Mujica II

Sergio Baratto



Ho scoperto che ci sono due Pepe Mujica.

Il primo è dal 2010 il presidente dell’Uruguay. José Alberto Mujica Cordano detto Pepe, nato a Montevideo nel 1935, è stato – prima di diventare ministro e poi presidente – un comandante guerrigliero dei Tupamaros, il movimento armato di ispirazione marxista-leninista attivo dagli anni Sessanta alla metà degli anni Ottanta. Questo primo Mujica, guerrigliero comunista, rimase nelle prigioni della dittatura, in condizioni inumane, dal 1972 al 1985.
Mujica, da presidente, ha rinunciato al 90% del suo stipendio (che devolve in beneficenza) e a vivere nel palazzo presidenziale: abita tuttora in una piccola fattoria nella periferia della capitale e si sposta su un decrepito Maggiolino degli anni Settanta. Per questi atteggiamenti di estrema sobrietà e per le sue idee politiche decisamente progressiste su aborto, matrimoni gay e depenalizzazione della marijuana, il primo Mujica è una figura davvero rara, forse unica, tra i leader mondiali.

Il secondo è un fenomeno virale del Web. Le sue immagini con annessa frasetta memorabile (vera, stravolta o apocrifa: non importa) – veri e propri santini post-cristiani – girano sui social network con crescente successo; vengono condivise spesso e volentieri nei gruppi virtuali di quell’area dai contorni vaghi e mutevoli che potremmo definire grosso modo populista, e comunque accomunati da una serie di elementi ricorrenti: l’approssimazione o l’ambiguità ideologica (o post-ideologica), la tendenza alla credulità (sono grandi diffusori di bufale), i toni demagogici da crociata anti-casta, anti-politica, anti-UE, anti-banchieri & tecnocrati, anti-élite di potere (quale che sia l’élite di turno, vera o presunta, assurta a nemico).
Non solo: gli infiniti avatar di questo secondo Mujica sconfinano anche tra i cospirazionisti e i loro attigui, quei gruppi-pastone in cui la confusione mentale va a braccetto con il fanatismo e la continua sfida alla logica: animalisti esagitati (che ripropongono modi e toni tipici dell’estrema destra antiabortista statunitense, con gli animali al posto dei feti); seguaci delle più improbabili medicine alternative impermeabili alle più elementari nozioni di fisica, chimica e biologia; apodittici assertori di controverità sull’11 settembre che non resisterebbero non dico al Rasoio di Occam, ma a una lametta usa e getta del discount; estimatori di Nikola Tesla inventore di qualsiasi marchingegno immaginabile purché inviso agli interessi delle multinazionali dell’energia e dei governi plutomassonici; paranoici fissati con le scie chimiche, la guerra climatica e i complotti mondiali, giudaici o alieni; nazimaoisti travestiti da antimperialisti e antisionisti con un debole per i piccoli dittatori sanguinari per gli ex agenti del KGB diventati presidenti (gente, per intenderci, che mette sullo stesso piano Ernesto Che Guevara, Assad e Gheddafi).
Il secondo Mujica arriva persino a sfiorare – caso estremo – le bacheche più esplicitamente razziste, dove capita che faccia capolino tra un insulto fascista e sessista a Cécile Kyenge o a Laura Boldrini, un delirante grido d’allarme contro l’invasione degli immigrati negri e islamici e un lacrimevole appello a pregare per i due italici marò imprigionati dai perfidi indiani per aver eroicamente sparato a due pescatori (ammazzandoli).
Infine spopola tra i grillini e i para-grillini, per cui incarna e realizza l’utopia del leader venuto dal popolo e rimasto nel popolo e con il popolo; che è tutt’uno con il popolo e che non ha tradito il popolo; che è impermeabile alle malie della casta ed è incorruttibile dal potere, grazie a una gestione “francescana” del potere che lo scardina dalle fondamenta.
In questa grottesca plaga della Rete – e dell’opinione pubblica, che tanto virtuale non è –, il secondo Mujica è figura di riferimento alla stessa stregua di Orban (il presidente ungherese che ha trasformato il suo paese in una luttuosa imitazione dei regimi nazionalisti, reazionari e antisemiti degli anni trenta, ma che – secondo una leggenda metropolitana priva di fondamento ma di grande successo tra i consumatori e gli spacciatori di bufale – ha tenuto testa al Fondo Monetario Internazionale e incrementato il PIL magiaro: perciò chissenefrega se il governo Orban è xenofobo e antisemita), Gandhi, Putin (uno che ha le palle e non la manda a dire al negro rettiliano o musulmano Obama, inoltre a ben vedere lotta contro il progetto di distruzione della famiglia tradizionale ordito dall’internazionale gay), Ahmadinejad (tanto amato ai tempi della sua presidenza per il suo “antisionismo” e il suo antiamericanismo), Martin Luther King, Hugo Chavez (che a quanto pare eccita irresistibilmente i nazimaoisti rosso-bruni), Jiddu Krishnamurti, Mandela e finanche Sandro Pertini (o Bearzot, che è lo stesso).

Il primo Mujica è un uomo di sinistra. Anzi, probabilmente molti lo definirebbero di estrema sinistra.

Il secondo Mujica è un emblema vuoto, o meglio svuotato: una volta rimossa la sua sostanza ideologica – che lo renderebbe indigeribile a una larga parte di coloro che ne condividono il santino in Rete – tramite la più classica operazione di semplificazione e falsificazione, può finalmente venire recuperato e trasformato in un eroe rappresentativo del côté più cialtrone (ma non necessariamente il più inoffensivo) del Web.








pubblicato da s.baratto nella rubrica giornalismo e verità il 17 dicembre 2013