Nuovi libri per giovani lettori

Serena Gaudino



In occasione della Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia scelgo di raccontare la Beisler Editore, una piccola casa editrice romana che fa libri che sanno parlare ai bambini.

Beisler è una piccola casa editrice romana che fa libri per bambini. Titoli ricercati, storie commoventi, scritte a misura di bambino: per farli riflettere sulla famiglia, l’amicizia, la felicità, la paura. Per aiutarli a farsi largo nel mondo con una certa sicurezza e consapevolezza del luogo che andranno a occupare, da soli.

La piccolissima azienda romana fa capo a Ulrike Beisler: una giovane editrice di matrice tedesca che ha deciso, mantenendo intatta la radice nordica della maggior parte dei titoli in catalogo, di produrre e pubblicare i suoi libri in Italia.
Tra i suoi autori di punta ci sono Jutta Richter, Sara Weeks, Dolf Verroen, Anu Stohner, Andreas Steinhoefel, Ole Konnecke e Thè - Tjong King.
Ultimamente mi hanno particolarmente colpito due bellissimi libri: Io sono soltanto un cane della Richter e un album illustrato per i più piccini della collana “Libripinguino”.
La stessa dove sono state pubblicate tutte le irresistibili avventure di Camillo (scritte e illustrate da O. Konneke),



di Violetta la streghetta e delle Torte di King di cui in questi giorni è uscita appunto la seconda storia intitolata Tortinfuga - Ma le torte dove vanno?



Un album bellissimo ricco di illustrazioni e senza neanche una parola. Perché Thè - Tjong King, l’autore, si è concentrato a dare forma e carattere, solo attraverso il disegno, alla signora Scodinzoli che ha appena sfornato due gustosissime torte da portare in un picnic a cui parteciperanno tutti gli amici del villaggio: una ranocchia ammalata, un lucertolone furbacchione e poi maialetti, conigli, leprotti e topini… Ma improvvisamente, lungo il viaggio, ecco che le torte spariscono: “dove saranno finite?” si chiede il lettore!
E pure gli amici della Scodinzoli che scambiano per ladri i due topini e cominciano a rincorrerli finché per un caso non scoprono che a rubarle è stato… chi sarà stato?...
Con il primo libro King ha vinto il premio Emanuele Luzzati come migliore album illustrato.

Un altro premio importante, l’Andersen, nel 2013 Beisler l’ha vinto grazie alla ottima traduzione di Chiara Belliti di Rico, Oscar e il Ladro Ombra di Andreas Steinhöefel che per la stessa casa editrice aveva già firmato l’album La mia prima automobile.

Ai lettori che hanno dagli otto anni in su la Beisler dedica invece la collana “Il serpente a sonagli”: una collana di libri senza illustrazioni dal carattere contemporaneamente severo e divertente.
Tra i titoli che mi sono più rimasti nel cuore entrambi della Richter ci sono Il gatto Venerdì



e Il cane dal cuore giallo e per audacia letteraria, soprattutto, Il regalo nero di Dolf Verroen.



Un intero poema in versi dedicato al disagio di una bambina bianca che per regalo di compleanno riceve un bambino nero su un piatto d’argento.
L’ultimo libro di cui qui non posso far a meno di parlare è un libro che ho nominato all’inizio, Io sono soltanto un cane ancora della Richter: la straordinaria storia di Anton, un cane pastore ungherese che vive la sua vita insieme a una qualunque famiglia piccolo borghese tedesca. Anton racconta, parla dice ogni cosa che gli accade ora ma anche quel che si ricorda della sua vita passata. Una vita triste che può superare solo inventandosene una eroica. Un cane parlante e pensante che medita e studia le persone strane che camminano a due zampe.



Riporto qui l’incipit di questa bella storia facendomi prestare dall’autrice le parole migliori per concludere questo mio viaggio nell’universo Beisler.

Capitolo primo

nel quale all’inizio me ne sto al sole felice e contento

Che giornata.
Che gran bella giornata d’autunno.
Stramaledettamente bella.
Tempo da cani, proprio da cani.
Col sole caldo come il latte della mamma,
caldo come le leccate sulla pancia.
Mangiato a sazietà.
Bevuto a sazietà.
Cacciato a sazietà.
Stavolta l’avevo quasi acchiappata, la lepre.
C’è mancato poco.
Se solo non ci fosse stato quel fischio. Mi ha distratto
per un decimo di secondo.
Ma loro sono così.
Ogni volta che mi avvicino al traguardo, arriva il fischio.
Si sono comprati un fischietto da cani.
Una cosa terribile!
Ti penetra nelle ossa.
In realtà io mi chiamo Brendon,
ma loro mi chiamano Anton.
Mi hanno cambiato nome, dicono che Anton
si pronuncia più facilmente di Brendon.
Le parole non gli escono mica di bocca
così in fretta.
Forse è per questo che hanno bisogno del fischietto.
L’eleganza e il saper vivere non sanno nemmeno
cosa siano.
Forse è perché hanno la lingua più corta della mia.

Permettete che mi presenti?
Mi chiamo Brendon e vengo dall’Ungheria.
Antica razza di cani pastore.
I miei fratelli si chiamano Bela, Bratko e Bence.
Loro li ho persi di vista.
Per noi cani è così, ci perdiamo di vista
dopo qualche settimana.
Ci separano, ci danno una nuova casa, dei nuovi padroni,
un nuovo ambiente, nuovi odori. Non è mica facile
cambiare abitudini così, di punto in bianco,
ma noi ci sappiamo fare, impariamo ad adattarci
e, se tutto va bene, i posti migliori della nuova casa
sono nostri in men che non si dica.
Ed è questo il punto.
Devi guadagnarti i posti migliori, se vuoi fare una bella vita.
E il posto migliore, adesso come adesso,
è la panca da giardino accanto alla porta d’ingresso.
Un cuscino bello morbido, un po’ d’ombra, un po’ di sole.
Oggi non ci sono nemmeno quelle mosche rompiscatole.
L’aria è dolce, un vento leggero mi porta l’odore
d’arrosto fin sotto il naso e così posso
sonnecchiare e sognare.








pubblicato da s.gaudino nella rubrica libri il 20 novembre 2013