Regole d’ingaggio

Teo Lorini



In quest’ulteriore prova del suo talento di reporter, William Langewiesche (American Ground, 2003; Il bazar atomico, 2007) analizza la sanguinosa rappresaglia messa in atto da una pattuglia di marines il 19 novembre 2005, quando l’ultimo blindato di un convoglio USA salta su una mina nascosta nelle strade di un quartiere residenziale di al-Hadita. Nella concitazione del momento vengono prima trucidati quatto studenti di passaggio assieme al taxista che li trasporta, poi il sergente Frank Wuterich ordina ai suoi uomini di scatenarsi in una insensata caccia all’uomo, sparando a vista fra le case e i cortili del vicinato. Bilancio: altre 19 persone assassinate: 9 uomini (fra cui un paraplegico cieco di 76 anni) 4 donne e 6 bambini. Per una guerra definita "di intelligence", chiosa amaramente Langewiesche, "sul terreno di intelligence ne circola pochina".
L’autore americano indaga i retroscena dell’evento e le tappe che hanno portato a una simile esplosione di violenza. E ben presto ci rendiamo conto che, per quanto essa possa sembrare brutale e insensata, non è che un episodio fra innumerevoli altri. Perché questa e non altro è l’occupazione americana in Iraq, una guerra "fuori controllo" gestita in maniera criminalmente superficiale, senza conoscere lingua, costumi, usanze di un popolo invaso. Emblematico in tal senso l’episodio di Falluja, con il comando USA che si istalla ai piani alti di una scuola da dove è possibile violare l’intimità dei cortili in cui le donne circolano senza il velo. A chi protesta, naturalmente, si risponde con raffiche di mitra ad altezza uomo, secondo Regole d’ingaggio mai definite con precisione.
Le stesse per cui Mario Lozano, il marine che ha assassinato il funzionario italiano Nicola Calipari, ha proclamato nell’aprile 2007 la sua innocenza in un’intervista al Tg1 e, senza contraddittorio, ha attribuito la colpa dell’accaduto a Giuliana Sgrena, rea (proprio come Langewiesche) di non volere raccontare solo la versione confezionata dallo Stato maggiore USA, di non essere cioè giornalista embedded. La traduzione letterale del termine, reso celebre dalle cronache di guerra post-9/11, è "aggregato", "incorporato alle truppe". La lettura di Regole d’ingaggio pone il problema di lasciare da parte gli eufemismi e impiegare un termine più appropriato per questi corifei "senza se e senza ma" della Guerra Infinita.
Servi, ad esempio.

William Langewiesche, Regole d’ingaggio, (a c. di M. Codignola), Adelphi, pp. 80, euro 5,50.

Pubblicato su «Pulp Libri» (n.71).








pubblicato da t.lorini nella rubrica libri il 28 giugno 2008