I circuiti celesti

Antonio Moresco





All’indomani della morte di Doriano Romboni, “Rombo”, caduto nella corsa dedicata all’amico Marco Simoncelli e nello stesso identico modo, desidero esprimere la mia vicinanza a chi patisce questo nuovo lutto ma anche il mio omaggio segnalando ai lettori di questo sito il libro di Emanuele Tonon intitolato I circuiti celesti (66thand2nd), dedicato a Simoncelli. Un piccolo-grande libro caldo, in cui l’autore parla di Simoncelli ma anche del motociclismo in generale, della letteratura e della propria vita di bambino e di frate. Sono poche le persone che si accostano alle cose con tale intensità e che hanno un simile sentimento del mondo, e queste persone sono il sale della terra e sono vicine al mio cuore L’Italia non ha -come ad esempio il Giappone con i samurai- una tradizione condivisa di eroismo e di trascendenza a cui guardare e a cui improntare la propria vita, tanto più in questi anni in cui i comportamenti dominanti sono invece il cinismo, la resa allo spirito del tempo, l’avidità economica, il volare basso, l’opportunismo. In Italia l’ardimento, la ricerca dell’impossibile e l’elezione sono piuttosto appannaggio di persone isolate e fuori asse rispetto al contesto. Per trovare queste qualità bisogna molto spesso cercarle in vite nascoste e oscure, oppure negli sport (dove la parola sport è riduttiva) rischiosi come ad esempio l’automobilismo e il motociclismo. Il libro di Tonon -oltre a quelli letterari- ha il merito di mostrarci, senza retorica ma con mistica aderenza all’oggetto, uno di questi esempi. E di rimettere in circolazione tensioni, comportamenti e sentimenti inattuali ma mai come adesso necessari e rigeneranti. Provo a elencarne alcuni:

L’insubordinazione
L’inaccettazione
Il coraggio
Il combattimento
L’incapacità di arrendersi, anche se si parte da dietro, svantaggiati
La tensione a spostare ogni volta il limite
La dedizione assoluta
Il sogno
L’impossibile
L’eroismo
La grandezza
L’adorazione

Trascrivo alcune frasi e periodi di questo libro, per far sentire direttamente l’intensità della voce del suo autore:

“Noi non li sentiamo, i piloti, loro vincono o perdono sotto il casco, a noi arriva la loro voce muta, quell’incanto di movenze, quelle danze, sentiamo solo la macchina in concerto, quello sfrigolare di motori, non sentiamo quanto urlano sotto il casco, le loro preghiere o le loro bestemmie, i piloti proiettano e basta, bardati come guerrieri, dipinti coi segni sciamanici.”

“Ci fu quella manovra del Sic che molti giudicarono scorretta. Ecco, è in quella apparente scorrettezza che ho cominciato ad amare il Sic. Come ho sempre amato quelli che pagano tutto quello che raggiungono, quelli che partono dietro, svantaggiati (…). Ho amato quello spostamento del Sic a sinistra, sul rettilineo, a cercare di togliere la scia a uno che avrebbe potuto vincere con la sola forza del suo motore. (…) Ho amato quello spostamento di rabbia, quel dire che non è giusto.”

“Ma ora che ho davanti il maxischermo e la pioggia m’infradicia come m’aveva infradiciato il sudore, sono felice e impazzito. Salto sulla griglia di quella tribuna metallica, ballo, vedo il pulviscolo d’acqua, sto nell’acqua, sorpasso, controsorpasso, sorpasso, salto, gocciolante, scuoto la testa come un cane bagnato, sto in quella pista che conoscevo a memoria grazie al videogioco, e che potevo descrivere a occhi chiusi curva per curva -San Donato, Luco, Poggio Secco, Materassi, Borgo san Lorenzo, Casanova, Savelli, Arrabbiata 1, Arrabbiata 2, Scarperia, Palagio, Correntaio, Biondetti 1, Biondetti 2, Bucina- solo per il suono del motore, per le cambiate. Sic aveva perso ma era come se avesse vinto. Un contatto con Bautista li porta sulla ghiaia, restano in piedi, rientrano, Sic comincia a inseguire, giro dopo giro, sotto la pioggia, fino a quell’epica sconfitta che è una vittoria. Ogni staccata era una possibile rovina, per il Sic e per Pasini. Tutti e due potevano perdere e nessuno ha perso. Io stavo a guardare il maxischermo, trafitto da una pioggia che non sentivo nemmeno più, in quel mio battesimo per immersione nei circuiti terrestri, nella consapevolezza definitiva del mistero che è vincere e perdere, battezzato per immersione, iniziato definitivamente, irrimediabilmente, alla gioia solenne.”

