Corpi.

Teo Lorini



«Magari», dice G. con un cenno alla pancia dove sta crescendo la sua bambina nuova nuova «è lei ad attirarle. O forse mi sta solo rendendo più sensibile». È un fatto, mi spiega, che da qualche mese inciampa in situazioni complicate. «E tutte hanno a che fare con il corpo».
Una collega al lavoro ha una sindrome da stress che la deforma. In certi giorni il viso, il collo, le mani, cominciano a gonfiarsi. Non ha capogiri, nausee o altri sintomi, ma fa impressione il modo in cui la sua testa e le braccia si trasformano gradualmente e in modo grottesco, senza che lei possa fare nulla per impedire questo processo.
Un’altra invece si è appena sottoposta a un’operazione contro le smagliature. Per cinque ore un laser le ha scrutato l’epidermide, cancellando imperfezioni e cicatrici. Nell’interno delle cosce, sulle natiche, persino all’attaccatura del seno, ogni singola plica di pelle è stata irradiata, cauterizzata ed espunta.
Poi c’è un’amica d’infanzia che sta leggendo libri e articoli sull’intervento per il cambio di sesso. È molto più difficile per le donne che per gli uomini, sostiene. Per ricostruire una sorta di protesi fallica, vengono impiegati brandelli di pelle prelevati da sotto il braccio. Il risultato è un simulacro molliccio e sporgente che, ovviamente, non ha possibilità di erezione.
Si affollano immagini di incisioni e cicatrici, di tessuti e mutazioni, mucose turgide e labbra di ferite esposte. Chiudo gli occhi per scacciarle ma anche le mie palpebre sono lembi su una lacerazione. Di tutti coloro che si trovano ora in questo bar e fuori, a calpestare le crepe del marciapiede umido di pioggia, l’unico corpo ancora integro e inalterato è quello, nuovo e incompiuto, della bambina che si sta formando nella pancia di G. Lo rimarrà, almeno fino a quando le sue orecchie saranno complete e le parole che ora risuonano ovattate e indistinte nell’amnio innescheranno anche in lei l’idea della trasformazione.








pubblicato da t.lorini nella rubrica dal vivo il 5 giugno 2008