Votare fa schifo, votare è necessario

Sergio Baratto



1. Votare

Bene, tutti quanti sicuramente avranno letto o sentito delle ultime esternazioni di **rlusconi e dei suoi.
Attacchi al capo dello Stato, ai magistrati (antimafia, anche se non lo dicono esplicitamente), alla memoria della Resistenza antifascista e alla Costituzione repubblicana che da essa è scaturita.
Niente di nuovo, niente che non sia già stato detto. È dal 1994 che **rlusconi va ripetendo le stesse cose.
Gli attacchi alla Costituzione: ne abbiamo fermato uno con il voto referendario non più di due anni fa.
Altri attacchi, condotti con la perseveranza di una goccia, hanno scavato la pietra.
La mutazione antropologica della società italiana è avvenuta.

Siccome le parole sono importanti, voglio prendere le loro dichiarazioni sul serio, e non come semplici sparate elettorali.

"Ci sono da fare tante, troppe cose per un governo che avrà contro molto, se non tutto, il sistema istituzionale italiano: credo che la prima cosa da cambiare sarà la nostra architettura istituzionale." **lvio **rlusconi, 4 aprile 2008 (qui).

"I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione." **rcello dell’Ut**, 8 aprile 2008 (qui).

"Il fattore Vittorio Mangano, condannato in primo grado all’ergastolo, è morto per causa mia… Era ammalato di cancro quando è entrato in carcere ed è stato ripetutamente invitato a fare dichiarazioni contro di me e il Presidente **rlusconi. Se lo avesse fatto, lo avrebbero scarcerato con lauti premi e si sarebbe salvato. È un eroe, a modo suo." **rcello dell’Ut**, idem.

"Sono d’accordo [con **rcello dell’Ut**] perché quando era in carcere ed era malato, [Mangano eroicamente] non inventò mai nulla su di me." **lvio **rlusconi, 9 aprile 2008 (qui).

Cosa se ne deduce? Che un eventuale prossimo governo di centrodestra ha intenzione, tra le altre cose, di:

- riscrivere i libri di storia, perché quelli attualmente in uso nelle scuole sono pieni di menzogne filocomuniste;

- promuovere una campagna revisionista che faccia piazza pulita del mito della Resistenza;

- modificare l’assetto costituzionale del nostro Paese.

E questo è solo un piccolo e limitato esempio.

2. Schifo

Qualche notizia biografica per i più giovani:

**rcello dell’Ut**, palermitano, è stato il fondatore di **rza Ital**, l’uomo che ha costruito e organizzato il partito di **rlusconi. Ex senatore della Repubblica, nel dicembre del 2004 è stato condannato in primo grado a NOVE anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

Vittorio Mangano (1940-2000): il celebre "stalliere di Arcore", oggi a quanto pare tramutatosi postumamente in "eroico fattore". Siciliano, indicato come "uomo d’onore" affiliato a Cosa Nostra durante il maxiprocesso di Palermo (1986-87), Mangano lavorò come stalliere con funzioni di amministratore nella villa di Arcore di **lvio **rlusconi, nella quale visse tra il 1973 e il 1975. Era stato proprio **rcello dell’Ut** a proporre Mangano a **rlusconi (traggo le informazioni da qui).
Pochi mesi prima di essere ucciso, il magistrato Paolo Borsellino definì in un’intervista Mangano come "una delle teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel Nord Italia".
Nel luglio del 2000 Mangano fu condannato in primo grado all’ergastolo per duplice omicidio. Quando **rlusconi dice "non ci risulta siano state pronunciate sentenze definitive nei suoi confronti", si dimentica di specificare che il procedimento penale è finito perché l’imputato è morto.

3. Necessario

Io penso così, lo dico sinceramente: davanti all’ennesima riemersione della strategia eversiva di una certa parte politica, che – di nuovo, non è una novità – mira a picconare le già traballanti istituzioni democratiche, rifiutarsi di andare a votare è un atto pura imbecillità.

So bene che la politica parlamentare con tutte le sue brutture, le sue chiusure e il suo vergognoso decadimento, costituisce solo una piccola porzione della politica. Quasi tutto si gioca altrove, alle spalle di quei politici (molte volte oggettivamente impresentabili) che oggi mass media e demagoghi d’accatto additano alla pubblica riprovazione con il preciso scopo di allontanare i nostri sguardi e la nostra indignazione dai "mandanti" reali.
Eppure, un segmento della gestione della polis continua a passare anche per il parlamento: perciò, senza farmi illusioni e ben sapendo che il mio voto non avrà nulla di cui andare fieri, dico che oggi anche il voto è una necessità.

Non mi aspetto niente. Nello scegliere presterò certamente un’attenzione particolare ai temi dell’ambientalismo (quello vero, non quello che chiama sviluppo sostenibile il ritorno al nucleare, la TAV, gli inceneritori e la cementificazione del territorio), dell’antimilitarismo, della difesa della laicità, della lotta al precariato e per l’estensione dei diritti civili. Ma non mi aspetto niente.

Concludo questo mio umilissimo appello alla disperazione inarresa e per l’applicazione responsabile del principio di riduzione del danno (a proposito, qui ce n’è un altro) parafrasando – e che Emiliano Zapata mi perdoni per l’uso improprio e sproporzionato – il subcomandante Marcos.
A chi, di fronte a una classe politica penosamente inadeguata e a un verdetto elettorale che sembra già deciso, si domanda se il voto possa servire in concreto a qualcosa, bisogna rispondere che la questione non è se serva o no. La domanda che tutti dovremmo farci è un’altra: "potremo vivere con la vergogna di non aver fatto tutto il possibile per evitare e fermare questo pericolo?"








pubblicato da s.baratto nella rubrica democrazia il 10 aprile 2008