Ovazione.

Teo Lorini



Nel temporale che incombe sulla basilica, l’omelia sulle indicazioni per il voto delle presidenziali americane volge al termine. Senza fare nomi, il braccio destro dell’arcivescovo designa le doti del candidato perfetto: contrario ai gay e all’aborto, sostenitore delle chiese cristiane e dell’educazione privata… Via via che l’elenco procede, nella nostra mente, evidentemente limitata, di europei si affaccia un solo plausibile nome, quello del senatore repubblicano John McCain.
Qui però c’è il colpo di scena. Dal pulpito il monsignore chiude alzando la voce di un paio di ottave e ricordando l’importanza di un Presidente contrario alla guerra, che riporti la pace nel Paese.

La commozione è palpabile. La pausa del predicatore sapiente. L’assemblea reagisce alzandosi in piedi. Un applauso frenetico e interminabile copre anche il ruggito dei tuoni che viene da fuori.
Il Paese è in guerra dal 2001, molti hanno subito qualche perdita, soprattutto fra i nativi. L’entusiasmo contagia anche noi, sorridiamo e battiamo le mani. Poi un pensiero si fa strada. Ci fermiamo, quasi nello stesso istante, e giriamo gli sguardi sulla gente che si spella le mani, su chi si abbraccia, chi sorride e chi asciuga una lacrima.
Ma se il candidato deve avere anche il desiderio di pace, pensiamo, a loro chi resta da votare?








pubblicato da t.lorini nella rubrica dal vivo il 24 giugno 2008