Cicatrici

Massimo Magon



Ci sono romanzi che irritano, infastidiscono, infarciti come sono di personaggi nei quali proprio non ci si può riconoscere, coi quali è impossibile empatizzare. Ossessivi e spregevoli, privi di umanità, si muovono sotto l’influenza di "malattie" senza cura, le loro vite sono eccessive e incomprensibili, non possiamo che rifiutarli. Ma quanto è difficile scrivere romanzi così!
Cicatrici è opera in quattro parti, quattro personaggi, quattro voci narranti in prima persona. Angel, giovane cronista di un quotidiano, afflitto dal rapporto con una madre troppo giovane e affascinante, esaltato dall’amore per la letteratura e dalla frequentazione di un collega scrittore. Sergio, ex avvocato, autore di saggi ispirati a personaggi dei fumetti, rovinato dal gioco d’azzardo (dal punto banco) dal quale, anziché sottrarsi, estrae il senso del tempo e della vita. Ernesto, giudice impegnato nella traduzione del Ritratto di Dorian Gray di Wilde, gira in macchina per la città, percorre inutilmente le stesse strade, elude gli impegni di lavoro, riceve telefonate che lo accusano di essere un pervertito, si riferisce agli uomini col termine di gorilla. Fiore, operaio che uccide la compagna al termine di una battuta di caccia alle oche perché si convince che sia quello che lei vuole. I personaggi si ritrovano uno nella storia dell’altro e le quattro parti si sovrappongono e convergono nell’omicidio commesso da Fiore. Cicatrici viene spesso descritto come un romanzo con un movimento narrativo a spirale. Volendo limitare la similitudine a quelle ispirate alla geometria io preferisco l’immagine di un quadrato suddiviso in quattro quadrati alternativamente bianchi e neri, elemento primario che produce una scacchiera. La stessa scacchiera che il giudice Ernesto vede nel pavimento dell’atrio del tribunale dall’alto della scala che conduce al suo ufficio. Che l’atrio sia deserto o affollato di uomini - di gorilla - il giudice vede solo il pavimento a scacchiera; così come guardando Plaza de Mayo dalla finestra del suo ufficio vede solo i vialetti che l’attraversano in diagonale, gli aranci con le foglie verde brillante e i frutti luminosi, gli ombrelli colorati coi quali i passanti si proteggono dalla pioviggine onnipresente.
La scrittura di Saer è ricca di particolari e utilizza registri differenti: ironico (Angel), tragico-filosofico (Sergio), ossessivo (Ernesto), minimalista (Fiore). Nell’ultima parte l’attesa dell’omicidio che incombe confeziona la complessità del romanzo conferendogli la compattezza necessaria. Juan José Saer pubbllica Cicatrici alla fine degli anni sessanta. Annulla le regole e il buon senso che, conformando il comportamento degli uomini, cementano la tenuta di una società. Mostra le differenze che rendono gli individui unici per scoprire che quelle differenze non possono essere comprese nemmeno da chi le porta, che conducono all’isolamento. Ammette che il risultato finale non può che essere il male, su di sè e sugli altri, anche se si tratta di un male involontario, persino esente da colpe, un male che più correttamente può essere chiamato caos. Ma il caos è indispensabile: senza, anche solo per contrasto, non si può riconoscere la virtù. Ecco spiegata l’ultima frase del romanzo, tratta da una lettera di San Paolo ai Corinzi: NAM OPORTET HAERESES ESSE. E’ necessario infatti (quindi) che avvengano anche divisioni (eresie) tra di voi. Poi San Paolo completa (e Saer omette come per lasciare una parte attiva al lettore): affinchè si manifestino quelli che sono di virtù provata in mezzo a voi.

«Nel suo ambito, l’esperienza non si capitalizza. Tra un barlume di evidenza e l’altro c’è un abisso, e il rapporto che li lega rimane fuori dalla portata della nostra cognizione. Non voglio dire che non ci sia alcun rapporto, solo che non possiamo conoscerlo. Dico che ogni puntata è disperata perchè puntiamo per un solo motivo: per vedere. Lasciamo nel luogo in cui lo spettacolo si manifesta tutto ciò che abbiamo, perchè anche se ormai non ci serve più, nel momento in cui puntiamo abbiamo la curiosità di sapere com’era, cosa c’era dietro».


Juan José Saer, Cicatrici, ed. La nuova frontiera, pp. 300, euro 17.50








pubblicato da t.lorini nella rubrica libri il 12 novembre 2013