Il pensiero a riposo

Tiziano Scarpa



Perché le mostre di design attirano così tanto pubblico? Perché sono esperienze estetiche poco impegnative, e a differenza delle mostre di arte contemporanea non richiedono una tensione intellettuale esasperante. Gli oggetti sono riconoscibili: per quanto i progettisti li abbiano rielaborati, si tratta pur sempre di bottiglie, divani, sedie, aspirapolveri. È possibile che ci sia qualche istante di esitazione di fronte a un oggetto del quale non si riconosce a colpo d’occhio la funzione, ma ecco che in breve il visitatore esclama con allegria: "ah, ma è un posacenere!". Il suo buonumore è provocato dal significato ultimo di quell’oggetto, che risiede nella sua funzione e dà pace al pensiero fornendogli prontamente un senso.

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Visitare una mostra di design provoca una gradevole sensazione di riposo ermeneutico. Non è necessario farsi tante domande sul senso delle cose. Ci si può adagiare sulla certezza che questo è un divano, questo è un tavolo, questo è un orologio da muro, per apprezzarne le qualità formali, le soluzioni tecniche che il progettista ha approntato. Progettisti e visitatori condividono la stessa rassegna ideale – quasi platonica – di archetipi, ai quali si applica la declinazione demiurgica del designer: l’archetipo tavolo, l’archetipo sedia, l’archetipo divano, ecc. C’è una comunanza di valori fra visitatori e designer. Il designer non è chiamato a sconcertare violentemente, a scandalizzare, a innovare dalle fondamenta un linguaggio, o a inventarsene uno inaudito, nuovo. Non è un rivoluzionario, ma piuttosto un riformatore.

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L’intervento completo, intitolato "Il design e il riposo ermeneutico", si può leggere in Il vitello d’oro, terzo numero della rivista Il primo amore.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica arte il 16 aprile 2008