Cartoline dai morti #9

Franco Arminio



Stavo togliendo di mezzo le maglie dell’inverno. Piegarle una ad una e trovare un posto dove nasconderle mi ha stancato. Nella mia casa c’erano troppe cose. Troppe maglie, troppe scarpe, troppi cappotti, troppe sciarpe. Io non buttavo niente, la mia vita era trovare un posto alle cose che compravo. Alla fine nella mia casa c’era posto per tutto tranne che per me. Sono caduto a terra stringendomi a un maglione. Era un maglione verde, uno che non mi ero messo mai. Stava in casa solo per essere spostato due volte l’anno nella transumanza da un cassetto all’altro.

Qui la fine della primavera e la fine dell’inverno sono più o meno la stessa cosa. Il segnale sono le prime rose. Ne ho vista una mentre mi portavano nell’ambulanza. Ho chiuso gli occhi pensando a questa rosa mentre davanti l’autista e l’infermiera parlavano di un ristorante nuovo dove ti fanno abbuffare e si spende pochissimo.

Stavo in fila da più di un’ora. Un’ora per passare dalla periferia della paese alla periferia della città. Ero in macchina come tutti gli altri. Se la gente passasse davanti a un libro lo stesso tempo cha passa nelle macchine sarebbe un’altra storia. Stavo facendo questo pensiero quando ho sentito che davanti a me non c’erano più macchine e palazzi. Davanti a me, dentro di me non c’era più niente. Ero finito dove prima o poi finiscono tutti. Qualche secondo dopo è morto anche il motore della macchina.

Avevo novantanove anni. I miei figli venivano alla casa di riposo solo per parlami della festa dei cento anni. Io ero contenta di sentirli contenta di aspettare questa festa. A me la cosa non mi faceva nessun effetto. Io ero viva solo per sentire la mia stanchezza. E volevo morire per non sentire più neanche quella. È accaduto sotto gli occhi della prima figlia. È accaduto mentre mi dava uno spicchio di mela e mi parlava della torta col numero cento. L’uno deve essere lungo quanto un bastone e gli zero quanto le ruote di una bicicletta, stava dicendo.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica racconti il 4 giugno 2008