Beduina

Teo Lorini



"A papà il mio corpo fa schifo" Jasira ne è sicura da subito. Come spiegare altrimenti il ceffone che ha ricevuto per essersi presentata a colazione in maglietta e slip? Jasira ha 13 anni e da pochi mesi la sua vita è piena di cambiamenti non voluti né piacevoli. Prima le sono venute quelle "tette dritte in fuori" che lei non riesce a nascondere, poi il fidanzato di mamma sembra essersi preso una cotta per lei. Mamma allora è corsa ai ripari e l’ha spedita subito a Houston a vivere con papà, il libanese Rifat, che dovrebbe darle un’educazione più severa. E papà non si fa pregare: al primo ceffone ne seguono molti altri, ogni volta che le esigenze e i cambiamenti di Jasira lo imbarazzano. E anche quando Rifat non la picchia, riesce lo stesso a mortificarla. Ad esempio, al primo arrivo di quello che papà chiama "il mensile", Jasira viene dapprima trascinata all’ipermercato per una tragicomica ispezione allo scaffale degli assorbenti ("Come definiresti il tuo flusso? Leggero, medio o forte?"), e poco dopo chiusa fuori di casa per aver adoperato un tampax ("Sono per le donne sposate!").
L’infanzia di Jasira è finita all’improvviso, al suo posto una vita diversa, dominata quel corpo che si trasforma e ribella, che attira curiosità e desideri ma anche ira e rimproveri. Che, tutto d’un tratto e senza preavviso, esiste senza mediazioni o istruzioni per l’uso, invadendo in maniera diretta o indiretta ogni momento e ogni rapporto e tradendo persino lei quando "nel cervello penso una cosa, ma poi nel resto di me stessa ne succede un’altra". E ad accorgersene non è solo l’imbarazzato e maldestro papà, ma anche mr. Vuoso, il vicino di casa al cui figlio Jasira fa da baby sitter.
Qualche recensore ha parlato per Beduina di "romanzo sulla pedofilia", ma la definizione non sembra del tutto appropriata. Se così fosse, infatti, le riflessioni e le mosse di Vuoso dominerebbero la scena, come accade al protagonista dello splendido e perturbante La fine di Alice di A. M. Homes. Qui invece Vuoso resta un comprimario. Et pour cause: il punto focale su cui si concentra tutta l’attenzione è la figura di Jasira, protagonista, voce narrante e guida del lettore attraverso un’adolescenza di cui la Erian riesce a rendere con onestà incisiva e ispirata tutta la paura, il mistero, il senso d’inadeguatezza perenne e l’ancora intatta purezza.
Se proprio una denominazione ci vuole, pare allora più calzante quella di "romanzo dell’adolescenza", seguita però da un avvertimento al lettore frettoloso affinché non resti deluso quando, nello sfavillante esordio di Alicia Erian, non troverà i turbamenti pruriginosi e furbetti delle Melisse P. e delle altre fillettes fatales di questa sponda dell’oceano, né i teenager strafatti, sessuomani e troppo visti nel repertorio di Larry Clark e dei suoi epigoni. Qui ci sono invece una tenerezza sincera e delicata, un linguaggio sobrio sin quasi alla crudezza, uno stupore partecipe che pone sempre le domande giuste, restituendoci il respiro della vita vera. Quella dove i genitori non sono figurine banalmente assenti o monodimensionali, ma persone autentiche, che compiono in prima persona i propri errori, per inadeguatezza, meschineria, disattenzione o, più semplicemente, perché sono esseri umani. La Erian infatti, ed è un altro dei suoi abbondanti meriti, riesce a estendere la sua profonda pietas su tutto ciò che racconta, persino sulla figura del vicino molestatore, ed è in questo modo che, mentre ne tratteggia in magistrale chiaroscuro l’incertezza fra il dominio di sé e l’attrazione per quella sensualità così poco consapevole, trasforma Mr. Vuoso da personaggio in persona.
All’ottima riuscita di Beduina contribuiscono ancora l’ambientazione in un Texas pochissimo convenzionale, dove l’entusiasmo per il lancio dello Shuttle sfuma nell’avvento della prima guerra del Golfo, e lo sguardo intelligente sulle tensioni fra minoranze, quando il pregiudizio prevedibile contro la libanese Jasira è bilanciato dall’ottusità con cui il padre le vieta di uscire con un coetaneo di colore perché "sui moduli noi mediorientali siamo considerati bianchi". Ma la cosa più convincente di quest’opera prima è la malinconica dolcezza che la pervade. Una sensazione impalpabile e intensa come quel "pezzettino di caramello" incastrato fra i denti, che basta da solo a ricordare quanto è stata dolce una serata, qualcosa di inafferrabile e assoluto come la felicità improvvisa d’una ragazzina sola.

Alicia Erian, Beduina, (trad. di G. Oneto), Adelphi, pp. 345, euro 12.

Pubblicato su «Pulp Libri».








pubblicato da t.lorini nella rubrica libri il 13 giugno 2008