Compagni Fratelli Remix

Giuseppe Caliceti e Mara Redeghieri



GIUSEPPE: Allora, allora, io e Mara volevamo dire che Giovedì 24 Aprile 2008, nel corso della manifestazione "La notte della Liberazione" per i festeggiamenti del XXV Aprile, a Reggio Emilia, in Piazza della Vittoria, abbiamo presentata la prima esecuzione dell’opera-poesia Compagni Fratelli RE.mix, prodotta per ARCI-Reggio Emilia con la collaborazione di comune, provincia, Istoreco, Anpi Reggio Emilia.

MARA: Di fatto, una lettura scenica per poeta, cantante, fisarmonica, clarinetto solisti e banda. Il poeta era Giuseppe Caliceti.

GIUSEPPE: La cantante Mara Redeghieri, tornata per l’occasione a calcare un palcoscenico dopo l’esperienza con gli Ustmamò.

MARA: Il clarinettista era Mirco Ghirardini. Il fisarmonicista Glauco Camminati. La banda la Filarmonica Tricolore di Reggio Emilia diretta dal maestro Antonio Bonfrisco. Adesso parla tu del testo, Giuseppe.

GIUSEPPE: Il testo che ho scritto mixava e cuciva tra loro, con versi inediti sull’Italia di inizio millennio, stralci di un testo inedito giovanile del poeta patafisico reggiano Corrado Costa, la Canzone contadina dei fratelli Cervi, e del poemetto civile Compagni fratelli Cervi di Gianni Rodari, letto per la prima volta al Teatro Municipale di Reggio Emilia l’8 maggio del 1955 in occasione dell’80° compleanno di papà Cervi davanti a un’assemblea di ragazzi. Ragazzi, ci pensi?

MARA: …e che ancora oggi è di sorprendete attualità.

GIUSEPPE: L’opera-poesia ha ricostruito il clima politico e culturale che si respirava a Reggio Emilia negli anni successivi alla Liberazione e, contemporaneamente, metterlo a confronto con quello dell’Italia di oggi, in cui dal "mito" della Resistenza di un tempo si è passati a un suo crescente e preoccupante revisionismo.

MARA: È stata una doverosa commemorazione di nostri Eroi conterranei, un urlo di rabbia e di terrore, un monito in ricordo di quello che è accaduto e che sempre potrà riaccadere.

GIUSEPPE: Abbiamo recitato e cantato accompagnandoci spesso con la banda, composta da 35 elementi. Tra le canzoni cantate da Mara: La Canzone delle Reggiane dedicata al trattore R60 è di Ermanno Rivetti, operaio delle Reggiane di Reggio Emilia; Ci vuole un fiore, canzone del disco omonimo di Sergio Endrigo e Gianni Rodari, del 1974, il cui attacco della canzone è lo stesso di Bandiera Rossa; Bella ciao; Ballata delle donne di Edoardo Sanguineti, musica di Mara Redeghieri e Antonio Bonfrisco; Lenin e Stalin, scritta nel primo dopoguerra, è del partigiano Spartacus Picenus, nome di battaglia di Raffaele Mario Offidani: non conoscendola cambiò il testo a numerose canzoni di successo; in questo caso, la nota canzone prende a prestito la melodia di Mamma, di Alberto Rabagliati, del 1940; Sette fratelli, testo è Gianni Rodari, tratto da Il libro degli errori e Compagni e fratelli Cervi (estratto); musica di Mara Redeghieri e Antonio Bonfrisco.

MARA: Una distinta Signora Partigiana è salita sul palco all’inizio dello spettacolo a ricordare il giorno della Liberazione a Reggio Emilia e a fare gli auguri agli artisti sul palcoscenico. Io non la avevo mai incontrata prima e purtroppo non ricordo il suo nome. Poi una cronista di Telereggio mi ha chiesto alla fine della performance se avevo piacere di dire due parole assieme a lei sull’esito della serata. La Signora ha ribadito l’importanza di conservare la memoria dei nostri eventi di Liberazione e trasmetterla alle giovani generazioni senza mai perdere la speranza che ciò possa non servire.

GIUSEPPE: Hai cantato la Ballata delle donne di Sanguineti…

MARA: Non conoscevo l’opera di Sanguineti. Alcune settimane fa però, avendo riconosciuto il suo cognome, ho seguito con grande interesse una sua intervista su Rai Educational e mi é sembrato un essere umano profondo e vero. La ballata delle Donne, il suo componimento messo in musica da me e dal Maestro Bonfrisco per questa occasione, contiene splendide parole.

GIUSEPPE: Non conosci Sanguineti? Cosa leggi?

MARA: Leggo poco e male da sempre, lo sforzo di concentrazione che richiede la lettura è per me uno scoglio insuperabile; fortunatamente ho al fianco amici così innamorati di quello che leggono che mi costringono a farlo sul palco o mi leggono cose loro stessi; ascolto parecchi brani letterari letti a Radio Rai Due e Tre.

GIUSEPPE: È la prima volta che cantavi accompagnata da una banda?

MARA: Sì. La prima cosa che mi ha fatto decidere di accettare una partecipazione a questo spettacolo dal vivo è stata che potevo cantare con la Banda. Mi reputo da sempre una cantante non professionista e popolare, e la Banda rappresenta a pieno questo spirito che nasce da una sana voglia di suonare assieme pur non avendo avuto un percorso classico di Conservatorio legato alla musica cosiddetta "Colta"; Il suono della Banda è potente e ingenuo, ruvido e commovente, molto vicino alla gente comune, adorato dai bambini, presente da sempre nelle occasioni popolari di grande tristezza e di festa che vanno ricordate.

GIUSEPPE: La canzone più bella dello spettacolo?

MARA: Tutte. Una scaletta degna di essere ricordata con orgoglio ai miei nipoti:
La Canzone delle Reggiane, R 60, Ci Vuole un Fiore, Bella Ciao, La Ballata delle donne, Lenin, Stalin, C’erano Sette Fratelli, pezzi di memoria di una Nazione viva e vegeta, che lotta e si ribella con onore, Spirituals in onore delle sofferenze della nostra gente durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale.

GIUSEPPE: Dici che può bastare così?

MARA: Può bastare.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica locandina il 30 aprile 2008