Patna – Letture dalla nave del dubbio

Aurelio Picca



Per il suo saggio letterario, Andrea Caterini sceglie un nome mitico: Patna (Gaffi, pagg. 300, euro 16,90). Sappiamo trattarsi della nave di Lord Jim, capolavoro di Joseph Conrad. Il Patna viene abbandonato con il suo equipaggio da un comandante che in seguito smacchierà con la morte il disonore. Ma Patna, già d’acchito, è descritto come un brandello di esistenza (o come un reperto archeologico di lusso) che naviga nella irregolare vastità dell’oceano: implicita metafora del dubbio.

Ecco, Caterini pare voglia porsi – in questo accumulo di letture di Dostoevskij, Weil, Šestov, Camus, Gide, Drieu – non in uno stato di “sicurezza” bensì in uno sbilanciamento ben sintetizzato nella premessa di Giorgio Ficara: «Chi scrive è simile a chi naviga, “sospeso” sulla verità sconosciuta di sé come quel celebre personaggio…».

Caterini saggista (non uso la parola critico letterario perché, pur pertinente, ormai ha assunto l’habitus proprio al contabile) è dotato di una spiccata generosità lavorativa ed esaustiva. Prescinde da schiavismi ideologici (non perde pagine per ricordarcelo), militanteschi, insomma rifugge dai post “ismi” seguendo una rotta personalissima che scavalca magari i patrigli e rincorre, nella propria palestra interiore, quei lettori-saggisti che ebbero il coraggio di affidarsi alle acque appunto perigliose del dubbio: Debenedetti, Pampaloni…

Caterini, proprio in virtù del dubbio, trapianta al mito di Sisifo una pattuglia di scrittori, poeti e saggisti contemporanei (Cordelli, Di Consoli, Sortino, Carraro, Paris, Damiani, Colasanti, Marchesini, Raffaeli, Trevi, La Porta, Manica, Maria Pia Ammirati, eccetera) ingaggiando un “corpo a corpo” di una generosità sbalorditiva. Nell’interpretare le opere scatta un surplus di bene, come se Caterini volesse giocare su due campi apparentemente lontani e in contraddizione: il campo di calcio e il ring; la vita e l’esistenza.

Nella grandezza del campo di calcio, metafora dell’esistenza, il saggista muove le pedine, sempre calcolabili e puntuali nei loro spostamenti, all’interno della conseguenzialità di: lotta, solitudine e morte. Infatti, non c’è partita letteraria che possa essere giocata e interpretata senza fare i conti con la lotta, la solitudine e infine la morte. La generosità di Caterini, tutta votata al bene (lasciando il male e le malevolenze magari ai critici), il saggista la conduce anche sul ring della vita: dove la volontà, il lavoro, l’imbarazzante piccolo destino quotidiano la fanno da padroni. Dunque la bontà e la novità di Patna, sta proprio nel tentativo di mischiare il campo di calcio con il ring; l’esistenza e la vita.

In questa raccolta di saggi il vero nume tutelare non è Conrad bensì Lawrence d’Arabia: colui che ha navigato nel campo più sconfinato (il deserto, l’idealità, la passione, l’eroismo) per poi mettersi a nettare i cessi dell’esercito britannico. Caterini non lo cita, lo fa immaginare a noi. Lui, invece, affronta i suoi incontri con gli scrittori che ama chiamandoli “amici”, dando così prestigio (e dichiarando fedeltà) a rapporti che superano il sentimento dell’amore. Leggendo Patna non ho voluto prendere appunti affinché mi giungesse l’emozione, oltre l’indiscutibile intelligenza che ogni autentico saggista deve possedere: infatti lo scrittore può rimanere stupido, il lettore privilegiato no.

Arriverà il momento in cui Andrea Caterini sarà costretto a declinare la sua generosità in “coraggio”: cioè a raggiungere la ferocia con la quale le scelte degli “amici scrittori” vanno proclamate uccidendo tutte le altre opzioni. L’ultimo e decisivo passaggio sarà proprio questo. Ma c’è tempo. E noi siamo convinti che quel tempo arriverà.








pubblicato da s.nelli nella rubrica libri il 20 novembre 2013