Bagnanti

Nadia Agustoni



L’isola di Lampedusa con le spiagge dove sbarcano i migranti apre la nuova raccolta di poesie di Renata Morresi, Bagnanti. Il suo narrare, anche in questo secondo libro, ha immagini nitide, in alcuni casi da sequenza cinematografica, come nella vista dall’alto dei piloti d’elicottero che cercano superstiti in mare.

Ci chiediamo, leggendo alcuni versi, quali sono oggi i corpi che contano e quali parole possono davvero aiutare a capire cosa succede realmente alle persone che arrivano in Europa, dopo un traumatico viaggio in mare, cercando dignità e lavoro. Molti di noi hanno rinunciato, se non al lavoro, alla dignità, l’idea stessa di responsabilità e diritti è ormai avversata. Lo sguardo sull’altro è lo sguardo sul potenziale nemico, sul concorrente a lavori dequalificati che chiedono come prerequisito il servaggio, l’assenza di contestazione e coltivare il vuoto invece delle idee.

Morresi, con i versi scavati e mai banali della prima sezione del libro, lascia affiori il bisogno di parola di chi si è salvato da un naufragio:

è che a forza di pensare all’Italia
siamo diventati un po’ Italia anche noi [p. 15]

Percepiamo la semplicità e la fragilità di chi parla, quel desiderio di essere accolto e pensato. Pensare gli altri è pensare agli altri nel loro futuro partendo proprio da questa responsabilità di sentirli vicini.

Il senso di inadeguatezza e vergogna di chi in una giornata di mare assiste a una carneficina getta uno sprazzo di luce sul sentimento di fine che ci attanaglia e su cui altre voci, di altri poeti, stanno intervenendo. Nell’intrecciarsi, queste voci, formano quasi un mosaico in cui ogni parola trasmette l’urgenza dei fatti:

la notizia di una carta
d’identità sulla battigia
mezzo nome seguito da numeri
ora è un altro
nome altrove sans papier
dalle ossa diventate rotaie [p. 22]

Come in una guerra si raccolgono dei resti: “denti, falangi di dita” [p. 22] e abbiamo la misura di un Mediterraneo più trincea che mare, luogo dove ogni morto e ogni sopravvissuto è momentaneo.

In “Aeroporto” il tono è più lieve, con momenti di forte ironia: “Camminando abbastanza sulle mie rotelle esatte...” [p. 31] e ancora:

tutti insieme
sembra quasi ci spostiamo andando
a tempo chierichetti ben disposti pastorelli
del presepe [p. 33]

I riti del viaggio low cost non nascondono i vuoti e l’ansia. Design, luci e corpi intruppati in lunghe file seminano il dubbio:

In coda per entrare dondoliamo
le prolisse identità a tracolla
con il peso sull’una o sull’altra gamba siamo
ritagli di volumi di un uomo ed una donna
le forme del loro intervallo [pp. 34-35]

Il tempo è, rigorosamente, solo il presente, ed è quasi persecutorio nel negare una possibilità di futuro. Non c’è orizzonte nemmeno in volo sembra dire Morresi.

Non meglio vanno le cose leggendo gli annunci di case in “Vendesi”. Visitando vari alloggi, tanto anonimi quanto inaccessibili, per prezzo prima di tutto, l’autrice suggerisce che i proprietari sembrano non tanto voler proporre una casa, ma un modo di vivere:

La signora Perugini col sorriso
sulla porta apre mescolando il gesto
al corridoio come quando allunga
il tavolo da pranzo ai quattro figli [p. 45]

“Trenitalia”, il breve poemetto che chiude il libro, fa viaggiare il lettore in un frecciabianca dove pendolari e turisti si scrutano e si parlano, con la facilità che gli incontri momentanei permettono. Qui avviene il piccolo miracolo della comunicazione: “buon inizio di vita nuova, ci vuole” [p. 65] e dall’augurio ai brevi dialoghi tra i passeggeri, scorgiamo l’Italia provinciale e speranzosa, per cui sgobbare e cercare una rinascita, fosse pure in un colloquio di lavoro o nel digitare qualche riga su un tablet, è il segno di un fare, venato di amarezza, ma al di là del pessimismo.

Il plurilinguismo di Morresi offre ai lettori uno spaccato di scrittura che passa dal lieve ermetismo della prima parte, alla scorrevolezza, quasi un parlato, delle successive due sezioni, chiudendo infine con un poemetto dove l’alternarsi di voci è un alternarsi di toni, un mischiare sapientemente parlate diverse, televisione e libro.


Da Bagnanti:

essere molti e saline
vive e più mobili
del mare, abitanti
confusi a risalire
all’indietro, ad uno
stile nobile, le antiche
genealogie anfibie

*

fuori l’anno agosto,
preceduto dal lavorio di un secolo
di settimane

la cronaca ufficiale lo annuncia
fino a che non cade, resta

la bouganvilla rossa
intreccia

la stagione totale

*

mischiati rettili, bivalvi, i vicini
d’ombrellone o crostacei,
dèi alieni, relitti d’astronavi

in una scorza che è già pelle
abbiamo sciolto insieme

i sangui nelle spugne,
pianto interi regni
folli di molecole

*

ufficio degli scomparsi
ampio mar mediterraneo
ognuno coi suoi vivi e i suoi morti
opachi e momentanei

per un attimo evidente il profilo
è lo stesso, il tempo fa mezzo
cerchio –


Renata Morresi, Bagnanti, Giulio Perrone Editore, 2013.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica poesia il 4 dicembre 2013