Casa stazione

Lorenzo Mercatanti



Ieri casa mia pareva di essere alla stazione. E’ venuta l’Elena a fare il pesto: io non lo so fare il pesto vengo a farlo a casa tua. Evvieni, che vuoi dirgli. Suona il campanello, è la Lucia: avevo voglia di due dolci sono andata in pasticceria ho preso un pezzo di millefoglie pure per te. Un miracolo. Volevo chiedergli se c’aveva la febbre, o forse è perché l’altro giorno l’ho portata a prendere l’uva da mio figlio, ne ha presa tanta ma tanta e voleva sdebitarsi. La Lucia mi dice, hai visto! Berlusconi è venuto a Prato e ha detto che manda via tutti gli stranieri. La Lucia sa sempre tutto, mi ha fatto cambiare il telefono e la luce per spendere meno: il telefono l’abbiamo preso in tasca tutt’e due, lei m’ha detto anch’io l’ho preso in tasca, te lo sai, vero? Non pensi mica l’hai presa solo te la fregatura? Io gl’ho detto, ma te cosa pensi, che io non mi fido di te? Che mi vuoi cacciare nei guai? ’sta scema. Stava per dire qualcosa ma niente, è scappata via che aveva la pentola sul fuoco, fa sempre così ’sta matta. Non abbiamo fatto a tempo a parlare anche perchè c’avevo l’Isabella fra i piedi. Quella è una cosa! Non mi fa combinare niente, sempre da sola, i suoi parenti si vedono solo quando riscuote la pensione. Prima ogni tanto la venivano a prendere per portarla un po’ in giro, ora più niente. Lei dice è perché l’ultima volta andarono a trovare un suo nipote, era seduta sul divano e si fece la piscia addosso e la brontolarono e gli dissero non ti portiamo più. Mezza pensione gliela prendono i parenti e lei è sempre senza soldi. Gl’ho dato un po’ di pane, le patate, l’uva. L’Isabella se ne va via, neanche cinque minuti suona di nuovo il campanello. Apro la porta e c’è questo negro che dice di vendere le borse a poco, guarda che belle signora, queste nei negozi 500 euro! Io vengo dal Senegal, mi chiamo Sene come Senegal.
Io non so nulla, gli dico, ma te dimmi quanto vuoi che devo fare il regalo di Natale alla mia figliola.
50 euro solo! Continua a dire che sono uguali a quelle dei negozi. Io gli dico, ho solo 20 euri.
Mi dice, sono pochi.
Gli dico, ti do 20.
E’ come nei negozi, mi dice.
Non è come nei negozi, gli dico.
Non ci torni mai al tuo paese? gli chiede l’Elena. Non se li fa mai gli affari suoi lei.
In Senegal torno d’inverno, gli risponde.
Io gli dico, è una bella borsa.
Sì è bella, fa lui.
L’Elena mi dice non è proprio la stessa cosa, se uno ci guarda con attenzione le trova le differenze con quelle dei negozi, ma non c’è verso di accorgersene, dice che pure sua figlia ne ha presa una.
Sei sicuro sono uguali a quelle dei negozi? gli chiedo al negro.
All’Elena non gli dico che mia figlia non è come la sua, ma gli dico, che vuoi che ne capisca, a me può dare a bere quel che vuole, io insisto a chiedere perchè è un regalo per mia figlia per Natale.
Glielo chiedo un’altra volta, sicuro sono uguali a quelle dei negozi?
Dammi 27, fa il negro.
Io gli dico, se la mia amica mi presta 5 arrivo a 25.
Certo che te li presto, fa l’Elena.
Io gli dico, poi te li rendo. Facciamo un po’ di commedia: ci mettiamo a ridere tutti e tre.
C’hai la moglie al paese tuo, dei bambini? gli chiede l’Elena.
Lui dice, ho 2 bambini laggiù... la moglie...
Io ne ho 4 di figlioli, dice l’Elena, lei racconta tutte le sue cose a tutti, che due figli sono separati e gli son ritornati a stare in casa, uno è pure senza lavoro. L’altro lavora in fabbrica.
Il negro dice, anche a me piacerebbe lavorare in fabbrica.
L’Elena gli dice, l’altro mio figlio pure lavorava in fabbrica ma poi hanno chiuso.
Il negro dice che capisce.
L’Elena dice che capiscono tutti ma non cambia niente, pure il marito ha lavorato in fabbrica, ora c’ha la pensione, ha lavorato una vita e campato quattro figlioli e lei che stava a casa a tirarli su, e la casa l’abbiamo comprata, ora invece il figlio quando ha dato alla moglie i soldi per il bambino, neanche una settimana ed è già in bolletta.
Io voglio spicciarmi, gli chiedo al negro, da dove vengono le borse?
Lui mi dice, prima arrivavano da Napoli poi finanza ha bloccato e ora le fanno vicino Firenze.
Le fanno qui! Gli fa l’Elena: a Prato! Le fanno i cinesi di Prato!
Lui ride e dice di sì e mi dice tieni borsa e io gli do i soldi e gli dico grazie.
Simpatico, dice L’Elena dopo che se n’è andato. Sembrava quel negro che c’era ieri sera in televisione. Te l’hai visto ieri sera quel negro al gioco dei pacchi?
Io l’ho visto il negro ieri sera: ha accettato 18.000 euro e nel suo pacco ce n’erano 70.000, aveva paura di non beccare nulla e ha accettato. Uno può pensare ha vinto 18.000 o ha perso 52.000. C’aveva la moglie incinta, un’italiana, gran bella donna, anche lui era un bell’uomo.
A me però gli stranieri mi fanno venire in mente il problema più grosso che c’ho: mio figlio che sta con una straniera.
A me e a te non ci piacciono gli stranieri, dice l’Elena, gli stranieri sono diversi da noi.
