Dispaccio.

Tiziano Scarpa



Suonano alla porta. È l’ora in cui passa il postino. Invece sono due donne di un’età indefinibile, fra i quaranta e i sessanta. La prima signora, bassa, con i capelli neri corti e gli occhiali, entra nell’atrio. È senza trucco, porta una gonna chiara, calze color carne, scarpe ortopediche. L’altra fa capolino nel rettangolo del portone. Il dispaccio che debbono consegnarmi arriva da un reame metafisico. “Buongiorno. Qualche settimana fa vi avevamo lasciato alcune riviste. Riguardavano la Bibbia. Volevamo sapere se eravate interessati.” La vera domanda racchiusa in queste parole, ovviamente, è: “Vuoi salvarti o no? Il mondo è destinato alla distruzione, noi non apparteniamo a noi stessi ma a qualcuno più potente che ci fa essere. Pensi di accettare serenamente il tuo annullamento e la tua ignominia ontologica o ti interessa rinascere in una situazione incomparabilmente migliore di quella in cui ci troviamo a tribolare?” “Non mi interessa, grazie.” “Grazie a lei, buona giornata.”








pubblicato da t.scarpa nella rubrica dal vivo il 10 aprile 2008