Mostrare.

Tiziano Scarpa



Per la strada una ragazza offre a un vecchio carcerato la tetta gonfia da ciucciare, si guarda intorno imbarazzata. Qualcuno tiene per le caviglie un morto raccattato per la via. Un giovane tutto agghindato ha regalato un pezzo di stoffa a un uomo buttato a terra, che non per questo smetterà di essere nudo. Un altro beve acqua da un osso schifoso, la mandibola dentata di un animale. Un altro indica un punto fuori dalla scena, perché il mondo è grande e la sua miseria non finisce qui. È l’ora di punta della sofferenza, in un angolo di strada si addensano umiliazioni, indecenza, morte. Ma non è una semplice esibizione di patimenti; il fulcro di quest’immagine è la sua autocontemplazione: una madre si affaccia da un tunnel di ali di angeli. Tiene fra le braccia suo figlio, lo costringe a guardare. Dunque le Sette opere di Misericordia di Caravaggio è un’opera pedagogica. Fa vedere che non c’è eufemismo educativo che tenga, bisogna mostrare subito ai bambini come stanno le cose.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 26 giugno 2008