Duce.

Tiziano Scarpa



Sabato mattina, il corso principale di una grande città italiana. La gente entra nei negozi di abbigliamento, infila gli ombrelli bagnati nelle buste oblunghe di plastica in distribuzione sulla soglia, per non sgocciolare. Dentro c’è musica ritmata, una bolla sonora irradiata dalle merci. Da fuori arriva un’altra percussione vocale. "Duce, duce!" Sono trenta, forse quaranta. Vestiti di nero, capelli corti, le croci celtiche sulle bandiere. Qualcuno ha in mano un bastone. Camminano tenendo il braccio destro teso. Sento salire un brivido di rabbia e sconforto, sudo freddo. Il drappello di Forza Nuova prosegue la sua passeggiata sbruffona. Li seguo per qualche metro. Sfilano via, nell’indifferenza generale (indifferenza coadiuvata dall’ostentazione dei bastoni). Una signora che viene nella direzione opposta mi guarda in faccia con una delle smorfie più atroci che abbia mai visto: la signora sta sorridendo. Prova vergogna anche lei? Oppure si compiace di questi bravi ragazzi italiani?








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 18 giugno 2008