, un momento bastonate e un momento dopo forse ti fanno imperatore. Ed eccoci qua, siamo gli unici due sopravvissuti alla catastrofe che ha spazzato via il nostro pianeta, e come cavalieri erranti andiamo menando avanti e indietro per il cosmo, alla ricerca di un’altra civiltà a cui narrare le gesta dell’Ingegnoso Hidalgo Don Chisciotte della Mancia.
DON CHISCIOTTE: Cosa si vede?
SANCIO: C’è una distanza di stelle, un buio fetente, si vede tutto e non si vede niente, c’è l’universo largo che si allarga e solo un trattino bianco dove qualche anno fa c’era la terra.
DON CHISCIOTTE: Nient’altro che un trattino bianco?
SANCIO: Solo un trattino bianco.

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pubblicato da s.baratto nella rubrica teatro il 13 luglio 2008