Shopping.

Tiziano Scarpa



Continuo a pensare alla passeggiata fascista che ho incrociato la settimana scorsa. Non era una manifestazione, nel senso che non aveva un contenuto preciso, non rivendicava nulla, se non la soddisfazione di certificare la propria esistenza. Ormai si mostrano spavaldamente alla luce del sole, marciano in mezzo alla gente che va per negozi, cantano inni ripugnanti, invocano il duce. Sono felici di poterlo fare, di camminare esibendo il saluto romano, si sentono legittimati dal clima generale: ci siamo anche noi, cosa credete. Nessuno dei passanti si è voltato a dirgli "vergognatevi" (nemmeno io, d’altronde). Stavamo cercando delle calze per lei, in questo giugno grigio e freddo. Siamo entrati in un emporio, merci glassate di luce, musica ritmata. Lo stordente apparato di seduzione mercantile, i pavimenti scintillanti, i ritornelli ruffiani hanno peggiorato la mia prostrazione. Di là il fascismo, di qua il marketing. Difendere la democrazia per salvare la civiltà dello shopping?








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 18 giugno 2008