Gli imprenditori della paura

Gianfranco Bettin



Un piccolo caleidoscopio, che fa vedere tutta l’infamia, tutta la vera, schifosa natura degli "imprenditori politici" della paura e del razzismo, dai quali, si spera, perfino Berlusconi, sui clandestini, forse comincia a prendere le distanze: tale si rivela il blitz di ieri a Mestre di un gruppo di leghisti contro un villaggio per i sinti (che vivono da trent’anni poco lontano, in un insediamento ormai inadeguato) progettato dal Comune di Venezia. Di per sé, il blitz ha raccolto ben poco, una ventina di persone. In compenso, a favore del villaggio, sono schierate tutte le istituzioni della città, associazioni e gente di buona volontà, il Patriarca, la Caritas, mentre prefetto e questore hanno garantito, dati alla mano, che l’insediamento non ha mai dato problemi.

I 169 sinti sono tutti residenti, tutti regolari, tutti lavorano, tutti i loro bambini vanno a scuola. Il progetto, risalente al ’98, era nato sulla base di finanziamenti governativi. Inaffidabili, come sempre in questi casi, i vari governi succedutisi hanno poi tagliato i fondi. Così il Comune, che si era impegnato con i sinti e con la città attraverso un contratto di quartiere (che prevede nell’area dell’attuale campo un intervento di edilizia residenziale e una struttura per anziani), ha deciso di onorare l’impegno stanziando la cifra necessaria (2,8 milioni di euro). Nel villaggio si trasferiranno 38 degli attuali nuclei, 130 persone circa, avendo 7 nuclei deciso di accettare un alloggio pubblico. L’area interessata è poco distante dal campo attuale, è più spaziosa, non a ridosso di un quartiere popoloso come è l’attuale e, perciò, rende possibile ampliare e riqualificare l’insediamento. Una soluzione razionale e civilissima, perfino economicamente vantaggiosa per il Comune, perché se tutti i sinti avessero scelto l’alloggio pubblico (a cui avrebbero diritto per cittadinanza, reddito, numero di figli e altri membri) i costi sarebbero stati ben maggiori.

Perché tutto questo livore, dunque? Perché, appunto, gli "imprenditori politici" della paura e del razzismo (la definizione è di Luigi Manconi) non hanno alcun interesse a soluzioni razionali e civili. Al contrario, vogliono alimentare un disordine rancoroso e nevrotico, che finora li ha premiati elettoralmente (Berlusconi compreso, che magari rischierà di misurarsi con i mostri che ha creato). Non a caso, anche a Mestre, da giorni, stanno cercando l’incidente, per enfatizzare il proprio livoroso discorso. Oggi gran parte dei media, in perfetta sintonia con il peggio dell’Italia paranoica e irragionevole, ha regalato allo sparuto drappello leghista una visibilità del tutto immotivata, data la miseria non solo dei loro argomenti ma della mobilitazione stessa.

Il Comune, comunque, intende procedere e in città si sta preparando la contro-mobilitazione degli antirazzisti. Resta da vedere cosa farà il resto del centrodestra, anche alla luce delle differenze createsi ieri con la Lega sul reato di clandestinità. Qui, però, non ci sono clandestini. A Venezia nessuno che avesse bisogno lo sarebbe comunque, ma in questo caso nessuno lo è anche formalmente. Il nuovo insediamento è un segno della città che cresce e migliora. Nessuno potrà fermarla.

Una versione ridotta di questo articolo è uscita oggi su "il manifesto".








pubblicato da t.scarpa nella rubrica democrazia il 4 giugno 2008