Lettera a Pippo Civati

Roberto Ferrucci



Caro Pippo,
come immaginerai ho seguito con attenzione la tua campagna per le primarie del Partito Democratico e se domani andassi a votare, non avrei dubbi: voterei per te. Ma come ben sai sono sempre attanagliato – o allietato, chissà – da “sentimenti sovversivi”, e non ci andrò. Il motivo è semplice e credo riguardi centinaia di migliaia – spero qualche milione, a dire il vero – di altri elettori italiani. Mi sono stufato di votare il meno peggio, cioè il Pd. Basta. Proprio perché, forse, questo pessimo ventennio sta finendo, vorrei che il cambiamento ci fosse e fosse profondo, autentico. E vorrei, come tanti altri, che anche nel nostro Paese ritornasse a esserci – come altrove, come ovunque – un vero partito di sinistra, che dicesse le cose che dici tu, i cui militanti non provassero vergogna ad avere come riferimenti Berlinguer, e Gramsci, e il Pci, che ritornassero a cantare con orgoglio Bella ciao, e – come fanno socialisti e comunisti in Francia – alzassero di nuovo il pugno, e si chiamassero fra loro “compagni”, e intonassero, alla fine dei congressi e delle feste, L’Internazionale. Che comunista non fosse più considerato un insulto o quasi. Tutto questo, lo sai bene, non significherebbe affatto non essere “moderni”, come ripetono spesso troppi buontemponi del Pd, ma significherebbe semplicemente riconoscere la propria storia, le proprie radici, infangate e sotterrate da gente che sembrava vergognarsene, come convinti dal pregiudicato che da vent’anni non fa che ripetere che la colpa di tutto è dei comunisti. E non ha mai potuto aggiungere “anche dei socialisti” solo perché ne aveva troppi, nelle sue fila, di quelli che il Psi lo avevano prima sputtanato e poi distrutto.

Non andrò a votare perché vorrei un partito di sinistra che non avesse al suo interno gente che non vuol sentir parlare di un partito che faccia finalmente parte dei socialisti europei. E ciò, del resto, è naturale, perché il Pd è pieno di dirigenti e di militanti che non hanno nulla a che vedere con la sinistra, che sono molto più vicini ad Alfano che a Vendola.

Sono cose che già sai, caro Pippo, che hai sentito un sacco di volte. Ma è per questi motivi che, come molti altri, non andrò a votare. Perché vorrei un partito di sinistra vero, formato da te, da Fabrizio Barca, da Stefano Rodotà, da Nichi Vendola, da Maurizio Landini. E non mi importa se alla fine sarebbe un partito dell’8 o 10 o 12 o 15%. Perché io come tante altre migliaia – spero milioni – di elettori di sinistra ci siamo stufati di quest’accozzaglia di correnti che è il Pd, tenute insieme con una colla peraltro scadente, solo perché bisogna governare. Il governo per il governo, a tutti i costi. Basta, caro Pippo. Vorremmo un vero partito della sinistra che poi, certo, potrebbe coalizzarsi con quel che resterà del Pd, ma che, finalmente, avesse una identità chiara, una collocazione chiara, una storia chiara e una appartenenza a degli ideali, a dei valori, a dei principi indiscutibili: quelli che contraddistinguono, in ogni Paese, la vera sinistra. E quei valori, quella storia io li riconosco in te, e poco o nulla hanno invece a che fare con il Pd di Letta o di Renzi. Sono convinto che il ritorno di un partito di sinistra riporterebbe al voto tanti che da tempo non votano più, e tanti che hanno votato per il Movimento Cinque Stelle.

So che non sarai d’accordo, ma io spero che ciò accada da lunedì. E che siate voi stessi – tu stesso – gli artefici di questa scelta, senza aspettare che arrivi il giorno in cui sarà il Pd di Renzi a costringervi ad andarvene. Insomma, io credo che tu, caro Pippo, e Fabrizio Barca, e Stefano Rodotà, e Nichi Vendola e Maurizio Landini, siate una delle ultime chance a disposizione di quel che resta della sinistra in questo Paese. E che non avete nulla, ma proprio nulla, a che vedere col Pd che domani uscirà da queste primarie.

Ti faccio comunque l’in bocca al lupo per domani, ma soprattutto per dopo domani, quando spero accadrà ciò che ho auspicato in questa lettera.

Ti abbraccio, il tuo amico Roberto Ferrucci








pubblicato da t.scarpa nella rubrica democrazia il 7 dicembre 2013