Il contagio

Carla Benedetti



Quando Walter Siti si libera del suo personaggio, ammiccante alla propria mediocrità, e esibito in Troppi paradisi come figura esemplare del degrado dell’Occidente (un’esemplarità tutta negativa, ma non per questo meno compiaciuta), allora dalla sua penna escono narrazioni di grande potenza.

Così succede nel suo ultimo romanzo Il contagio (Mondadori, pp. 339, E 18,00), corale, intenso, inquieto, duro, a tratti persino lirico, e che io preferisco al precedente. Quello aveva un inizio accattivante e letterario: "Mi chiamo Walter Siti come tutti". Questo si apre nel "brusio" di voci e di destini che si intersecano in una cena di borgata, al secondo piano dell’appartamento di via Vermeer, scala A, con le birre, le linguine all’astice, le pizze e un "sasso totem" di cocaina di quindici grammi che tutti guardano con golosità.

Tra i commensali, tutti borgatari, c’è anche Walter, "vecchio" intellettuale in disarmo innamorato di un culturista che abita nel palazzo. Però la sua figura resta sullo sfondo. E a parte alcune pagine in corsivo in cui "’o professore" torna a parlare del proprio degrado o "contagio" (e che mi paiono le meno riuscite), la sua è una voce e un’anima tra le tante, dentro al drammatico algoritmo delle vite devastate, in una quasi gaddiana "collettività tabulante".

Il genio empatico di Siti convoca sulla pagina una ricchissima galleria di personaggi, di storie, di sogni, di speranze deluse, narrate in modo avvincente, senza tralasciare nessun dettaglio del fenomenico mondo, e con una perizia vocale e psicologica degna di grandi scrittori del passato. La parte del leone la fa la sfrenata espressività dialettale borgatara, mai distrutta dalla televisione né dal consumismo - a smentire la nota tesi di Pasolini - e nemmeno dalla droga, onnipresente.

Belle anche le riflessioni su quella realtà che è stata chiamata "borgata" e che qui appare come l’"avanguardia" del nichilismo, tanto da invertire l’altro teorema pasoliniano:

"non sono le borgate che si stanno imborghesendo, ma è la borghesia che si sta ’imborgatando’ ".

(Uscito su "L’Espresso" del 20 giugno 2008)








pubblicato da c.benedetti nella rubrica libri il 28 giugno 2008