Quasi una voliera

Mauro Pianesi



«La semplice verità è che la fame sta vincendo perché ci rifiutiamo di ammettere che la soluzione non è di aumentare il cibo ma di diminuire le nascite, e cioè le bocche da sfamare. La Fao, la Chiesa e altri ancora si ostinano a credere che 6-8 miliardi di persone consentano uno sviluppo ancora sostenibile. No. Più mangianti si traducono oggi in più affamati. I 30 mila bambini che muoiono di fame ogni giorno li ha sulla coscienza chi li fa nascere» (G. Sartori, Corriere della Sera, 9 giugno 2002).
Da studente abitavo in una casa dietro la stazione. La mattina lavoravo, il pomeriggio studiavo: ogni tot mi alzavo a sgranchire le gambe, fumarmi una sigaretta. Il mio arrivo alla portafinestra era salutato immancabilmente dagli squèck! terrorizzati dei diamantini che tenevo in una gabbia molto grande, quasi una voliera, vicino al termosifone. Mi fermavo davanti al vetro pinticchiato di sporco, a guardare la piccola stazione quasi senza treni della mia città, mentre i diamantini ancora terrorizzati continuavano a sbattere contro le sbarre e tra di loro, in un piccolo vortice di piume vecchie e di polvere.
Ho amato i diamantini. Quando abbiamo cambiato casa, li ho regalati al negozio d’animali sul viale della stazione. Dopo tanti anni, a volte, li sogno ancora. Sogno quando, d’estate, li mettevo un po’ all’aria aperta e, riempito d’acqua un barattolino in vetro del tonno, aspettavo che vi atterrassero frullando le penne. Sogno il canto metallico, stridulo, martellante del maschio eccitato che inseguiva la femmina. Sogno le covate invernali, i futuri genitori beccare un po’ di paglia, un po’ d’ovatta per tessere il nido, e poi ingozzare la nidiata pigolante come gli animali veri dei documentari. Dai miei sogni ho cancellato i parti sghembi degli incesti, i piccoli più piccoli e indifesi resi calvi dalle beccate dei più grandi, che li allontanavano dal cibo e li lasciavano morire stecchiti, sul foglio di giornale ingiallito della mia gabbia molto grande, quasi una voliera.
«La situazione è, allora, che per 6-7 miliardi di persone la coperta è corta. Per rimediare, tutti cercano di tirarla a sé. E così per turare una falla ne apriamo un’ altra. Quando la coperta è sempre più corta, l’unica soluzione è di ridurre il numero di chi ne deve essere coperto e protetto» (G. Sartori, Corriere della Sera, 6 maggio 2008).








pubblicato da s.nelli nella rubrica racconti il 18 maggio 2008