Io sono disperata... tutte le sere che mi siedo un po’, a rilasciarmi sul divano, penso a questa cosa e scatto su come avessi le scosse elettriche. L’Elena mi dice, queste straniere sanno come fare, fanno perdere la testa agli uomini, guarda quelli che hanno sposato le straniere, son tutti separati, quando hanno la cittadinanza li lasciano questi uomini, questi stupidi che non sono altro!
Degli stupidi degli stupidi, gli dico che c’ha ragione, io a mio figlio gli dico pure, ma non lo vedi quant’è brutta! Che faccia brutta che tiene.
Non ti vedi te quanto sei brutta, mi dice lui, se vai al suo paese, per loro sei brutta te.
Io sono vecchia, non ho da andare in nessun paese, sto bene a casa mia. Nemmeno al mio di paese ci torno mai.
Ieri sera a cena c’era la mia figlia minore che è incinta, la bambina e mio genero. Mia figlia mi dice, è 30 anni non torni al tuo paese, perché non ci vai quest’estate?
Io gl’ho detto, è 30 anni che sto a Prato, che ci vado a fare?
E’ il tuo paese, dice mia figlia.
Tutte storie, gl’ho detto, e poi dovrei prima rifarmi i denti, non ci torno al paese con questa bocca che sembro un mostro.
L’abbiamo piantata lì che mia figlia ci manca poco che sviene, è al terzo mese c’aveva le nausee, la bambina che ha avuto da poco una brutta influenza e aveva ancora in bocca delle vescichette di pus e l’alito brutto, mia figlia non voleva gli andasse vicino che gli veniva ancora di più la nausea, ma quella voleva la mamma. Io dicevo, vieni dalla nonna, bellina che sei, ma niente e andava con la bocca in faccia alla madre, gli dicevo: che fai di già i dispetti al fratellino che non è ancora nato!
Mia figlia era bianca come uno straccio, povera figlia, allora il padre ha preso la bambina per allontanarla e quella ha attaccato un pianto che non finiva più. Un casino.
Quando gl’è tornato il colore in faccia, mia figlia mi ha detto che devo parlare meglio con mia nuora, che sono razzista; gl’ho detto non è mia nuora non sono sposati. Mannaccia a lei! Sempre a rimproverarmi e mi ha brontolato anche che, due giorni fa, ero cascata e non gl’avevo detto niente. Mi ero sbucciata la faccia e picchiato la spalla, non se l’aspettava di vedermi conciata a quel modo e gl’era preso male. E’ tutto un prendergli male da che è incinta.
Gl’ho detto, nei giorni prima che cascassi non facevo che sognare cose brutte: avevo sognato di chiedere un cencio per pulire; ero da un anziano dove andavo a far le pulizie, mi ci mandava il comune una vita fa a far le faccende a 2-3 anziani, ma questo vecchio del sogno invece del cencio mi dava 10.000 lire e con quelle mi mettevo a lustrare le maniglie delle porte. Mia figlia mi dice che sua sorella, la mia figlia maggiore, è gelosa. Lei gli raccontava della gravidanza e la sorella le diceva: se uno può permetterselo un bambino.
Un bambino non si paga niente, gl’ha spiegato lei, c’è l’ospedale il pediatra. Io gl’ho detto, è gelosa, è sempre stata così, un po’ devi capire che lei voleva un altro bambino e ha avuto due aborti e c’ha rinunciato, però non dovrebbe ragionarti a quel modo.
Non me l’ha detto, fa mia figlia, l’ho sognato che mi diceva a quel modo.
Gl’ho detto oddio, pure quello che dici te è un sogno! Pensavo fosse vero. Che era gelosa è vero e già lo sapevo.
Poi mi ha chiesto come vanno i lividi, e la spalla.
Gl’ho detto bene, il dottore mi ha cambiato la medicazione e ha detto va tutto bene.
Il mio dottore lui sì tutti gli anni ci va al paese, siamo compaesani. La sua mamma 20 anni fa mi disse, il mio figliolo è diventato dottore: segnati da lui. Lo feci; mia sorella no, non volle cambiare medico, disse, c’avrei vergogna a farmi visitare che l’ho visto bambino. Quella si fa sempre mille problemi per ogni cosa!
Sto parlando troppo e l’Elena mi tranquillizza, cosa ti preoccupi, pensa a tutto quello che ho patito io con i miei figli, uno quando ha chiuso la ditta dove lavorava, l’altro quando si è divorziato, tutt’e due divorziati! Non l’immagini cosa ho patito io! Cosa ti preoccupi!
Poi si prende i vasetti col pesto e tanti saluti.
A cena è venuta la Maria, abbiamo acceso la tv, parlavano di quest’uomo che aveva ammazzato la figlia incinta, che aveva abortito, poi si era ammazzato e la moglie si era ammazzata pure lei, ma come lo raccontava quello della tv ti faceva un’impressione! La Maria ha detto, quando senti le cose brutte brutte brutte, lì per lì ti prende male, ma poi ti rassereni che le tue, di cose brutte, al confronto ti sembrano belle come i fiori. Come quando c’hai un figlio malato e vedi che ci sono questi istituti grandi grandi grandi, dentro ci trovi delle cose tremende: quelli che hanno due teste!
Per cena la Maria aveva portato dei finocchi cotti, c’ha messo un po’ di formaggio e di pan grattato e li ha messi in forno. Io di solito ci metto la besciamella ma gl’ho detto fai come ti piace.








pubblicato da s.nelli nella rubrica racconti il 30 novembre 2013