Padri e figli

Sergio Nelli



P. Potresti aiutarmi a inventare un titolo per un libro?
F. Sì, babbo.
P. Allora spara. Prima senza sapere ciò che voglio.
F. Hummm… La libertà e la speranza dei bambini.
P. Bello. Ma questo lo puoi scrivere tu.
F. Perché? potrei?
P. E perché no.
F. Come si fa?
P. Si prende una penna o un lapis e si scrive.
F. Anche un bambino può?
P. Credo di sì.
F. Le città abitate da tante persone… L’imponenza
P. L’imponenza?
F. Del mondo.
P. L’imponenza del mondo. Bello, per dio.
F. Il mondo della natura.
P. Questo fa pensare troppo alle figurine e agli animali. E’ troppo…
F. Ma tu che vorresti?
P. Non so. Una cosa in cui ci sono io ma anche tanti altri. Una cosatipo Uno, nessuno, centomila. Capisci essere uno, un frammento d’uomo, ma anche tante persone. Sono scritti, a volte poesie, in cui si diventa altro, altri. Anche una donna, per dire, o un vecchio.
F. Il mondo vario.
P. Ho capito che ci vuoi la parola mondo.
F. Le anime degli altri dentro di me.
P. Bello, sì. E’ questa l’idea. Proiezioni di un te possibile che ti catturano. Per questo avevo pensato a Riverberi
F. Cambiare corpo.
P. In effetti… E Riverberi che ti pare? O Meridiana. Sai cosa vuol dire?
F. L’amore confonde.
P. Bellissimo. Fantastico. E da dove ti viene?
F. No, aspetta! Immaginare di essere un altro nel modo che ti piace di più.
P. O che ti piace di meno, o che ti piace così e così.
F. Qual era il tuo?
P. Uno nessuno centomila o l’altro, Riverberi, o Meridiana
F. Me, quasi nessuno, tanti.








pubblicato da s.nelli nella rubrica racconti il 19 aprile 2008