Il professorino che canta

Teo Lorini



Definire Luca Scarlini ‘divulgatore’ significherebbe far torto alla sua perizia di ricercatore. La curiosità di Scarlini ha investigato i campi più disparati: in oltre venti volumi, usciti per tipi importanti (Rizzoli, Bollati, Sellerio) e per editori più piccoli e appassionati (Gaffi, Cortina, Donzelli), Scarlini s’è occupato di letteratura, storia dell’arte, musica e teatro. Tanta varietà trova un punto comune non solo nella precisione del lavoro di Scarlini ma anche nel dono di uno stile brillante, limpido e – laddove occorra – anche sapientemente ironico. È appena uscito nei Supercoralli di Einaudi l’ultimo prodotto di tanta felice poligrafia e il tema è entusiasmante. Scarlini si occupa infatti di Paolo Poli. Passando al setaccio 50 anni di interviste televisive, giornalistiche, radiofoniche (spesso molto rare se non quasi introvabili) Scarlini ha selezionato un pregevolissimo Alfabeto Poli , in cui ha raccolto per lemmi le riflessioni, i ricordi, le salacissime battute del grande attore e regista toscano che Camilla Cederna definì “il professorino che canta” e Natalia Ginzburg “lupo in pelli d’agnello”.
Apparentemente inossidabile all’avanzare dell’età (in maggio ha compiuto 84 anni), Paolo Poli non ha rallentato la propria attività e anzi – gli amanti del teatro prendan nota! – dal 15 al 23 febbraio tornerà all’Elfo Puccini con Aquiloni, la sua ultima pièce dedicata a Giovanni Pascoli. La circostanza anagrafica ha però contribuito a incrementare il novero dei libri dedicati a Poli. Citiamo solo gli ultimi: nel 2009 è uscito l’eccellente Siamo tutti delle gran bugiarde a cura di Giovanni Pannacci; questa primavera Sempre fiori, mai un fioraio, a cura di Pino Strabioli e ora ecco il volume di Scarlini.

Se già Pannacci lamentava l’impossibilità di costringere il funambolismo di Poli nei rigidi (e noiosi) binari di una metodica autobiografia, Scarlini ha evitato il problema alla radice e, con la consueta tenacia, ha selezionato dichiarazioni, racconti e aforismi della “gran Bugiarda” (definizione a Poli assai cara) per costituire un repertorio, un Alfabeto appunto, articolato per temi e personaggi: Fellini, che adorava Poli e tentò più volte, invano, di averlo in un suo film; Moravia che, anziano, osservava dal terrazzo le prostitute compatendole per i clienti più raccapriccianti e spediva lo sfacciato Poli a informarsi sulle tariffe; Sandra Mondaini, grande amica e collega cui il perbenista Vianello proibì di frequentare il controverso Poli; e ancora Monica Vitti, Clara Calamai, Franca Valeri, la Dietrich, Visconti, Palazzeschi, Longhi, Penna, Fo e molti altri, in una mirabile girandola della cultura e dell’arte italiana del Novecento. Né sono meno affascinanti i racconti di Poli: l’infanzia durante il fascismo, la povertà della guerra, oltre 50 anni di teatro (con non poche puntate in cinema e TV) e infinite avventure e peregrinazioni nel mondo della letteratura alta e bassa cui il dottissimo Poli attinge per i suoi spettacoli. E infine le riflessioni, fra cui trascriviamo queste, ironiche e amare in puro stile Poli: «Quando avevo vent’anni, si fermavano le macchine per vedermi, ora mi arrotano senza nemmeno fermarsi a vedere quale vecchietto hanno spiaccicato. L’esperienza, maestra terribile, prima ci fa l’esame e poi ci insegna la lezione; ma essere vecchi porta il grande vantaggio del ricordo, pozzo senza fondo, scatola magica».


Luca Scarlini, Alfabeto Poli, Einaudi, pp. 174, euro 18








pubblicato da t.lorini nella rubrica libri il 25 novembre 2013