“Chi corre, oggi, l’uomo o la macchina? Chi fa la differenza, oggi, l’uomo o la macchina? Ti avevano insegnato a puntare quel centimetro di spazio attraverso il quale si entra nell’energia oscura, quello scoppio inconoscibile che possiamo solo immaginare. Oggi è tutto chiaro, si corre nella materia conosciuta, nel nichilismo certo di un’erogazione controllata. Come avresti potuto continuare tu a stupirci? Chi ti avrebbe permesso di farlo? Il grande circo è stato spesso un grande spettacolo pianificato. Piloti cresciuti perché facenti parte di un progetto ultrasponsorizzato, protetti da strutture che fanno girare grandi quantità di denaro. Piloti che, in un modo o nell’altro, devono vincere, con aiuti di ogni tipo. Tu sei arrivato alla vittoria solo perché eri un campione. Sembra abbiano fatto di tutto per non farti crescere come pilota. Già dovevi combattere con i tuoi ottanta chili, con la tua altezza, con tutto quanto ti faceva perdere, inevitabilmente, tanti decimi sul diritto. Non avevi strutture, non avevi sponsor. Avevi tuo padre e gli amici. Avevi anche tanti nemici. E avevi l’invidia di molti a farti correre controvento. Per questo sei diventato maestro dell’aria, finché hai potuto ci hai regalato lo spettacolo epico di chi vince partendo da dietro, quell’ultimo che diventa primo per solo coraggio, per solo talento. Non si vince per solo talento, mai. Si vince per un brodo perfetto, dove basta un solo grano di sale in più o in meno a rovinare tutto. La vita è la massima invenzione di esseri destinati a quell’altra invenzione che è la morte.”

“I piloti impossibili sono maestri in quell’ordine di cose in cui la grandezza non si misura solamente sulla vittoria, ma su come si raggiunge quella vittoria. Le stelle non si commuovono per chi parte per primo e arriva primo. Le stelle si commuovono anche se quell’ultimo non arriverà primo, se dovrà cedere, perché la meraviglia di quel gesto, quella gratuità assoluta, quell’assenza di calcolo, di guadagno, è il gesto artistico.”

“Il circo del motociclismo, alla fine, non è diverso dal carrozzone dei letterati. Le vanità sono le stesse, le spinte sono le stesse, i favoritismi, le cordate, le piccinerie da aperitivo sono le stesse. Per quattro anime pure ce ne sono migliaia offerte al demone del successo, al demone del venditore di case, quello che raggiunge il trionfo dopo aver inculato il cliente che ha risparmiato per un’intera vita e gli rifila la casa umida e crollante al prezzo di una reggia. Il talento non conosce calcolo, nell’agone. Guardare solo avanti, in attesa di alzare gli occhi al cielo, in una verticalità che, vada come vada, non potrà mai conoscere sconfitta. Cosa dovrebbe fare lo scrittore se non questo? Kafka si trasformava in una blatta, si lasciava perforare dalle mele, per puntare solo al cielo. Bisogna commuovere le stelle, oppure tutto è vano, tutto è solo intrattenimento, come fare i balli fitness in riva al mare a ferragosto, tutti campioni di ballo sterminati dalla voglia, dal bisogno di nientificarsi sulla spiaggia, lontani da qualunque gloria perché sta dentro l’unica gloria possibile. E allora chi guarda il cielo e prova a commuovere le stelle diviene un mostro, uno che può far crollare il sistema infallibile del ballerino da spiaggia, del venditore di case ammuffite. Vincere con facilità è lo sport per eccellenza di questo tempo terminale, uno sport pieno di campionissimi.”

Questo libro è musica per le mie orecchie e balsamo per le mie ferite.








pubblicato da a.moresco nella rubrica libri il 2 dicembre 2013