Agganciare sconosciuti che escono di prigione

Tiziano Scarpa



Questo è un estratto dalla seconda scena di L’inseguitore, che debutta il 7 e 8 giugno al teatro San Ferdinando, con la regia di Arturo Cirillo, per il Napoli Teatro Festival Italia.
Il dramma è pubblicato da Feltrinelli, in un volume che raccoglie anche i testi di Adonis e Banana Yoshimoto (nella riduzione teatrale di Giorgio Amitrano), tutti e tre scritti per questa edizione del festival.
Nelle prime scene, il signor Aloisio cerca di attaccare discorso con gli sconosciuti che escono dal carcere.


Il signor Aloisio ha un vistoso cerotto sullo zigomo.
Se ne sta lì ad aspettare, in piedi, a sinistra.
Ciondola. Ogni tanto si accuccia a raccattare qualcosa, senza troppa curiosità, più che altro per passare il tempo.

C’è una luce mattutina, e anche il paesaggio sonoro è come quello della scena precedente. Stessi rumori di auto, a folate.

Si sente il rumore di una porta pesante che si chiude. Da destra entra in scena un giovane uomo. Si chiama Nic.
È vestito in maniera sportiva.

Il signor Aloisio comincia a seguirlo.
Ci sono alcune deambulazioni in lungo e in largo, simili a quelle della scena precedente. Poi, anche questa volta il signor Aloisio tenta di rivolgere la parola alla persona che sta seguendo.

IL SIGNOR ALOISIO
Ha intenzione di farla tutta a piedi?

Nic non risponde.

IL SIGNOR ALOISIO
Se continua per di là dovremo salire sul viadotto, per passare dall’altra parte. C’è una fermata dell’autobus, lì (indica un’altra direzione rispetto a dove stanno andando). È vicina.

Nic tace.

IL SIGNOR ALOISIO
Ne passa uno ogni ora. Se siamo fortunati lo prendiamo, altrimenti tocca aspettare. Un’ora. Ma è sempre meglio che scarpinare su per i viadotti, no? Capisco che lei magari ha voglia di sgranchirsi le gambe, però…

Nic non lo ascolta, o fa come se non avesse sentito.

Il signor Aloisio lo segue.

Escono.

Ricompaiono su una passerella in alto, a qualche metro da terra, sul limite superiore della scena, con Nic sempre davanti e il signor Aloisio dietro.

Si sente il traffico, come se fosse un mare, automezzi che passano e lasciano scie di rumore, a ondate, ritmano il tempo con la loro risacca motoristica.

Il signor Aloisio si ferma, resta a guardare il paesaggio.

IL SIGNOR ALOISIO
Tira un gran vento, qui sopra. Non sono fatti per i camminatori, questi posti. Si sono prese tutto lo spazio, le automobili. (allarga le braccia, come per dimostrare quel che dice con il paesaggio stesso; è meditabondo, fa una pausa tra una frase e l’altra; parla come se stesse impastando ciò che vede con i suoi pensieri pronunciati ad alta voce). In posti come questo i ragazzi venivano a divertirsi. Gettavano massi di sotto. È da un bel po’ che hanno smesso. Peccato.

Il signor Aloisio ha trascurato di tener d’occhio Nic smettendo di seguirlo. Ora si ritrova da solo. Se ne rende conto. Si guarda intorno sconcertato. Pare averlo avvistato. Lo rincorre, uscendo di scena.

Rientra Nic, in basso, camminando come sempre davanti e, poco dopo, compare anche il signor Aloisio un po’ affannato.

IL SIGNOR ALOISIO
È perché non ha il biglietto che non vuole prendere l’autobus? Guardi che non c’è problema, glielo do io. (Infila una mano nella tasca interna dell’impermeabile. Tira fuori un mazzetto di biglietti). Ecco qua.

Nic non lo guarda.

IL SIGNOR ALOISIO
Ho i biglietti di tutte le tariffe. Linee urbane ed extraurbane. Anche provinciali e regionali.

Mostra biglietti di autobus di vari i tipi, di diversi formati e colori.

Nic non gli dà retta.

IL SIGNOR ALOISIO
Sono preparato per qualsiasi tragitto.

Nic non lo bada.

IL SIGNOR ALOISIO
Mi piacerebbe fare un viaggio vero. Una crociera! Non me la sono mai potuta permettere. L’aereo costerebbe molto meno, è vero. Oggi ti fanno volare a prezzi stracciati, ma purtroppo io non posso, mi viene l’angoscia. Lo soffro troppo, l’aereo. Mi manca la terra sotto i piedi. E d’altronde i treni sono noiosi. Non mi restano che gli autobus. Li prendo tutti. Cioè, quelli che capitano.

Il signor Aloisio si ferma per un attimo. Dà un’occhiata panoramica. Poi riprende a camminare dietro a Nic, recuperando lo spazio perduto. Ricomincia a straparlare con il suo tono compiaciuto, dicendo cose che nessuno gli ha domandato.

IL SIGNOR ALOISIO
Mi piace vedere la città che finisce e diventa qualcos’altro. Cioè, mi piacerebbe vedere se è vero che finisce e diventa qualcos’altro. Perché quando salgo sull’autobus mi addormento. Sempre. Se trovo un posto a sedere, l’autobus mi culla. È più forte di me, prendo sonno. Mi sveglio al capolinea, in un posto nuovo. Ma va bene lo stesso. Più che viaggiare mi piace arrivare. (lo dice con soddisfazione, come se fosse arrivato a un’acquisizione conoscitiva su sé stesso, condotto dal ragionamento ad alta voce che ha appena fatto)

Nic si volta di scatto e gli afferra il bavero dell’impermeabile.

NIC
(parla molto rapidamente, con astio) E dove vuoi arrivare? Dove, vecchio porco?


L’INSEGUITORE

di Tiziano Scarpa
regia Arturo Cirillo

produzione Napoli Teatro Festival Italia e Mercadante Teatro Stabile di Napoli

7, 8 giugno
ore 20.00

Teatro Stabile di Napoli San Ferdinando,
piazza Eduardo De Filippo, 20
Napoli

Prima Assoluta
durata 80’

con Arturo Cirillo, Michelangelo Dalisi, Sabrina Scuccimarra, Salvatore Caruso

costumi Gianluca Falaschi
musiche Francesco De Melis
scene Dario Gessati
luci Simone De Angelis
aiuto regia Roberto Capasso
assistente alle luci e fonico Badar Farok
direttore di scena Marcello Iale
sarta Pina Sorrentino








pubblicato da t.scarpa nella rubrica teatro il 6 giugno 2008