Vizietto.

Teo Lorini



Santa Fe, New Mexico, domenica mattina.
Fino alla metà dell’Ottocento questo era territorio messicano; ecco perché, tanto fra i nativi americani e i latinos, quanto fra i bianchi di discendenza europea, la popolazione professa il cattolicesimo in percentuali bulgare. Lontano, sopra il deserto, si stanno addensando nubi nere di pioggia, ma oggi è un giorno di festa. Si celebrano i battesimi, che qui si svolgono ancora per immersione. I bimbetti sono nudi e sull’altare della storica Cathedral Basilica of St. Frances of Assisi, non c’è il solito sacerdote nigeriano dalla pronuncia comica, ma il decano dell’Arcivescovo. Il rito si conclude, sottolineato da un lungo applauso. Poi il monsignore prende la parola per ricordare che mancano 130 giorni alle elezioni presidenziali.

Ci risiamo, penso, ecco il solito vizietto di influenzare "paternamente" l’elettorato. Ma subito mi rassicuro: siamo nella terra dei Padri Fondatori, del Liberalismo, della separazione dei poteri. Da queste parti agli islamici, accusati di trasformare le moschee in luoghi di mancata integrazione e di mettere la propria fede davanti ai valori di cittadinanza, toccano intercettazioni, indagini e, se ritenuto opportuno, perfino le gabbie di Guantanamo.
E così immagino che, per evitare l’accusa di ingerenza (scomparsa dal vocabolario dei politici italiani) il monsignore USA metterà a dura prova il mio inglese producendosi in bizantinismi oratori e cautissime perifrasi. Allora mi sforzo per cogliere le sue parole, ma sto sbagliando di grosso.

Non vi dirò per chi votare, è l’esordio, ma al momento di scegliere il candidato ricordate queste cose. Ciò che segue è un florilegio dei motivi ricorrenti nelle allocuzioni dei vari Ruini, Bagnasco, Betori. E per di più in parole tanto semplici che basterebbe un trimestre di corso per comprendere ogni singola frase.
La famiglia è fatta da un uomo e una donna, il resto è abominio. La vita è sacra dall’istante del concepimento. L’unico candidato eleggibile è un candidato pro-life. L’istruzione cattolica va tutelata. Eccetera. Eccetera. Eccetera.
Mi sto ancora riprendendo dalla tirata quando il presule conclude in gloria. Quanto a me, scandisce, una cosa ho ben chiara: prima di essere un cittadino americano, io sono un Fedele Cattolico.

Fuori dalla basilica, in lontananza, rimbomba un tuono. Il vento ulula, portando odore d’elettricità.








pubblicato da t.lorini nella rubrica dal vivo il 24 giugno 2008