Padre.

Tiziano Scarpa



È primavera, io attraverso piazze colme di luce fino a scoppiare, porto dentro di me una cripta sigillata, tremolante di tubi al neon, vedo lemuri spauriti, sangue pallido che pulsa nelle carnagioni spugnose, sottoterra. Quando ho cominciato a scrivere queste annotazioni mi ero imposto di non commentare mai le notizie in cui incappavo, ma di occuparmi soltanto di quello che è capitato a me. "La vita, non il mondo", mi dicevo. Da qualche giorno però è come se stessi vivendo una notizia, dall’intensità con cui la penso. È la storia di quell’uomo che ha segregato per più di vent’anni la figlia nella cantina antiatomica, l’ha messa incinta una quantità di volte facendola partorire esseri anemici, sdentati, cartilaginosi, minati da deficit genetici, condannati allo spavento e alla malattia. Più che metterli al mondo, il padre li ha messi a morte. Thomas Bernhard, Ave Virgilio: "Riconosco mio padre, come l’inventore del mio morire". Erkenne ich meinem Vater, als den Erfinder meines Sterbens.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 2 maggio 2008